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Una donna e una bambina in un campo per sfollati a Khan Younis (Motasem Abu Aser/Msf) Una donna e una bambina in un campo per sfollati a Khan Younis (Motasem Abu Aser/Msf)

Gaza, un medico Msf: bisogni ingenti, serve sostegno concreto alla popolazione

Mentre a livello internazionale si discute del “Board of Peace”, la situazione umanitaria nella Striscia rimane molto grave. Roberto Scaini, coordinatore medico di Medici senza frontiere: c'è stato un aumento degli aiuti che sono riusciti a entrare nella Striscia, ma sono ancora "del tutto insufficienti”

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano

«Non si spenga la luce su Gaza». Suona come un grido di aiuto l’appello che Roberto Scaini, coordinatore medico di Medici senza frontiere (Msf) nella Striscia, affida, in colloquio telefonico, ai media vaticani. La semplice richiesta rivolta alla comunità internazionale è quella di «abbandonare  l'ipocrisia e di agire in maniera concreta e in maniera giusta per la popolazione». Parole che scaturiscono dal contesto drammatico in cui si trova ad operare a Gaza City, come responsabile delle attività mediche di tutta la parte settentrionale della Striscia, quella che è stata più gravemente distrutta dal conflitto degli ultimi due anni. «La situazione è catastrofica: è l’unico modo in cui posso definirla, a cui non ci si abitua — spiega l’operatore sanitario —. Sono due mesi che sono qui e devo dire che ancora quello che si mostra di fronte ai nostri occhi ogni giorno è difficilmente comprensibile». 

Infrastrutture gravemente danneggiate 

La popolazione di Gaza, infatti, si trova in difficoltà enormi perché «con una distruzione di questa portata i bisogni sono insormontabili». A poco più di 100 giorni dall’entrata in vigore dell’ultimo cessate-il-fuoco, si è verificato un aumento degli aiuti che sono riusciti ad entrare nella Striscia, ma questi aiuti «sono ancora del tutto insufficienti». Mentre a livello internazionale si discute del «Board of Peace», voluto da Trump per portare avanti la ricostruzione a Gaza, la situazione quotidiana della popolazione non accenna a migliorare. Sono sempre di più le persone che necessitano di cure in un territorio dove le infrastrutture sono pesantemente danneggiate dai bombardamenti israeliani. In questo contesto i team di Medici Senza Frontiere continuano a fornire assistenza medica in sei ospedali, due ospedali da campo e diverse cliniche.

Ascolta l'intervista a Roberto Scaini

Le attività di Msf a rischio

Alle difficoltà correnti, si aggiunge anche l’incertezza legata alle questioni legali, visto che, secondo le ultime norme emesse da Israele, sono necessari nuovi criteri di registrazione per le ong che vogliano continuare a operare nella Striscia. Anche le attività di Msf dunque sono a rischio. «Supportiamo 1/3 dei letti d’ospedale dove si partorisce e 1/5 di tutti i letti di ospedali disponibili all’interno della Striscia di Gaza», spiega Scaini. Tra le altre attività portate avanti, c’è anche la distribuzione massiva di acqua in tutta la Striscia di Gaza. Se, dunque, Msf non potesse più continuare a operare «le conseguenze sarebbero catastrofiche», avverte il coordinatore medico: «Sono catastrofiche adesso:  non penso che ci siano aggettivi per definire quello che potrebbe succedere ulteriormente. Dico sempre che non si uccide solo con le armi: si uccide anche privando la popolazione dei beni essenziali e, fra questi, il diritto alle cure».

Team di Msf nella clinica di Al Mawasi (Nour Alsaqqa/Msf)
Team di Msf nella clinica di Al Mawasi (Nour Alsaqqa/Msf)

Il bisogno di raccontare

In questo momento di estrema difficoltà, c’è un grande bisogno «a partire dal nostro staff e fino ai nostri pazienti — continua l’operatore di Msf  — di raccontare quello che hanno vissuto. Sono persone che hanno perso tutto», oltre ad aver perso famiglia, amici. «Hanno perso quella che era la loro normale struttura sociale, come se, in un tempo estremamente limitato, tutto quello che c’era qui fosse stato completamente annullato. E non sono solo beni materiali — osserva Scaini —: sono i ricordi delle persone, sono i legami affettivi. Qui si intrecciano storie che si possono solo ascoltare, ma sono assolutamente difficili da accettare». Il 98% delle persone che lavorano con Medici senza frontiere è personale locale, che ha dovuto subire, come il resto della popolazione, bombardamenti e sfollamenti e privazioni di cibo, pur mantenendo gli impegni professionali. «Ora la situazione nutrizionale chiaramente va meglio perché più aiuti, in termini alimentari, stanno entrando. Questo non vuol dire che si è completamente risolta — continua ancora il coordinatore medico —. Tutti questi segni della guerra li abbiamo visti anche sul nostro personale, senza citare il personale che poi è stato ucciso ed è morto durante questi due anni di combattimenti».

L'urgenza di un riparo

Nel frattempo la popolazione continua a vivere a migliaia nelle tende per sfollati, danneggiate dal maltempo delle ultime settimane, come hanno mostrato diversi video circolati sul web. Si tratta di «una catastrofe nella catastrofe» in un momento in cui le temperature sono rigide e lo sembrano ancora di più, a causa della pioggia e del vento. Se anche non si possono prevedere gli eventi atmosferici, bisogna aver chiaro che, conclude Scaini, «il bisogno primario ora è dare un riparo alla popolazione». 

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23 gennaio 2026, 14:09