Le mire di Trump sulla Groenlandia. La reazione dei leader dell'Unione europea
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Dopo le rivendicazioni del presidente degli Usa, Donald Trump, un paio di giorni fa sulla Groenlandia ("La vogliamo, ci serve per la nostra sicurezza"), sono arrivate, nelle ultime ore, le parole del segretario di Stato, Marco Rubio. Questi ha spiegato che le recenti minacce della Casa Bianca contro la Groenlandia non indicherebbero un’invasione imminente: l’obiettivo sarebbe invece acquistare l’isola dalla Danimarca, di cui il territorio, pur autonomo dal 1979, fa parte dal 1814. Le dichiarazioni, riprese da «The Wall Street Journal», sono arrivate durante un briefing di alti funzionari dell’amministrazione alla leadership del Congresso sull’operazione per catturare il leader venezuelano, Nicolás Maduro, e sui piani per il futuro del Paese.
Per la Casa Bianca tra le opzioni anche l'intervento militare
Parole, quelle di Rubio, che sembrano almeno in parte correggere il tiro delle affermazioni della portavoce della Casa Bianca, Karolin Leavitt, secondo la quale, invece, anche l’intervento militare "per acquisire" la regione danese sarebbe una possibilità. "Il presidente e il suo team stanno discutendo diverse opzioni per perseguire questo importante obiettivo di politica estera e, naturalmente, l'utilizzo delle forze armate statunitensi è sempre un’opzione a disposizione del comandante in capo", ha detto in dichiarazioni rilasciate ieri sera all’Afp.
Leader Ue: è nella Nato e appartiene al suo popolo
Intanto, sei leader europei, da Emmanuel Macron a Giorgia Meloni, da Friedrich Merz a Keir Starmer, da Donald Tusk a Pedro Sanchéz, passando per la danese Matte Frederiksen, sono riusciti a esprimere una posizione convergente e, dopo la timida reazione dell’Unione europea, hanno respinto le mire degli Stati Uniti sul Paese artico, ricordando come la Groenlandia rientri nell’Alleanza atlantica. "Il Regno di Danimarca, compresa la Groenlandia, fa parte della Nato. La sicurezza nell’Artico deve quindi essere garantita collettivamente, in collaborazione con gli alleati della Nato, compresi gli Stati Uniti", hanno scritto in una nota congiunta. Per concludere che "la sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentaleper l’Europa, e la Nato e gli alleati europei stanno intensificando i loro sforzi": "la Groenlandia appartiene al suo popolo", e "spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere" sul loro futuro. D’altro canto, se il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, ha espresso la sua gratitudine ai leader Ue, dalla Casa Bianca hanno ribadito che la popolazione della regione sarebbe servita "meglio se protetta dagli Usa dalle moderne minacce".
L'Economist: Washington e Nuuk al lavoro per un accordo di associazione
E mentre da Copenaghen provano a rassicurare gli Usa decidendo di rafforzare la presenza militare nel territorio artico e chiedono un incontro con Rubio "per chiarire alcuni malintesi", secondo «The Economist», Washington starebbe lavorando a un accordo di associazione direttamente con Nuuk, tagliando fuori la Danimarca. Un’intesa di tipo politico e militare per consentire agli Usa di schierare più liberamente truppe ed espandere infrastrutture militari. Nell’accordo, fra Usa e Groenlandia si stabilirebbe un rapporto simile a quello di Washington con alcune isole del Pacifico, come gli Stati federati di Micronesia, le Isole Marshall e la Repubblica di Palau.
La reazione di Pechino
In risposta alle mire degli Usa, per parte sua, la Cina chiede il rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Pechino ha affermato che le relazioni tra i Paesi devono essere regolate dagli scopi e dai principi della Carta dell'Onu. "La Cina ha costantemente sostenuto la gestione delle relazioni tra gli Stati in conformità con gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, rispondendo a una domanda sulle recenti dichiarazioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia. Un altro motivo di tensione tra Washington e Pechino, dunque, che si aggiunge alla questione del Venezuela, dove gli Usa sono intervenuti militarmente nei giorni scorsi per catturare il leader di Caracas, Nicolas Maduro.
(Ultimo aggiornamento ore 15.56)
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