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La copertina di "Immortale parola" La copertina di "Immortale parola"

"Immortale parola", la poesia sa sorprendere e può parlare di pace

Un'antologia ripercorre i grandi versi della letteratura italiana dalle origini al Novecento, in un itinerario che unisce i testi fondanti della nostra cultura a opere e ad autori meno conosciuti, ma da scoprire, riscoprire o rivalutare. La raccolta è curata da Nicola Crocetti, Milo De Angelis, autore anche dell'introduzione, e da Davide Brullo che, intervistato dai media vaticani, afferma: "La poesia muove verso l'impronunciabile"

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

La poesia è un avvicinamento continuo all'indicibile. "L’ho creata dal fondo di tutte le cose / che mi sono più care, e non riesco a comprenderla", scrive Cesare Pavese nella lirica Incontro e forse, come osserva il poeta Milo De Angelis nella sua introduzione, questi versi "ci parlano segretamente" dell'arte poetica. Immortale parola, recentemente pubblicata da Crocetti, è l'antologia di "tre innamorati" - i suoi curatori Brullo, Crocetti e De Angelis - tre ostinati assertori della bellezza, mossi dal desiderio di trasmettere la propria passione a nuove generazioni. "In maniera un poco utopistica - spiega ai media vaticani il poeta Davide Brullo - quando l'abbiamo costruita avevamo in mente i ragazzi o i novantenni che si sentono ragazzi". Perché serve anche spirito di avventura per sfogliare questo livre de chevet che tiene insieme, con un'operazione temeraria, otto secoli di poesia. Ad aiutare il lettore nella complessità benefica della felice selva di versi, oltre alle note di Irene Barichello, le introduzioni ai diversi autori: brillanti, partecipate, mai banali, dotate di sapienza critica e di sguardo largo.

Ascolta l'intervista a Davide Brullo

Il rigore e la sorpresa

Due spinte diverse e complementari sono alla base dell’antologia. Da un lato il rigore ha portato i tre intellettuali a comprendere tutti gli autori che costituiscono i fondamenti della cultura italiana e le radici della lingua: Dante, Petrarca, Boiardo, Ariosto, Torquato Tasso, Metastasio, Leopardi, Foscolo, Ungaretti, Montale, solo per citare alcuni nomi. “Dall’altro la sorpresa, il capriccio, – racconta Davide Brullo – il desiderio di far scoprire o poeti ingiustamente dichiarati minori o quelli che per ciascuno di noi tre ha costituito l’amuleto o la pietra miliare della nostra vita”. Il desiderio realizzato dal volume consiste nell’andare oltre i repertori scolastici, pur buoni e utili, nel dare attraverso “suggestioni e avventatezze più o meno corsare, l’idea che ci sono diversi sentieri nella nostra storia”. Strade non sempre esplorate o non fino in fondo. Impressiona il ventaglio ricchissimo di autori proposti: moltissime le poetesse - Lucrezia Tornabuoni de’ Medici, Gaspara Stampa, Sibilla Aleramo, Antonia Pozzi e tante altre -, numerosi i nomi meno noti che vengono portati all’attenzione del lettore, non trascurabili anche le scelte di poesia dialettale.

Un particolare delle "Storie di San Francesco" attribuite a Giotto nella Basilica  di Assisi
Un particolare delle "Storie di San Francesco" attribuite a Giotto nella Basilica di Assisi

San Francesco e la poesia creaturale

L’opera si apre con due figure di segno quasi opposto. Giovanni di Brienne, uomo d’armi e poeta di origine francese, crociato e molto altro, è subito seguito da San Francesco, il folle di Dio, del cui transito ricorrono gli ottocento anni. “È un’antologia – approfondisce il curatore – che si muove sotto l’orbita del sacro. Ma la poesia creaturale di Francesco segna il segno della nostra lingua e forse dell’intenzione totale del poeta: è una poesia che si fa carico di tutte le creature. In fondo si tratta di un grande salmo che inaugura il mondo”. E il sacro è elemento costante nella storia della poesia, una storia di ricerca incessante. Conta ricordare come questa terza antologia curata da Brullo con Nicola Crocetti venga dopo Versi a Dio, un esame del legame tra la parola poetica e la preghiera che conteneva una lettera ai poeti scritta da Papa Francesco.

Una ricerca di pace

L’anno si è aperto con il messaggio di Papa Leone XIV in occasione 59.ma Giornata mondiale della pace sul tema “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”. Nella raccolta la parola “pace” è uno dei termini ricorrenti e torna una sessantina di volte: “Questo indica – osserva Brullo – che il poeta anela, perlomeno, a una pace interiore: la parola poetica nasce come spazio di pace”. Secondo il curatore, il poeta porta avanti una lotta interiore, entra in quella che San Giovanni della Croce chiama “la notte oscura dell’anima”. Al termine di questo tormento emerge la parola, “che può atterrire, ma che tuttavia accoglie”. E Brullo pensa che sarebbe giusto dare spazio ai poeti nel dibattito pubblico, anche quando si discute di geopolitica, perché la parola poetica può essere “spiazzante”, ma non è mai banale e potrebbe offrire la possibilità di una nuova avventura umana.

Antidoto all’algocrazia

Nella Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, Leone XIV ha scritto: “nessun algoritmo potrà sostituire ciò che rende umana l’educazione: poesia, ironia, amore, arte, immaginazione, la gioia della scoperta e perfino, l’educazione all’errore come occasione di crescita”. Ecco allora che la poesia emerge quale elemento insostituibile per l'elevazione dell’essere umano. “Credo che la poesia – dice Brullo – sia il vero antidoto al veleno dell’algocrazia, ovvero al ridurre l’uomo a un ‘portafogli’ e a un cumulo di piaceri più o meno effimeri”. Oggi l’Intelligenza artificiale è in grado di produrre testi lirici, anche belli, potendo rielaborare tutta la grande produzione in versi del mondo: “ma la poesia – avverte Brullo – è tutt’altro che la sintesi di parole già pronunciate: la poesia muove verso l’impronunciabile”.

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03 gennaio 2026, 09:28