Maestosità e bellezza, riaffiora la basilica di Vitruvio a Fano
Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano
A Fano, nel cuore del centro storico, sono riemersi i resti di uno degli edifici più celebri – e al tempo stesso più enigmatici – dell’architettura romana: la basilica descritta da Vitruvio nel primo capitolo del V libro del De Architectura. Il rinvenimento è avvenuto durante gli scavi archeologici in piazza Andrea Costa, avviati nell’ambito di un progetto di riqualificazione urbana finanziato con fondi PNRR, promosso dal Comune di Fano e seguito scientificamente dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona, Pesaro e Urbino. Secondo gli archeologi coinvolti non si tratterebbe di una generica struttura pubblica romana, ma proprio della basilica vitruviana di Iulia Fanestri, l’unico edificio di cui l’architetto antico affermi esplicitamente di aver seguito in prima persona la progettazione e la realizzazione.
Vitruvio ne parla con un certo orgoglio: la basilica di Fano è presentata come esempio di corretta architettura, modello di equilibrio proporzionale, degno di "somma maestà e bellezza". Non una semplice descrizione, dunque, ma una rivendicazione consapevole del proprio operato, quasi un’autobiografia costruita attraverso la materia edilizia. Non minus summam dignitatem et venustatem possunt habere comparationes basilicarum quo genere coloniae Iuliae Fanestri conlocavi curavique faciendam… “Non minore dignità e bellezza possono avere le composizioni di basiliche come quella che ho collocato nella Colonia Giulia di Fano che ho progettato e di cui ho curato i lavori, dove le proporzioni e le simmetrie sono state così stabilite…” (De Architectura, V, 1, 6). In queste parole, l’architetto di età augustea dice esplicitamente di esserne stato l’autore.
L’edificio di cui conosciamo l’autore
"A Fano abbiamo scoperto quelli che ormai siamo certi essere i resti della basilica di Vitruvio", spiega Ilaria Rossetti, responsabile dello scavo e funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona, Pesaro e Urbino. Le indagini archeologiche in piazza Andrea Costa si inseriscono in un percorso avviato negli anni precedenti, sotto la direzione scientifica della funzionaria archeologa Ilaria Venanzoni, che aveva seguito le prime fasi dello scavo nell’area. Il lavoro attuale si innesta dunque su una ricerca già avviata, che ha progressivamente restituito dati fondamentali per la comprensione del tessuto urbano romano della città. L’importanza della scoperta non risiede soltanto nell’imponenza delle strutture, ma nel fatto eccezionale di poter attribuire con certezza l’edificio a un autore noto. Vitruvio non è soltanto il teorico dell’architettura romana: attraverso il suo trattato l’architettura antica è giunta fino all’età moderna. A partire dal Quattrocento, il De Architectura diventa uno dei testi fondativi della cultura architettonica rinascimentale, studiato, commentato e interpretato come modello di ordine, proporzione e razionalità costruttiva. Ritrovare oggi l’unico edificio che l’autore dichiara di aver costruito significa, per la prima volta, mettere in relazione diretta il testo con la materia.
Un’architettura monumentale
Le basiliche romane erano edifici centrali per la vita pubblica: spazi destinati all’amministrazione della giustizia, agli affari, agli incontri civici. Quella di Fano, tuttavia, doveva distinguersi per dimensioni e soluzioni architettoniche. Secondo la descrizione vitruviana, l’aula centrale misurava circa cinquanta metri per trentacinque, proporzioni monumentali per una colonia adriatica. L’interno era articolato da un grande colonnato, con fusti dal diametro di cinque piedi romani – circa un metro e mezzo – e un’altezza che poteva raggiungere i quindici metri. Elemento decisivo, ricordato con precisione dall’architetto, è la presenza di pilastri addossati alle colonne, destinati a sostenere un livello superiore e la copertura dell’edificio. È proprio questa soluzione costruttiva ad aver fornito la chiave dell’identificazione archeologica.
