Il 2025 funestato da una lunga serie di disastri naturali
Francesco Citterich - Città del Vaticano
Le ultime stime rilanciate dalle Nazioni Unite sulle devastanti alluvioni e frane che hanno colpito il sudest asiatico tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre dello scorso anno parlano di almeno 1800 morti. Inondazioni e smottamenti, legate ai cicloni tropicali Senyar e Ditwah, che hanno sconvolto la vita di milioni di persone tra Indonesia, Sri Lanka, Thailandia, Vietnam e Malaysia, con intere zone cancellate dalle cartine geografiche, centinaia di migliaia di sfollati, decine di persone che ancora mancano all’appello e ingenti danni. Un altro drammatico promemoria di come il cambiamento climatico stia provocando fenomeni meteorologici sempre più frequenti ed estremi: si tratta infatti del bilancio delle vittime più alto mai registrato in un disastro naturale da quando, nel 2018, un violento terremoto di magnitudo 7.5, e il successivo maremoto, uccisero in Indonesia oltre 4.300 persone.
Le alluvioni nel Sud-Est asiatico
Quanto accaduto nel Sud-Est asiatico è solo l’ultimo di una lunga serie di disastri naturali che hanno funestato il 2025. Tra gli eventi più rilevanti si annoverano le soffocanti ondate di calore che hanno costretto le autorità del Sud Sudan a chiudere le scuole; gli incendi devastanti nell’area di Los Angeles, avvenuti in pieno inverno, in un periodo tipicamente piovoso; il terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Myanmar il 28 marzo, il crollo del ghiacciaio svizzero che ha quasi completamente sepolto il villaggio di Blatten. La mappa continua con il Brasile alle prese con una siccità prolungata; la penisola iberica segnata da incendi record in estate e l’uragano Melissa (il più forte dello scorso anno) che ha squassato Haiti e la Repubblica Dominicana. E poi la inondazioni in India e Pakistan e la serie di tifoni nelle Filippine. Dopo il terremoto in Myanmar, il disastro peggiore nella regione Asia-Pacifico è stato il ciclone Alfred in Australia, che ha causato inondazioni nel Queensland e nel Nuovo Galles del Sud. In Africa, due cicloni nell’Oceano Indiano hanno colpito Réunion, Mozambico e Madagascar.
Il peso del cambiamento climatico
L’aumento della frequenza e dell’intensità dei disastri naturali è strettamente collegato ai cambiamenti climatici, una certezza scientifica da oltre 50 anni, rendendo necessarie misure preventive e infrastrutture più resilienti per ridurre le vittime e i danni. Dopo l’anno record del 2024, anche il 2025 è stato classificando tra i più caldi di sempre, con temperature globali nella prima metà dell’anno di 1,4°C sopra i livelli preindustriali, secondo i dati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), agenzia scientifica e normativa statunitense, all'interno del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, che si occupa di previsioni meteorologiche, monitoraggio delle condizioni oceaniche e atmosferiche e tracciamento di mappe dei mari. Una tendenza che accelera: un recente studio ha infatti confermato che ogni frazione di grado in più comporta un allungamento delle ondate di calore, con le più estreme che si protraggono ancora più a lungo.
In Europa incendi devastanti e temperature in aumento
Durante l’anno appena trascorso, l’Europa ha di nuovo vissuto una stagione estiva segnata da incendi devastanti e temperature in aumento, con effetti disastrosi sulla salute, il lavoro e la quotidianità, che si intrecciano a disuguaglianze sociali e fragilità economiche. Dalle ondate di canicola alla cooling poverty(espressione che si riferisce alla povertà energetica legata all’incapacità di mantenere una temperatura confortevole durante i periodi di caldo estremo), il cambiamento climatico ha mostrato ancora una volta il suo volto più drammatico, evidenziando l’urgenza di strategie di prevenzione e governance inclusiva. Secondo il bollettino di Copernicus, il servizio climatico dell’Unione europea, quello del 2025 è stato il quarto luglio più caldo mai registrato in Europa, con una temperatura superiore di 1,30°C rispetto alla media del periodo 1991-2020. Una arsura che è stata tre volte più mortale delle precedenti, mietendo non meno di 1.500 vittime. Il caldo anomalo ha caratterizzato gran parte del Vecchio continente, soprattutto nella zona occidentale e meridionale. È arrivato in Türkiye, dove si sono registrati 50°C, ma anche in Scandinavia, con i termometri hanno raggiunto la temperatura record di 30°C. Insieme alle ondate di calore, l’estate 2025 sarà ricordata anche come una delle più drammatiche per quanto riguarda gli incendi, spesso alimentati dal caldo torrido e dal forte vento. Gli esperti sono concordi nel ritenere fondamentale intervenire sulla mitigazione del cambiamento climatico, riducendo le emissioni di gas serra attraverso il passaggio a fonti rinnovabili, economia circolare ed efficienza energetica.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui