Il presidente Mattarella durante il convengno nel duomo di Cefalù Il presidente Mattarella durante il convengno nel duomo di Cefalù

Italia, il presidente Mattarella: svolgere azioni quotidiane per la pace

Il capo dello Stato si appella alla responsabilità che ogni individuo ha nei confronti del bene dell’umanità. L’occasione è stato un convegno promosso a Cefalù da Fondazione Accademia Via Pulchritudinis, Diocesi e comune. Il vescovo Marciante: necessario disarmare le parole di fronte a mentalità e linguaggio belligeranti e aggressivi

Alessandra Zaffiro – Palermo

La pace riguarda tutti, è una “azione quotidiana da svolgere, ciascuno nei suoi compiti e responsabilità". È stata questa l’indicazione del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che stamane, 24 gennaio, ha preso parte al convegno “Mediterraneo: mare di pace?”, svoltosi presso la cattedrale di Cefalù, promosso dalla fondazione Accademia Via Pulchritudinis, in collaborazione con il Comune e la Diocesi. Un evento che ha inviato “una quantità di sollecitazioni e indicazioni – ha spiegato Mattarella – per riflettere e per adeguare comportamenti e iniziative rispetto a quanto espresso. È' stato un percorso che ha messo insieme la storia che non è passato, ma è svolgimento, e quindi è passato, presente e avvenire”.

Al convegno, al quale hanno preso parte tra gli altri Emanuela Prinzivalli e Anna Foa, sono state numerose le relazioni sui temi del Mediterraneo e della pace che hanno sottolineato come, mentre le alleanze delle potenze mondiali provano a mantenere gli equilibri geopolitici o cercano nuovi accordi per renderli tali, alcune zone del mondo sono ciclicamente nella storia scenario di pace e conflitti a beneficio o a discapito delle popolazioni. Il vescovo di Cefalù, monsignor Giuseppe Marciante, rispondendo al quesitot posto dal titolo stesso del convegno, ha indicato come si tratti di “una domanda davvero ‘oceanica’ che invita a lasciarci attraversare dalle maree della storia e, insieme, dai flutti agitati del nostro presente. In molte parti del mondo – ha detto – soffiano impetuosi venti di guerra che generano paura che, sappiamo bene, è uno degli ingredienti principali di ogni conflitto. Dinanzi alla mentalità sterilmente belligerante e al linguaggio aggressivo che sempre più spesso caratterizzano il mondo della politica, le relazioni tra governanti e cittadini e persino i rapporti tra istituzioni e agenzie educative, siamo chiamati a ‘disarmare le parole’ e progettare un nuovo modus vivendi. Le parole profetiche di un illustre siciliano, Giorgio La Pira – ha concluso il prelato - ci incoraggiano nel ricercare il dono della pace: ‘L’uomo mediterraneo, la civiltà mediterranea, spiritualità e la cultura mediterranee nel corso dei secoli si sono radicate lungo le rive di questo grande lago di Tiberiade, hanno ancora oggi (ed avranno ancora domani nel corso dei secoli che verranno) una funzione permanente da svolgere per l’edificazione della storia nuova del mondo’ ”.

Emanuela Prinzivalli: la pace è responsabilità umana

Per Emanuela Prinzivalli, docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università “La Sapienza” di Roma, il Mediterraneo rappresenta “un unicum geografico e storico” su cui si affacciano tre continenti e “la penisola italiana, trovandosi al centro del bacino, è stata per secoli un crocevia in cui si sono concentrate con particolare intensità quei processi di confronto, assimilazione e conflitto che caratterizzano l’intero Mediterraneo”. Sul ruolo delle tre grandi religioni monoteiste, “due nate sulle sponde del Mediterraneo (ebraismo, cristianesimo) e una presto pronta a raggiungerle (islam)” la docente ha quindi aggiunto che “ciò che si vede, dal punto di vista storico, è che le (tre) religioni non esistono mai allo stato ‘puro’ dei testi: esistono come tradizioni viventi, intrecciate con poteri politici, necessità sociali, aspirazioni dei fedeli e strategie dei governanti”.

Nel ricordare il Documento sulla Fratellanza umana, firmato ad Abu Dhabi nel 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, Prinzivalli ha sottolineato che “non si può separare la ricerca di pace delle persone comuni dall’uso politico dei testi religiosi; né si può attribuire alla religione, in sé, un ruolo pacificatore o conflittuale senza considerare chi interpreta, chi decide, chi pratica”, concludendo che “forse il Mediterraneo non è mai stato semplicemente un mare di pace, ma continua a essere il luogo in cui, tra storia e poesia, la pace resta una possibilità affidata alla responsabilità umana”.

Anna Foa: rifiutare odio e contrapposizioni

“Siamo di fronte a cambiamenti molto radicali non solo nel mondo ma anche nel nostro modo di pensare, forse perfino nella morale che ci guida”, ha detto Anna Foa, già docente di Storia moderna Sapienza Università di Roma, cambiamenti talmente “rapidi che ci lasciano sconcertati e confusi” e che non sono facili da comprendere “sia per il fatto che mettono in crisi molto del nostro mondo precedente, sia per il fatto che sono trasformazioni complesse: cambia la velocità del loro movimento, ma cambia la storia che stiamo vivendo, cambiano gli schieramenti che la determinano”. Di fatto, è stata la conclusione della storica, “è ancora possibile fermarci, rifiutare il clima di odio, le contrapposizioni, la vittoria dei più forti, il rifiuto della pietas, l’indifferenza, il massimo dei mali come ci ha ben spiegato la senatrice Segre. Rinascere, come la fenice, da queste ceneri. È difficile, ma è l’unica strada che abbiamo, che ci è rimasta”.

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24 gennaio 2026, 15:42