Le macerie dopo i raid israeliani a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza (Reuters) Le macerie dopo i raid israeliani a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza (Reuters) 

Gaza, tensione sul "Board of Peace". La Francia al momento dice no

Non poche le difficoltà per la composizione del "Board of Peace" di Gaza, voluto dal presidente Usa, Donald Trump. La Francia ha fatto sapere che al momento non aderirà; mentre Israele, che secondo la Cnn sarebbe recentemente stato invitato, ha detto nelle scorse ore che il Consiglio "non rispetta gli interessi di Tel Aviv". La cerimonia di firma della Carta istitutiva dovrebbe tenersi giovedì 22 a Davos. In Siria intanto nuovi scontri tra esercito governativo e truppe curde

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Procede non senza difficoltà la formazione del "Board of Peace" di Gaza, l'organismo che dovrebbe supervisionare l'operato del Comitato tecnico palestinese incaricato di gestire l'amministrazione e gli affari correnti nella Striscia. 

La Francia dice no. Tensioni anche con Israele

La Francia ha fatto sapere che al momento non è "favorevole" a una eventuale adesione al “Consiglio", voluto dal presidente Usa, Donald Trump, che lo presiederà. "Suscita interrogativi importanti in particolare circa il rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite, che non possono in nessun modo venire rimessi in discussione", dichiarano all'agenzia France Presse fonti vicine al capo dell'Eliseo, Emmanuel Macron. La Carta istitutiva di questa iniziativa, infatti, ''supera lo stretto quadro di Gaza'', contrariamente alle attese iniziali, aggiungono le stesse fonti. Sul rifiuto del presidente francese è arrivata la replica di Trump, che ha dichiarato: "Nessuno lo vuole. Lascerà l'incarico molto presto, quindi, sapete, va bene così", ha detto ai giornalisti prima di partire per il Wef di Davos. 

Invitati nel Board anche Putin e Lukashenko

Tra gli altri, sono stati invitati come membri del Board anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen; il re del Marocco, Mohammed IV; il leader bielorusso, Aleksander Lukashenko, e in base a informazioni riportate dalla Cnn anche il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che nelle scorse ore si era lamentato del fatto che il Consiglio risultava "contrario agli interessi di Tel Aviv". Intanto, un gruppo di ministri del governo Netanyahu avrebbe deciso di non riaprire il valico di Rafah tra Gaza e l'Egitto, secondo quanto riferisce Ynet, e la decisione, varata domenica ma non ancora resa nota pubblicamente, si inserirebbe nel contesto del rifiuto da parte di Israele dell'inclusione del presidente turco nel "Board of Peace", e di alti funzionari di Ankara e Doha nel Comitato esecutivo quale organismo consultivo all'interno del Consiglio stesso. Confermato da Trump anche l'invito ad aderire rivolto al leader russo, Vladimir Putin. E pure il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato di averlo ricevuto, aggiungendo che "è difficile immaginare come potremmo essere insieme alla Russia in qualsiasi tipo di consiglio". La cerimonia di firma della Carta istitutiva dovrebbe svolgersi giovedì 22 gennaio alle 10.30 a Davos, riporta Axios.

Gerusalemme Est, bulldozer israeliani demoliscono edifici dell'Unrwa

La pressione militare delle truppe israeliane però continua. In un post su X il commissario dell'Unrwa, Philippe Lazzarini, ha denunciato come stamattina l’Idf abbia fatto irruzione nella sede dell’agenzia per i rifugiati palestinesi, un sito dell'Onu, a Gerusalemme Est, devastandone gli edifici attraverso i bulldozer e sotto lo sguardo di un membro del governo. Lazzarini ha sottolineato come "ciò costituisca un attacco senza precedenti contro un’agenzia Onu e i suoi locali". Inoltre, ha aggiunto, "nelle prossime settimane è prevista anche l’interruzione della fornitura di acqua ed elettricità alle strutture Unrwa, compresi gli edifici sanitari e scolastici". Si tratta di "un nuovo livello di sfida aperta e deliberata al diritto internazionale", è l'allarme del commissario, perché "ciò che accade oggi all’Unrwa accadrà domani a qualsiasi altra organizzazione internazionale o missione diplomatica, sia nei Territori palestinesi occupati che in qualsiasi altra parte del mondo". Così, il diritto internazionale, "oggetto di crescenti attacchi per troppo tempo, rischia di diventare irrilevante in assenza di una risposta da parte degli Stati membri", ha concluso.

Siria: ripresi gli scontri tra truppe di Damasco e curdi

Si riaccendono intanto le tensioni anche in altre aree del Medio Oriente. Ieri sera sono ripresi infatti gli scontri tra le truppe governative e le Forze democratiche siriane (Sdf), guidate dai curdi, nei pressi della città di Raqqa, al nord, appena un giorno dopo l’annuncio del cessate-il-fuoco. Le trattative tra curdi siriani e governo di Damasco sull’integrazione nelle istituzioni dello Stato delle Sdf sarebbero dunque a un punto morto, riferiscono fonti curde all’agenzia Afp. Combatitmenti si sono registrati anche a Hasakah e a Kobane.

La telefonata tra Trump e il leader siriano al Sharaa

Mentre nelle ultime ore si sarebbe tenuta una telefonata tra Trump e il presidente siriano, Ahmad al Sharaa. In una dichiarazione, i funzionari siriani hanno affermato che i due leader avrebbero sottolineato l'importanza di preservare "l'unità del territorio siriano" e sostenere gli sforzi volti a raggiungere la stabilità. Sarebbe stata affrontata anche la necessità di garantire "i diritti e la protezione del popolo curdo" nel quadro dello Stato. Secondo la nota, entrambe le parti hanno concordato di continuare a collaborare per combattere il cosiddetto Stato islamico (Is) ed eliminare le sue minacce, condividendo anche - aggiunge la presidenza di Damasco - l'aspirazione a una "Siria forte e unita".

 

(Ultimo aggiornamento ore 14.32)

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20 gennaio 2026, 10:38