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Aleppo, civili in fuga dalle aree di combattimento Aleppo, civili in fuga dalle aree di combattimento

Siria, ancora combattimenti ad Aleppo

Dopo l'ultimatum di Damasco i quartieri curdi della seconda città siriana sono ancora sotto assedio. Almeno 15 morti e 60 feriti tra soldati dell’esercito e miliziani curdi. L’Ocha teme l'emergenza umannitaria: oltre 30.000 sfollati

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano

L’esercito siriano è pronto a colpire i gruppi  delle Forze democratiche siriane (coalizione di milizie a maggioranza curda basate nel nord-est del Paese) che da ieri stanno combattendo in alcuni quartieri di Aleppo. Lo ha comunicato stamane il comando delle forze militari del governo di Damasco, che ha intimato a tutte le milizie curde di abbandonare  i quartieri di Eshrefiye, Sheykh Maksyd e Beniy Zeyd,  aree in cui da ieri sono in corso gli scontri. 

Quartieri curdi sotto assedio

Le tensioni erano iniziate già martedì. Il giorno seguente  l’esercito siriano ha prima  dichiarato i quartieri della città controllati dai curdi, “zone militari chiuse”,  creando al contempo “due valichi umanitari sicuri” attraverso i quali migliaia di civili sono fuggiti. Poi li ha bombardati, secondo quanto hanno riferito diverse fonti sul campo. Gli scontri armati, caratterizzati dall’uso di armi leggere, medie e pesanti, sarebbero continuati anche nella notte, secondo quanto ha riferito l'Osservatorio siriano per i diritti umani, che mette in guardia dalle «gravi conseguenze» dell’escalation sulla popolazione civile e sulle infrastrutture della città. In 48 ore di scontri il bilancio è di 15 morti e circa 60 feriti tra i civili, tra cui donne e bambini.  Tra le vittime anche cinque combattenti, appartenenti alle due parti in conflitto. 

Migliaia di civili in fuga

L’allarme sulle conseguenze per la popolazione è stato lanciato questa mattina dall’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, che ha parlato di circa trentamila persone sfollate da Aleppo, nel nord della Siria, a causa degli scontri. Oltre duemila persone sono state  trasferite ad Afrin e altre 1.100 sono ospitate in nove centri di  assistenza collettivi, mentre le autorità governative hanno annunciato l’apertura di due corridoi umanitari attraverso i valichi di Al Awared e Al Zuhour per consentire ai civili di evacuare prima dell'imposizione del  coprifuoco. 

L'appello del custode di Terra Santa

Tra i primi a riferire della situazione ad Aleppo è stato ieri il custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo. «Molte famiglie hanno dovuto abbandonare le proprie case; alcune hanno trovato temporaneo rifugio presso il nostro collegio di Terra Santa — ha spiegato in una nota diffusa online  —. Le strade sono in gran parte deserte e tra la gente si avverte una profonda demoralizzazione e paura. Per motivi di sicurezza è stato necessario annullare alcune attività pastorali, come un incontro con i giovani». Di fronte «a questa ennesima prova» che colpisce un popolo già duramente segnato da anni di guerra e di instabilità, il custode di Terra Santa ha sottolineato quanto sia «forte il dovere della solidarietà fraterna» e del raccoglimento. Ha lanciato dunque un appello a pregare per «tutta la popolazione di Aleppo e della Siria, invocando il dono della pace, della protezione e della consolazione».

Rispettare i diritti umani

La situazione sul terreno è stata raccontata, in una nota diffusa ieri, anche da  Jean-Francois Thiry, un operatore di Pro Terra Sancta, l’organizzazione che sostiene i progetti dei francescani in Terra Santa. La nuova escalation, spiega l’operatore, arriva dopo settimane di instabilità con scontri già registrati tra settembre e ottobre e, successivamente, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, conclusi da una tregua temporanea e da annunci politici rimasti controversi sul futuro assetto delle forze presenti in città. Sul piano umanitario, — riferisce l’organizzazione Pro Terra Sancta — la situazione desta particolare preoccupazione, con rischi concreti anche per le famiglie che vivono a ridosso del fronte urbano. L’organizzazione rinnova l’appello a tutte le parti coinvolte perché sia garantita la protezione dei civili, il rispetto del diritto internazionale umanitario e la salvaguardia delle infrastrutture cittadine.

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08 gennaio 2026, 12:21