Iran, gli Usa: dazi al 25% per chi fa affari con Teheran
Roberta Barbi – Città del Vaticano
Da un approccio diplomatico a un’azione militare senza pregiudizi: ci sono tutte le opzioni possibili sul tavolo del presidente statunitense Donald Trump riguardo alle proteste che da tre settimane infuriano in Iran. A svelarlo sono i media americani, che citano funzionari del Dipartimento della Difesa statunitense. Secondo le indiscrezioni, l’ipotesi più probabile al vaglio sarebbe quella dell’attacco informatico: domani in programma l’incontro fra Trump e i consiglieri senior per discutere le opzioni in campo. Tuttavia, sull’ipotesi di un intervento militare, il presidente del Parlamento iraniano Qalibaf ha avvertito: “In caso di attacco, sia Israele sia le basi e le navi militari statunitensi saranno il nostro legittimo obiettivo”.
L’economia iraniana in ginocchio
Ieri pomeriggio il numero uno della Casa Bianca ha annunciato l’imposizione di dazi al 25% con gli Stati Uniti, per tutti i Paesi che faranno affari con Teheran. Un provvedimento con entrata in vigore immediata che di fatto arreca un duro colpo all’economia della Repubblica islamica, già in seria difficoltà, tanto che le proteste erano partite proprio come manifestazioni contro il carovita e la svalutazione della moneta.
L’avviso Usa a lasciare il Paese
All’annuncio sui dazi ha fatto seguito l’invito urgente da parte del Dipartimento di Stato statunitense e dell’ambasciata "virtuale" di Teheran (gli Stati Uniti non hanno rapporti diplomatici con l’Iran) a tutti i cittadini americani di lasciare il Paese. Se questo avviso faceva presagire un peggioramento delle condizioni negoziali, è poi però arrivata la notizia dell’attivazione di un canale diplomatico aperto tra Teheran e Washington, come confermato dallo stesso Trump. Tra i due Paesi, nonostante non intercorrano relazioni diplomatiche dirette, sarebbe in preparazione un incontro.
Incertezza sul numero di morti
C’è poi la questione del bilancio delle vittime degli scontri, mai fornito ufficialmente dall’Iran, ma che aumenterebbe di giorno in giorno: secondo il gruppo per i diritti umani Hrana, con sede negli Stati Uniti, i morti verificati sarebbero 656, di cui 505 manifestanti e 113 militari; 579 i decessi ancora da accertare e 10.721 le persone arrestate.
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