Onu: gravi discriminazioni anti-palestinesi in Cisgiordania
Vatican News
Nella Cisgiordania occupata, Israele sta violando il diritto internazionale che impone agli Stati di proibire e sradicare la segregazione razziale e l'apartheid. Il rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite pubblicato oggi descrive l'impatto "asfissiante" di leggi, politiche e pratiche israeliane su ogni aspetto della vita quotidiana dei palestinesi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme est.
Discriminati in ogni aspetto della vita
Commentando i risultati del rapporto l'Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha constatato che si rileva “una forma particolarmente grave di discriminazione razziale e segregazione. Che si tratti di accedere all'acqua, andare a scuola, correre all'ospedale, visitare familiari o amici o raccogliere le olive, ogni aspetto della vita dei palestinesi in Cisgiordania è controllato e limitato dalle leggi, dalle politiche e dalle pratiche discriminatorie di Israele", ha affermato.
Una condizione in costante peggioramento
"La discriminazione sistemica contro i palestinesi nei territori occupati è una preoccupazione di lunga data", osserva il rapporto, ma la situazione è drasticamente peggiorata almeno da dicembre 2022. Secondo il documento delle Nazioni Unite, l'impunità prevale per le violazioni dei diritti umani, tra cui la violenza delle forze di sicurezza israeliane e dei coloni. Delle oltre 1.500 uccisioni di palestinesi tra il 1 gennaio 2017 e il 30 settembre 2025, le autorità israeliane hanno aperto 112 indagini, con una sola condanna.
Politiche di oppressione durature
Il rapporto denuncia come le autorità israeliane e i coloni si siano appropriati di decine di migliaia di ettari di terra palestinese. Come esempio recente, il rapporto cita l'approvazione da parte del gabinetto di sicurezza israeliano di 19 nuovi insediamenti "per bloccare la creazione di uno Stato palestinese". "Le autorità israeliane trattano i coloni israeliani e i palestinesi residenti in Cisgiordania secondo due distinti sistemi di leggi e politiche, con conseguente disparità di trattamento", afferma il rapporto. Il documento conclude che vi sono fondati motivi per ritenere che la separazione, la segregazione e la subordinazione siano destinate a essere permanenti, al fine di mantenere l'oppressione e il dominio sui palestinesi. "Gli atti commessi con l'intenzione di mantenere tale politica – conclude il rapporto dell’Alto Commissariato - costituiscono una violazione della Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, che proibisce la segregazione razziale e l'apartheid".
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui