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Un'immagine della portaerei Uss Abraham Lincoln nello Stretto di Hormuz, novembre 2019 Un'immagine della portaerei Uss Abraham Lincoln nello Stretto di Hormuz, novembre 2019  (Public Domain)

Si accendono i toni dello scontro tra Usa e Iran

“Sta per scadere” il tempo per evitare un’azione militare, negoziare e trovare un accordo sul nucleare. È questo l’ultimo messaggio lanciato alla Repubblica islamica dal presidente statunitense Donald Trump, attraverso i propri canali social. Il ministro degli Affari esteri di Teheran, Abbas Araghchi: le forze armate del Paese hanno “il dito sul grilletto per rispondere immediatamente e con forza a qualsiasi aggressione”

Giada Aquilino - Città del Vaticano

«Sta per scadere» il tempo per evitare un’azione militare, negoziare e trovare un accordo sul nucleare. È questo l’ultimo messaggio lanciato all’Iran dal presidente statunitense Donald Trump, attraverso i propri canali social. «Il prossimo attacco — ha dichiarato — sarà molto peggio» di quello del giugno scorso, quando gli Usa bombardarono i siti nucleari iraniani, nel quadro della guerra tra Israele e Repubblica islamica.

Le dichiarazioni statunitensi

«Una massiccia Armada si sta dirigendo verso l’Iran. Si sta muovendo rapidamente», ha dichiarato il presidente Usa, sottolineando la «potenza» di una flotta guidata da una portaerei «più grande» rispetto a quella «inviata in Venezuela». Il riferimento è al gruppo navale guidato dalla Uss Abraham Lincoln, entrato nell’Oceano Indiano lunedì ed in rotta verso il Medio Oriente. La flotta «è pronta, disposta e capace di adempiere rapidamente alla sua missione, con velocità e violenza, se necessario», ha voluto sottolineare Trump, augurandosi che Teheran presto «si sieda al tavolo» e «negozi un accordo giusto ed equo»: un’intesa che — ha messo in risalto — non preveda alcuna arma nucleare, ma sia vantaggiosa «per tutte le parti».
In un’audizione al Senato, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, si è soffermato sulla «capacità di posizionare risorse in Medio Oriente per — ha detto — difenderci da quella che potrebbe essere una minaccia iraniana contro il nostro personale», proiettando il dispiegamento aeronavale Usa in una prospettiva di autodifesa. Al contempo ha assicurato che «l’Iran è più debole che mai», soffocato da una «economia al collasso», che ha scatenato le proteste anti-governative cominciate il 28 dicembre e represse con la forza dal regime di Teheran, portando — ha affermato il capo della diplomazia statunitense — all’uccisione di «migliaia di persone».

La risposta dell'Iran

Immediata la risposta della Repubblica islamica, anch’essa affidata alle reti sociali. Il ministro degli Affari esteri, Abbas Araghchi, ha assicurato che le forze armate del Paese hanno «il dito sul grilletto per rispondere immediatamente e con forza a qualsiasi aggressione». Secondo la missione di Teheran all’Onu, l’Iran «è pronto al dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci ma, se provocato, si difenderà e risponderà come mai prima d’ora». Parlando ai media di Teheran, il capo di Stato maggiore delle forze armate iraniane, Habibollah Sayyari, ha avvertito che qualsiasi «avventurismo» degli Stati Uniti comporterebbe «costi elevati». Nel frattempo proseguono i contatti diplomatici regionali. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha avuto un colloquio con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, mentre il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha parlato con il primo ministro del Qatar e ministro degli Affari esteri, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani.

L'Ue, le sanzioni, la lista delle organizzazioni terroristiche

In questo quadro l’Unione europea è pronta ad adottare ulteriori misure, oltre a quelle economiche di nuove sanzioni all’Iran. «Mi aspetto che saremo d’accordo sull’inserimento della Guardia rivoluzionaria iraniana nella lista delle organizzazioni terroristiche», ha affermato l’Alto rappresentante per la Politica estera, Kaja Kallas, oggi a Bruxelles per il Consiglio Affari esteri dei Ventisette. Tale designazione, ha spiegato, metterà i Pasdaran «sullo stesso piano» di Al Qaeda, Hamas, Daesh, il sedicente Stato islamico dell’Iraq e del Levante. «È chiaro ciò che vediamo», ha aggiunto, affermando che il bilancio delle vittime nelle proteste e i metodi adottati in Iran sono «davvero gravi». Per questo, ha proseguito, il «messaggio chiaro» dell’Ue a Teheran è che «la repressione delle persone ha un prezzo e sarete sanzionati per questo».

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29 gennaio 2026, 13:29