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Alcune auto incendiate durante una protesta in piazza Saadat Abad a Teheran Alcune auto incendiate durante una protesta in piazza Saadat Abad a Teheran 

Iran, una repressione che semina solo morte

Le autorità parlano di oltre 2.000 morti ma per ong e attivisti sarebbero almeno 12.000, perlopiù giovani. Trump ai manifestanti: «L’aiuto è in arrivo»

Giada Aquilino - Città del Vaticano

L’Iran è un Paese giovane, l’età media è attorno ai trent’anni. Ed è proprio il coraggio dei giovani, scesi in piazza dal 28 dicembre scorso accanto ai commercianti nelle proteste anti-governative e contro la crisi economica, che poi hanno coinvolto un po’ tutte le fasce e i settori della società, ad essere preso di mira dalla repressione del regime di Teheran.
In un Paese a tutt’oggi paralizzato dalle manifestazioni e isolato dal mondo esterno, col blocco di internet ancora in corso, il bilancio delle vittime è difficile da accertare ma è certamente ingente. Le stesse autorità parlano di oltre 2.000 morti, ma l’ong Iran International ne stima almeno 12.000, molti dei quali proprio sotto i trent’anni: il network basato a Londra lo definisce «il più grande massacro della storia contemporanea» iraniana. Almeno 10.000 le persone arrestate durante le ultime manifestazioni, secondo Iran Human Rights, con sede in Norvegia, ma secondo l’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency le persone finite dietro le sbarre sarebbero già oltre 18.000.

Pena di morte contro i manifestanti

Gli attivisti ricordano inoltre come in Iran lo scorso anno siano state impiccate almeno 1.500 persone. Ed ora il minacciato ricorso alla pena di morte per punire questa nuova ondata di proteste — la più imponente dopo quella del 2022 scattata a seguito della morte di Mahsa Amini, durante le quali più di 500 persone furono uccise e oltre 22.000 arrestate — ha fatto scattare l’allarme, a partire dall’Onu. È «estremamente preoccupante vedere dichiarazioni pubbliche di alcuni funzionari giudiziari che indicano la possibilità che la pena di morte venga utilizzata contro i manifestanti attraverso procedimenti giudiziari accelerati», ha denunciato l’Alto commissario per i diritti umani, Volker Türk. Il riferimento è anche alle dichiarazioni del capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, che a proposito degli arrestati durante le proteste ha parlato di processi «rapidi» e ha dichiarato: «Dobbiamo agire velocemente».
Preoccupa soprattutto il caso di Erfan Soltani, 26 anni, arrestato la scorsa settimana nella città satellite ad ovest di Teheran, Karaj: secondo una fonte vicina alla famiglia, sarebbe già stato condannato a morte e l’esecuzione dovrebbe avvenire a breve. Non è chiaro con quali accuse, nell’assenza di resoconti nei media statali.

Trump ai dimostranti: aiuto in arrivo

Da parte sua, il presidente statunitense, Donald Trump, ha assicurato che gli Stati Uniti agiranno «in modo molto forte» se le autorità iraniane inizieranno a giustiziare i dimostranti, ai quali il capo della Casa Bianca ha inviato un’esortazione a continuare a manifestare e a «prendere il controllo delle istituzioni», annotando «i nomi degli assassini e di chi abusa». «Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani, l’aiuto è in arrivo», ha quindi detto.
Intanto, stando alle rivelazioni del sito Axios, l’inviato statunitense Steve Witkoff ha incontrato segretamente nel fine settimana il figlio in esilio dell’ultimo scià, Reza Pahlavi, nel quadro di eventuali future transizioni di potere a Teheran.
Dalla capitale iraniana rimbalzano invece le dichiarazioni di un alto funzionario a Reuters, riprese dal britannico «The Guardian»: le comunicazioni dirette tra il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e lo stesso Witkoff sono state sospese.
Intanto, quando in tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà ai manifestanti iraniani, molte capitali europee — da Roma a Berlino — hanno convocato gli ambasciatori della Repubblica islamica per protestare contro la repressione in atto.

Russia e Cina

Di contro, a Mosca e Pechino si registra un ulteriore irrigidimento contro le ultime minacce statunitensi nei confronti dell’alleato iraniano. «Chi intende usare i disordini» in corso in Iran come «pretesto» per un nuovo attacco alla Repubblica islamica, dopo quello del giugno scorso, «deve essere consapevole delle conseguenze disastrose di tali azioni», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. La Cina, principale acquirente del greggio iraniano, ha annunciato che tutelerà «con decisione i suoi legittimi diritti e interessi», ribadendo di opporsi alle interferenze esterne sull’Iran.

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14 gennaio 2026, 12:02