Le colonne ritrovate
Nel corso degli scavi sono emerse quattro grandi colonne, caratterizzate da un nucleo cementizio interno e da un rivestimento in opera vittata (le vittae in latino sono le bende, quindi si tratta di blocchetti parallelepipedi disposti per strati regolari), tecnica diffusa in età augustea e molto presente a Fano. Accanto ai fusti, i pilastri addossati corrispondono in modo sorprendente alle indicazioni fornite da Vitruvio, non solo nella tipologia ma anche nelle misure, che coincidono quasi al millimetro. "È stato questo dettaglio – spiega Rossetti – a farci capire che quello che avevamo sotto i piedi poteva essere davvero la basilica descritta nel trattato". Il sistema adottato – colonne di grande altezza che attraversano più livelli dell’edificio – anticipa quello che in età moderna sarà definito ordine gigante, destinato ad avere un ruolo centrale nell’architettura rinascimentale, da Leon Battista Alberti in avanti, e a riaffiorare con forza anche nella cultura architettonica dell’Ottocento.
La “prova del nove”
La conferma definitiva è giunta con l’apertura di un saggio di scavo in una piazza contigua, piazza degli Avveduti. Se la ricostruzione planimetrica era corretta, lì avrebbe dovuto trovarsi una colonna d’angolo. Ed è esattamente ciò che è accaduto. Il ritrovamento della quinta colonna, in posizione coerente con la pianta ipotizzata, ha consentito di collocare con sicurezza l’edificio nello spazio urbano antico e di confermare l’identificazione con la basilica vitruviana. Sul campo hanno operato gli archeologi impegnati nelle diverse fasi dell’indagine – tra cui Chiara Cesaretti, Antonio D’Ambrosio e Giulia Ferrara – contribuendo alla lettura stratigrafica e alla ricostruzione planimetrica dell’edificio.
Tecniche costruttive e rivestimenti
Lo scavo è ancora in corso, ma i primi dati consentono già alcune osservazioni. Le colonne presentano un’anima in opus caementicium - opera cementizia - rivestita da piccoli blocchi lapidei, l'opera vitatta semplice appunto; in alcuni casi sono presenti anche elementi laterizi. Le superfici mostrano picchiettature che indicano la presenza originaria di un rivestimento in intonaco, probabilmente modellato con stucchi. È stato individuato anche uno dei muri perimetrali della basilica, realizzato con la stessa tecnica costruttiva. Su di esso si conservano tracce di intonaco e forse di una zoccolatura dipinta in colore scuro, probabilmente nero. Il piano di calpestio, per ora indagato solo in trincea, è costituito da una malta di calce; non sono al momento emersi resti della pavimentazione vera e propria.
Un edificio dell’età augustea
Le tecniche edilizie confermano una datazione all’età di Augusto, periodo in cui Fano viene rifondata come colonia Iulia Fanestris. È in questa fase che la città assume un nuovo volto monumentale, attraverso la riorganizzazione degli spazi pubblici e la costruzione degli edifici civili principali. La basilica vitruviana si inserisce dunque in un progetto organico di trasformazione urbana, coerente con la politica augustea di monumentalizzazione delle colonie.
La basilica e il cuore della città romana
Il testo di Vitruvio offre indicazioni preziose anche sul contesto urbano. La basilica, affacciata direttamente sui portici del foro, era allineata con l’aedes Augusti, posta sull’asse visivo che conduceva al Tempio di Giove Capitolino. Proprio in questa direzione si collocano i resti individuati sotto l’attuale chiesa di Sant’Agostino, a lungo interpretati in modi differenti – come criptoportico, come parti della basilica o come strutture isolate. Alla luce della nuova scoperta, è possibile ipotizzare che appartengano invece al complesso capitolino della città romana. Il rinvenimento della basilica impone dunque una rilettura complessiva della topografia antica di Fano.
Una ricerca appena iniziata
Molte domande restano aperte, a partire dalle cause dell’abbandono e della scomparsa dell’edificio. La stratigrafia appare ridotta, priva di grandi livelli di crollo o di spoliazione chiaramente leggibili. I materiali finora rinvenuti sono in larga parte moderni, segno di una lunga e complessa trasformazione del tessuto urbano. Per questo, come sottolineano gli archeologi, sarà necessario tempo. Come ha sottolineato il soprintendente Andrea Pessina, la scoperta apre ora una fase nuova, che richiederà tempi adeguati e ulteriori risorse per proseguire le indagini per completare lo scavo, analizzare le unità stratigrafiche, riconsiderare i dati emersi in passato. La ricerca dovrà infatti chiarire non solo l’estensione complessiva dell’edificio, ma anche le modalità di tutela e valorizzazione di un’area destinata a incidere in modo profondo sulla lettura storica della Fano romana. La basilica di Vitruvio è tornata alla luce. Il suo racconto, però, è appena cominciato.
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