Il campo di concentramento di Auschwitz (credit sr. Amata J. Nowaszewska CSFN) Il campo di concentramento di Auschwitz (credit sr. Amata J. Nowaszewska CSFN)

Auschwitz, il testimone Bernard Offen: “La memoria diventi luce”

In Polonia, le commemorazioni per l’81.mo anniversario della liberazione di Auschwitz, il 27 gennaio, Giornata della memoria, hanno visto la partecipazione di sopravvissuti che hanno sottolineato l’importanza del ricordo come una guida nel buio

Karol Darmoros – Città del Vaticano

L’81mo anniversario della Liberazione di Auschwitz-Birkenau è stato commemorato nell'ex campo di concentramento lungo tutta la giornata del 27 gennaio, Giornata della memoria. Nel pomeriggio si è svolta la cerimonia principale alla presenza dei sopravvissuti, dei rappresentanti delle autorità e del corpo diplomatico, sin dal mattino erano state deposte, da una ventina di ex prigionieri, ghirlande e candele davanti al Muro della Morte.

La testimonianza sui “miei angeli”

Durante il rito di commemorazione, svoltosi nel cosiddetto edificio centrale della sauna, sono risuonate le parole di Bernard Offen, nato a Cracovia nel 1929, e sopravvissuto all'Olocausto. L’uomo ha ricordato la sua infanzia interrotta dalla guerra, la morte della madre e della sorella a Bełżec (altro campo di sterminio), e il momento della separazione dal padre ad Auschwitz, che “fu indirizzato a sinistra verso la morte. Io fui indirizzato a destra. Ricordo quel momento. I nostri sguardi che si incrociano e la sensazione che ci stessimo vedendo per l'ultima volta”.

Offen ha sottolineato di essere sopravvissuto ad “altre persone che mi hanno aiutato. Li chiamo i miei angeli”. Dopo diversi decenni di vita negli Stati Uniti, ha deciso di tornare in Polonia, indicando Cracovia come il luogo in cui ha trovato di nuovo una casa e un senso di sicurezza e lanciando un appello: “Vi chiedo oggi, che la memoria non sia un peso. Che diventi una luce che ci guidi nelle tenebre. Noi, i testimoni, ce ne andremo presto, ma credo che questa luce rimarrà con voi”.

Bernard Offen, sopravvissuto all'Olocausto, durante le celebrazioni
Bernard Offen, sopravvissuto all'Olocausto, durante le celebrazioni   (ANSA)

Memoria ed esperienza

Piotr Cywiński, direttore del Museo di Auschwitz, nel suo intervento, ha puntato sulla importanza di una riflessione sulla memoria e sull'esperienza, concetti gemelli, ha indicato, molto necessari all'uomo moderno. Cywiński ha sottolineato che in un momento in cui “l'ordine costruito con grandi sforzi” sta scoppiando e il diritto internazionale è “violato”, la memoria non può essere trattata come un peso o un obbligo formale e “non dovrebbe essere percepita in termini di lezioni da imparare, ma molto più come una fonte di sostegno reale e una maggiore consapevolezza”. Aggiungendo poi che proprio l'esperienza dei sopravvissuti diviene il fondamento della memoria e “un potere individuale e sociale”.

Le origini dei crimini e la responsabilità

Il presidente della Repubblica di Polonia, Karol Nawrocki, ha evidenziato che Auschwitz “rimane un simbolo di completa disumanizzazione”, una “fabbrica di morte organizzata dai tedeschi”, indicando che il crimine dell'Olocausto e la morte di 6 milioni di ebrei, tra cui 3 milioni di cittadini polacchi, è stato il risultato della politica di uno specifico stato tedesco, che ha goduto del sostegno pubblico dagli anni '30 del XX secolo. Nawrocki ha anche ricordato che l'Olocausto fu preceduto da anni di indifferenza mondiale e crimini di massa, anche contro i polacchi, negli anni 1939-41.

La cella della morte di Padre Massimiliano Maria Kolbe ad Auschwitz
La cella della morte di Padre Massimiliano Maria Kolbe ad Auschwitz

Contro il silenzio

Yossi Matias, rappresentante dei benefattori della Fondazione Auschwitz-Birkenau, ha messo in risalto il passaggio dalla memoria vivente a quella storica. “Ci stiamo avvicinando a una soglia critica”, ha osservato, sottolineando il processo di scomparsa dei testimoni della storia e la necessità di preservare ciò che i sopravvissuti ci lasciano in eredità. Matias ha evidenziato anche l'importanza di digitalizzare le testimonianze dell'Olocausto, in modo che la verità sia a disposizione anche delle generazioni future e non venga soppiantata dall'oblio o dal negazionismo.

La liberazione di Auschwitz

Il 27 gennaio 1945, cioè al momento della liberazione ad opera dei soldati dell'Armata Rossa, nel territorio del campo di concentramento si trovavano circa 7.000 prigionieri. I nazisti tedeschi uccisero a Auschwitz circa 1,1 milioni di persone, principalmente ebrei, ma anche polacchi, rom, prigionieri di guerra sovietici e persone di altre nazionalità.

Oggi, per il mondo, Auschwitz è un simbolo dell'Olocausto e delle atrocità della Seconda Guerra Mondiale. Nel 2005, le Nazioni Unite hanno dichiarato il 27 gennaio Giornata internazionale della memoria per le vittime dell'Olocausto.

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28 gennaio 2026, 12:45