Cerca

Il discorso di fine anno del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella il 31 dicembre 2025 Il discorso di fine anno del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella il 31 dicembre 2025  (ANSA)

Mattarella: raccogliamo l’invito del Papa a contrastare l’odio e a disarmare le parole

Il 1° gennaio il presidente della Repubblica italiana Mattarella ha inviato un messaggio al Papa in occasione della 59ma Giornata mondiale della pace: "La Sua voce contribuisce a risvegliare le coscienze". Ieri sera, nel tradizionale discorso di fine anno, dal capo dello Stato un invito a raccogliere l’esortazione di Leone a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione” e a “disarmare le parole”. E ai giovani il presidente dice: “Siate esigenti, coraggiosi e responsabili”

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

La mattina del 1° gennaio, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha inviato al Papa un messaggio in occasione della 59ma Giornata mondiale della pace, che si celebra quest’oggi, sottolineando come il tema scelto dal Pontefice per il 2026 - La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante” - colga “un tratto saliente dell’attuale fase storica, segnata da crescenti inquietudini e, per questa stessa ragione, ancor più bisognosa di aprirsi alla speranza”.

Mattarella al Papa: la Sua voce contribuisce a risvegliare le coscienze

Il capo dello Stato ha espresso un vivo apprezzamento per le parole del Pontefice: “La Sua voce contribuisce a risvegliare le coscienze, com’è necessario quando la guerra – minacciata o combattuta - torna a essere una malevola realtà o anche solo un rischio plausibile per il nostro vivere quotidiano”.

Sostenere le "istituzioni di pace" e il dialogo tra popoli e civilità

Nel testo indirizzato a Leone XIV, in cui si formulano anche "sinceri auguri per la feconda prosecuzione dell'alto Magistero petrino", Mattarella ha inoltre evidenziato come oggi sia vieppiù necessario sostenere, come indicato proprio dal Papa, il "dialogo tra popoli e civilità", oltre a "istituzioni di pace" e una "via disarmante della diplomazia", perché la comunità internazionale si trova “in balia di minacciose derive nella direzione opposta”. Assicurando poi che anche “l’Italia – che per il suo stesso ordinamento costituzionale ‘ripudia la guerra (…) come mezzo di risoluzione delle controversie’ tra gli Stati – resta fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso, portare sollievo in situazioni di crisi umanitaria, preservare un ordine internazionale basato sul diritto”.

La legge della giustizia torni la regola delle relazioni internazionali

“La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte e del più temerario”, deve tornare “a essere regola delle relazioni internazionali, cifra distintiva di un multilateralismo efficace, aperto e inclusivo”, ha concluso il presidente. Perché la pace è “un impegno che riguarda tutti e ciascuno. Parte dal cuore, disarmando anzitutto il linguaggio, e rifiutando una comunicazione aggressiva e provocatoria, per concentrarsi invece su condotte individuali e collettive che prediligano l’ascolto”.

Il discorso di fine anno del presidente Mattarella 

Nel tradizionale discorso di fine anno, pronunciato dal Palazzo del Quirinale la sera del 31 dicembre, forte è stato l’accento posto dal presidente della Repubblica italiana, Mattarella, proprio sul tema della pace, sull’esigenza di contrastare la violenza e sulla necessità di promuovere un disarmo delle parole, come chiesto a più riprese anche da Papa Leone XIV.

Ripugnante il rifiuto di chi nega la pace

Dopo “un anno non facile” a livello internazionale, ora “la nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace”, ha esordito Mattarella, che ha subito ricordato i conflitti in Ucraina e a Gaza, oltre alle sofferenze patite dai più vulnerabili. “Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte".

La pace come modo di pensare

Il presidente della Repubblica ha poi sottolineato come la pace “in realtà” sia “un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio". E come "il modo di pensare, la mentalità" inizino "dalla vita quotidiana". Questi aspetti, ha proseguito, riguardano l’ambito “internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale".

Sintonia con Leone: respingere l’odio e disarmare le parole

Mattarella, poi, nel rivolgere a Papa Leone “gli auguri più affettuosi” da parte del popolo italiano, ha ricordato come il Santo Padre “nei giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza”, abbia “esortato a ‘respingere l'odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione’", richiamando “alla necessità di disarmare le parole. Raccogliamo questo invito”, ha evidenziato ancora il capo dello Stato, perché “se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi".

Gli 80 anni di storia repubblicana

Nel suo discorso di circa 15 minuti, trasmesso a reti unificate, il presidente della Repubblica, ha richiamato dunque “la responsabilità di essere cittadini” in vista della costruzione della pace e della realizzazione di “un futuro insieme”, ripercorrendo gli 80 di storia repubblicana (l’anniversario della nascita della Repubblica italiana cadrà proprio nel 2026) e molti degli eventi che l’hanno caratterizzata. Il lavoro dell’Assemblea costituente; le riforme dei primi governi italiani; la firma dei Trattati di Roma nel 1957, con l’ancoraggio all’Europa e all’Alleanza atlantica; l’importanza dello sport nella diffusione di valori positivi; ma anche i momenti bui, legati alle stragi del terrorismo e all’assassinio di magistrati e servitori dello Stato, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, o alla morte di chi si è speso in missioni umanitarie, come l’uccisione di 13 aviatori a Kindu nel 1961, nell’attuale Repubblica democratica del Congo.

Ai giovani: siate esigenti, coraggiosi e responsabili

Di fronte alle “vecchie e nuove povertà, diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali” e a “problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo”, il presidente della Repubblica si è infine rivolto direttamente ai giovani. “Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”, è stata la sua esortazione.

 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

01 gennaio 2026, 10:38