Mercosur, lo sguardo di Asia e Usa su un accordo che cambierà mercati e geopolitica
Federico Piana - Città del Vaticano
Prima di tutto, un fatto: «Gli Stati Uniti hanno da sempre considerato l’America Latina come il proprio backyard, il proprio giardino di casa». E andare a stringere un accordo con il blocco commerciale sudamericano del Mercosur significa andare a mettere i piedi con tutte le scarpe dove gli Usa proprio non vorrebbero. Raffaele Marchetti, direttore del Centro studi internazionali strategici dell’università Luiss e docente di relazioni internazionali, lo dice senza avere alcun dubbio. E per rafforzare il ragionamento che fa con i media vaticani aggiunge una frase che lascia pensare: «Osserviamo bene cosa sta accadendo in Venezuela". Perché, dice, la stretta di mano tra Unione europea e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, non è finalizzata solo allo scambio di qualche semplice paio di scarpe. È molto di più: «Integrare l’economia, partecipare ai grandi appalti delle infrastrutture strategiche, ai grandi bandi per i servizi pubblici. Insomma, questo è un accordo che getta il seme di una possibile discordia».
Possibili reazioni
Che i governi, le banche e le aziende europee vadano a mettere il naso dove Washington non gradisce in un certo senso rappresenta un segno di relativa autonomia dell’Europa, un sintomo di acquisita maturità politica. Ma, si chiede Marchetti, siamo sicuri che l’Ue abbia calcolato le implicazioni che scaturiranno da un’intesa di questo tipo? «Non credo che questo conteggio sia stato fatto. Non credo che sia stata immaginata la reazione di Washington quando, fra tre o quattro anni, i servizi finanziari europei cominceranno ad essere erogati in America Latina. Sicuramente si creeranno tensioni». Non che le prospettive di un nuovo mercato globale, definito dagli esperti la più grande zona di libero scambio al mondo con 700 milioni di persone, non debbano far gola all’Europa. Bisogna solo fare attenzione, consiglia Marchetti, al fatto che, al contrario dell’Ue, l’attuale amministrazione statunitense «non fa accordi basati su regole ma solo sulla pura negoziazione, non rispetta un formato multilaterale e non crede nel libero scambio. Fa sempre accordi bilaterali e, come abbiamo avuto modo di vedere negli ultimi tempi, gioca molto sulle tariffe».
Il fronte asiatico
Chi non dovrebbe temere dall’accordo Mercosur è il fronte del mercato asiatico, ovviamente dominato dalla Cina. Da un punto di vista normativo, analizza Marchetti, «Pechino s’è sempre presentata come il campione del multilateralismo. Quindi, idealmente, la Cina non dovrebbe avere alcun problema ad accettare l’intesa». Ma c’è un però. «Negli ultimi anni, anche la Cina ha aumentato la propria presenza in molte nazioni dell’America Latina con forti investimenti. Dunque, se anche l’Europa inizierà ad essere maggiormente presente, le quote di mercato si inizieranno necessariamente a ridurre». Lo stretto rapporto tra mercati europei e quelli sudamericani alla fine genererà una nuova dimensione geopolitica e questo Usa e Cina lo sanno molto bene. Marchetti arriva ad ipotizzare che, nel lungo periodo, si «potrebbero anche concludere accordi militari». «In genere, quando si fanno intese di libero scambio non è che l’inizio di un cammino di integrazione. Che dal punto di vista europeo è assolutamente positivo ma non bisogna scordarsi che ciò va a detrimento degli interessi di altri, come Usa e Cina, appunto».
Partite incandescenti
Sul fronte asiatico, le partite che diventeranno incandescenti dopo il via libera del trattato, non saranno solo quelle legate all’energia. «C’è anche quella agricola, perché anche il Sud America esporta beni agricoli: in questo caso, bisognerà capire come si riequilibrerà la bilancia commerciale verso l’area». Ma anche verso la stessa Europa, perché il mercato sudamericano può diventare estremamente competitivo anche con imprese italiane, francesi o spagnole che potrebbero vedere ridotta la propria fetta di export. Un altro campo di contesa commerciale, aggiunge Marchetti, sarà quello delle infrastrutture, dove competitor asiatici, molto spesso cinesi, sono in prima linea con prezzi agguerriti e concorrenziali. Cosa che non succederà per gli Usa: «Le grandi infrastrutture sono costruite dagli asiatici, come i coreani. Per gli Usa torno a ripetere che il tema principale è l’influenza politica che ha come strumento il controllo economico: hanno il desiderio di rimanere l’unico interlocutore, l’unico punto di riferimento, dell’intera area».
Le incognite diplomatiche
A questo punto, quali reazioni diplomatiche aspettarsi dal fronte statunitense e asiatico ora che l’accordo tra l’Ue e le nazioni del Mercosur è diventato realtà? «Dagli Stati Uniti, dal presidente Donald Trump — risponde Marchetti dopo qualche secondo di riflessione — non saprei cosa aspettarmi. Anche perché, in tempi normali, in diplomazia non si usa commentare accordi stipulati da terze parti. Ma con lui non si sa mai. La Cina? Non credo proprio che commenterà». Ma poi c’è la questione commerciale, che è tutta un’altra storia. «E qui, tutti, giocheranno la partita in modo più competitivo mettendo sul piatto della bilancia di ogni singolo Paese latinoamericano qualcosa di più degli altri». Su questo ci si può scommettere.
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