Gaza, i nodi del "Board of Peace" in vista della firma a Davos
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
A mettere in difficoltà il processo costitutivo del nascente “Board of Peace”, voluto da Donald Trump, non è solo la questione di chi è stato invitato, e chi no; o, ancora, di chi vi ha già aderito, e chi no, o chi invece si è preso una pausa di riflessione prima di dare il proprio responso. Perché se la cerimonia per il varo dell’organismo è attesa per domani alle 10.30, a margine del forum di Davos, diversi rimangono i nodi ancora da sciogliere e i punti su cui fare chiarezza.
Il rapporto con l'Onu
Nel testo della “carta” del Board, così come pubblicato da alcuni media, non si menziona mai la parola Gaza, perché l’organismo ambirebbe in futuro a risolvere anche altri conflitti. E ciò nonostante l’avvertimento di alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite, che hanno affermato di aver dato il via libera alla sua costituzione esclusivamente per la supervisione del lavoro amministrativo, che verrà svolto nel territorio palestinese dal Comitato tecnico indipendente. Contrastanti le parole del presidente Trump al riguardo: da un lato, nel media briefing per il primo anno di presidenza, ha dichiarato che «l’Onu deve andare avanti, ha un grande potenziale»; dall’altro, che di questo potenziale «non è mai stata all’altezza, semplicemente non è stata molto utile».
No della Francia. Per l'Italia possibili contrasti con la Costituzione
Circa le adesioni agli inviti, giunti nelle ultime ore a una sessantina di Paesi, per l’Ue la risposta sarà uno dei temi del Consiglio europeo straordinario di domani. Ma la Francia ha già fatto sapere che al momento «non è favorevole» proprio per gli «interrogativi circa il rispetto dei principi e della struttura dell’Onu», hanno dichiarato all’Afp fonti vicine al capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron. Per l’Italia potrebbero profilarsi, come già prospettato da qualcuno, contrasti con la Carta costituzionale (articolo 11); mentre per il «Financial Times» la Gran Bretagna sarebbe per il no.
L'adesione di Israele, gli inviti anche a Cina e Russia
Avrebbero invece già aderito, secondo la Cbs, una decina di leader, tra cui il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, invitato dopo una polemica nella quale questi aveva dichiarato che il Board «non rispondeva agli interessi di Tel Aviv», e il leader bielorusso, Aleksander Lukashenko. Sorpresa hanno destato le richieste di aderire rivolte alla Cina e, in particolare, alla Russia di Vladimir Putin. Mentre l’ucraino Volodymyr Zelensky, che pure è stato invitato, ha già chiarito che «è difficile immaginare come potremmo essere insieme a Mosca Russia in qualsiasi tipo di consiglio».
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