La storia del San Michele, tra recupero sociale e scuola di arti
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Un’istituzione nata per accogliere i più fragili e divenuta, nel corso dei secoli, uno dei pilastri dell’assistenza, della rieducazione e della produzione artigianale nella Roma pontificia. Alla storia dell’Istituto Romano di San Michele è dedicato un volume edito da Efesto, che ricostruisce secoli di vita di un complesso simbolo della storia sociale e urbana della capitale.
La più importante opera assistenziale della Roma pontificia
Le origini del San Michele risalgono al 1686, quando monsignor Tommaso Odescalchi promosse la fondazione di un ricovero per l’infanzia abbandonata. Da quell’esperienza prese forma l’Ospizio Apostolico di San Michele a Ripa, destinato a trasformarsi nel Settecento e nell’Ottocento nella più importante opera assistenziale della Roma pontificia e in un modello avanzato di istituzione rieducativa.
Documenti inediti di archivio
Il libro, scritto da Laura Francescangeli Margherita Palumbo e Annarita Romano, ricostruisce questa lunga vicenda attraverso un imponente lavoro di ricerca bibliografica e documentaria. Accanto alla documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Roma, sono stati studiati materiali inediti provenienti dall’Archivio Apostolico Vaticano, che offrono nuove informazioni non solo sulle attività produttive del San Michele, ma anche sul suo ricco patrimonio storico-artistico: opere d’arte, reliquie, donazioni dei benefattori, oggi ancora in gran parte da indagare.
Una pagina della storia sociale di Roma
Attraverso questo nuovo studio, il San Michele si presenta come una vera “miniera di fonti” per ricostruire la storia sociale di Roma. Al suo interno convivono, fin dall’inizio, non solo istanze legate al mondo penale, ma anche e soprattutto assistenziali, educative e produttive: la Casa di Correzione per minori, istituita nel 1703 su progetto di Carlo Fontana, e successivamente il carcere femminile, anticipano il modello del carcere moderno basato su celle individuali, lavoro e istruzione.
Scuola di arti e mestieri
Il San Michele non fu dunque soltanto luogo di reclusione, ma anche spazio di formazione professionale. I giovani ospiti venivano avviati ai mestieri: dall’arte della lana a quella della seta, dall’arazzeria alla tipografia. Qui trovò sede la celebre Arazzeria Romana voluta da Clemente XI e intitolata all’arcangelo: una realtà da cui nacque, in seguito, la Fabbrica di Arazzi Pontificia fondata da Benedetto XV nel 1920 e di cui il Laboratorio arazzi e tessuti dei Musei Vaticani è oggi erede.
Le proteste dei librai
All’interno del San Michele i giovani ospiti apprendevano l’arte e l’artigianato: attività produttive protette dalla corte pontificia e in buona parte destinate a soddisfare i consumi della Curia Romana e le richieste dell’amministrazione statale, che suscitarono non poche tensioni con le corporazioni romane. Lo dimostrano le proteste dei librai del Settecento contro la privativa della stampa dei libri scolastici e liturgici di cui godeva la tipografia dell’Ospizio Apostolico. Nei fondi vaticani emergono queste voci di conflitto: lettere, denunce e reclami che restituiscono la complessità di un sistema sospeso tra carità, disciplina e mercato.
Il trasferimento a Tor Marancia
Un capitolo centrale del volume è dedicato al trasferimento dell’Istituto dall’edificio a Ripa Grande, oggi sede di uffici del Ministero della Cultura, nella nuova sede di Tor Marancia, avvenuto tra il 1937 e il 1938. Si tratta di un momento chiave dell’ammodernamento della città di Roma negli anni Trenta del Novecento.
Il nuovo complesso, progettato dall’architetto Alberto Calza Bini, supera la tipologia costruttiva dei vasti complessi edilizi articolati intorno a grandi cortili, tipica dell’Ottocento a favore di una struttura per padiglioni, più adatta alle nuove esigenze educative e sanitarie. Un’architettura che media tra tradizione e modernità, utilizzando materiali simbolici della romanità - travertino, laterizi, cortina - e uno stile monumentale semplificato, riconducibile al linguaggio dell’architettura “littoria”.
La pubblicazione dei disegni originali del progetto, rinvenuti nell’Archivio dell’Istituto Romano San Michele, colma una lacuna nella storiografia architettonica e restituisce un tassello importante della produzione romana degli anni Trenta del Novecento.
Il mondo aperto dalle carte d’archivio
La genesi stessa del volume nasce da una scoperta archivistica. L’ingresso nell’archivio del San Michele a Tor Marancia, per iniziativa di Annarita Romano, ha aperto “un mondo” alle tre autrici: taccuini di cantiere, disegni, fotografie, annotazioni quotidiane sui lavori, sul meteo, sugli operai impiegati, fino alla visita di Mussolini nel 1933 e ai ritrovamenti archeologici che imposero l’intervento della soprintendenza.
Uno spunto per nuove ricerche
Ne emerge il ritratto di un’istituzione centrale nella storia di Roma: un luogo pensato per i poveri di Trastevere e per i pellegrini indigenti, un laboratorio di assistenza, educazione e produzione che ha attraversato il passaggio dallo Stato pontificio allo Stato unitario. Il volume non si propone come un punto di arrivo, ma è un invito a nuove ricerche. Le fonti sono tante, il materiale ancora da esplorare vastissimo. E il San Michele continua a parlare, raccontando una Roma meno nota, fatta di lavoro, arte e riscatto sociale.
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