Gaza, ancora morti tra gli sfollati per maltempo e freddo
Beatrice Guarrera - Città del Vaticano
I forti venti invernali non hanno lasciato scampo: ancora una volta alcune tende dei palestinesi sfollati sono crollate, uccidendo tre persone e ferendone altre cinque. Lo riporta il «Guardian» citando fonti dell’ospedale al-Shifa a Gaza City, mentre i responsabili della sanità di Gaza hanno dichiarato che un altro bambino di un anno è morto di ipotermia durante la notte. Sono le tragiche conseguenze delle tempeste che si stanno abbattendo sulla Striscia, ormai da mesi, e delle rigide temperature invernali, alle quali i civili sono esposti senza la necessaria protezione. Anche ieri l’agenzia di stampa palestinese Wafa aveva confermato il decesso per ipotermia di un bambino nella città di Deir al-Balah, al centro della Striscia.
Tragiche condizioni umanitarie
Fonti sanitarie hanno lanciato l’allarme sulle tragiche condizioni in cui versano gli sfollati nella Striscia: circa 127.000 tende su 135.000 sono ormai diventate inabitabili, a causa della grave carenza di coperte, biancheria da letto e riscaldamento. Secondo fonti mediche citate da Wafa, 21 sfollati sarebbero già morti per il freddo estremo, quasi tutti bambini. Sono state registrate, inoltre, decine di migliaia di casi di malattie respiratorie e infettive, per la mancanza di riscaldamento e per le gravi carenze del settore sanitario dopo la distruzione di 38 ospedali e l’interruzione di 96 centri sanitari, che hanno aumentato le probabilità di morte soprattutto tra neonati e anziani.
Usa verso l'annuncio della fase due
Intanto, secondo quanto riporta il «Wall Street Journal» gli Stati Uniti sarebbero pronti ad annunciare oggi la transizione alla seconda fase del piano di pace per Gaza. Tale processo dovrebbe prevedere il disarmo di Hamas, il completamento del ritiro di Israele da Gaza, la ricostruzione della Striscia e l’istituzione di vari organismi transitori incaricati di gestire l’enclave prima che venga ceduta a un’Autorità Nazionale Palestinese riformata. Nel piano ci sarebbe anche la nomina di 15 tecnocrati palestinesi nel Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, responsabile della gestione quotidiana dei servizi essenziali, tra cui sanità, elettricità ed istruzione, mentre non è ancora stata resa nota la composizione della futura forza internazionale di stabilizzazione, incaricata di garantire l’ordine nella Striscia.
Un piano elaborato da Witkoff e Kushner
A supervisionare l’attuazione del piano — elaborato dall’inviato speciale Usa, Steve Witkoff e dal genero del presidente, Jared Kushner — sarà, secondo le previsioni, Nickolay Mladenov, ex inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente ed ex ministro degli Esteri bulgaro, che sarà designato alto rappresentante del Consiglio per la pace presieduto da Trump, composto da 12 membri tra «i leader delle nazioni più importanti». Intanto oggi le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito di aver ucciso, durante uno scontro a fuoco, sei presunti miliziani armati nell’ovest di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, a seguito di quella che è stata definita «una clamorosa violazione dell’accordo di cessate-il-fuoco».
Israele colpisce l'eliporto Unifil in Libano
Nel frattempo Israele continua a rimanere militarmente attivo sul fronte Libano. Ieri, infatti, una nota dell’Unifil, diffusa sui social media, ha riferito che «due possibili colpi di mortaio luminosi hanno colpito l’eliporto e il cancello principale di una posizione dell’Unifil a sud-ovest di Yaroun», dove non sono stati registrati feriti. L’Unifil ha poi inviato una richiesta di arresto del fuoco alle forze israeliane. «Ancora una volta — ha sottolineato la missione militare di interposizione dell’Onu — ricordiamo all’Idf il suo obbligo di garantire la sicurezza delle forze di pace e di cessare le attività che mettono in pericolo loro e le loro posizioni«».
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