Strasburgo, la plenaria del Parlamento europeo Strasburgo, la plenaria del Parlamento europeo

Ue, preoccupazione per l’erosione del diritto internazionale umanitario

Votato al Parlamento europeo un documento con il quale si stabiliscono le linee per una risposta più efficace alle crisi umanitarie

Vincenzo Giardina – Strasburgo

Il diritto alla “leadership politica” si ottiene anche nelle crisi umanitarie, stando al fianco delle vittime. Con un impegno finanziario che deve essere maggiore e sempre affidabile, nel rispetto del diritto internazionale e del principio di neutralità. A partire dai bisogni delle persone, nelle regioni del mondo ostaggio di conflitti armati spesso dimenticati o addirittura ignorati per ragioni politiche: dall’est della Repubblica democratica del Congo al Sudan fino alla Palestina. È la linea approvata dal Parlamento europeo, durante la sessione plenaria in corso a Strasburgo. Il “sì” alla proposta, sotto forma di rapporto, è arrivato ad ampia maggioranza: 444 i voti a favore, 153 contrari, 55 astensioni.

Il ruolo dell’Ue

“Un risultato non scontato, in un momento storico in cui creare consenso è ancora più difficile”, commenta per i media vaticani Leire Pajín, l’eurodeputata relatrice del documento. “Con questo rapporto chiediamo alle istituzioni comunitarie di assumere la leadership di fronte a una situazione che sul piano umanitario è più difficile che mai”, sottolinea Pajín: “Mentre parliamo, tante persone continuano a morire anche in conseguenza del taglio degli aiuti statunitensi”. La deputata continua: “Non dobbiamo rinunciare al ruolo politico e diplomatico dell’Ue, che deve anzitutto impegnarsi per risolvere i conflitti, ma bisogna anche garantire l’aiuto umanitario dove è necessario, contro qualunque violazione del diritto internazionale”.

Aumentare gli aiuti europei

La volontà, da sola, però non basta. Ecco perché i parlamentari chiedono alla Commissione di aumentare le risorse per far fronte alle sfide umanitarie. Nel rapporto si indica come riferimento una crescita dei finanziamenti a 25 miliardi di euro per lo strumento “Europa globale” e, in aggiunta, delle risorse previste per le emergenze. L’orizzonte è quello del quadro pluriennale per il periodo 2028-2034. La richiesta è anche che i flussi siano prevedibili e costanti: “Alla luce del crescente divario tra esigenze umanitarie e finanziamenti”, si argomenta nel rapporto, “ma anche allo scopo di sostenere l’interesse dell’Ue a promuovere la pace e la stabilità globali, come pure la sua credibilità come attore fedele a determinati principi e donatore affidabile”. In evidenza c’è anche la necessità di assicurare la neutralità e l’indipendenza dell’aiuto, mettendolo al riparo da ragioni di opportunità politica. Un aspetto che si salda alla richiesta di attenzione per i conflitti fuori dai radar. “La Commissione”, questo l’appello, “sviluppi un approccio più armonizzato alle crisi dimenticate e riferisca sul suo impegno a destinare il 15 per cento del suo bilancio umanitario annuale alle crisi dimenticate”.

I tagli a UsAid

Il via libera in plenaria è arrivato in giorni di preoccupazione, anche per i rapporti con gli Stati Uniti, a causa di quanto avvenuto in Venezuela e per le dichiarazioni del presidente Donald Trump rispetto alla Groenlandia. Pajín si concentra però sulle implicazioni umanitarie della linea di Washington. Secondo dati del governo americano, tra il settembre 2024 e il settembre 2025 i fondi per gli aiuti all’estero erogati hanno raggiunto 32 miliardi di dollari, a fronte dei 68 dell’anno precedente. “Il taglio dei programmi dell’agenzia federale UsAid ci obbliga ad assumere un ruolo di guida”, la tesi dell’eurodeputata. “Certo, non possiamo essere ovunque; possiamo però individuare delle priorità e focalizzarci su queste”.

Le priorità

Quali siano è scritto nero su bianco nel rapporto: Repubblica democratica del Congo, Sudan e Gaza. Gli eurodeputati esprimono tra l’altro “indignazione” per il fatto che nella sola Palestina, dal 7 ottobre 2023 sono stati assassinati 508 operatori umanitari. E proprio durante la plenaria è giunta notizia della demolizione a Gerusalemme est della sede di Unrwa, l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi. Un’azione “intollerabile”, quella israeliana, secondo Pajín: tanto più che nel rapporto si menziona proprio l’Unrwa, chiedendo che sia “ristabilito appieno il mandato” dell’Agenzia, sia pur “riformata”. Ci sono poi il Congo e il Sudan. Ad accomunare i due Paesi sono crimini di guerra commessi in particolare contro le donne. “Nel rapporto però si parla di loro non solo come vittime”, avverte Pajín, “ma anche come attori rilevanti, da valorizzare al massimo, sia per la prevenzione che per la risoluzione di conflitti”.

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21 gennaio 2026, 14:19