Gaza, ancora morti nelle tende di sfollati. Peggiora la situazione umanitaria
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Nuovo anno, stesse sofferenze per la popolazione nella Striscia di Gaza. Gli attacchi armati e le conseguenze della guerra colpiscono incessanti, nonostante la tregua firmata a ottobre 2025: un minore è stato ucciso dall’Idf nella zona di Jabalia, al nord, mentre una donna e la figlia sono morte, e altre cinque sono rimaste ustionate, per lo scoppio di un incendio in una tenda di sfollati a Gaza City, nel nord. A riferirlo l’agenzia di stampa Wafa, secondo cui una neonata è invece deceduta nel campo di Nuseirat, nel centro della Striscia, a causa del freddo intenso.
Situazione umanitaria destinata a peggiorare
La situazione umanitaria peggiora costantemente ed è destinata a diventare ancora più grave dopo la decisione del ministero israeliano per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo di non rinnovare le licenze a 37 grandi organizzazioni umanitarie che operano a Gaza e in Cisgiordania, nello Stato di Palestina. Tra queste, Ong come Medici senza frontiere, il Consiglio norvegese per i rifugiati, World Vision, Azione contro la fame, Oxfam, ma anche organismi di ispirazione cattolica come Caritas Internationalis, Caritas Gerusalemme e Fondazione Avsi. Tutte dovranno cessare le operazioni entro 60 giorni, a meno che non forniscano, per motivi di “sicurezza”, informazioni personali sui propri dipendenti. Ora "le licenze sono scadute, hanno due mesi per ritirare i loro team", ha spiegato un portavoce del ministero, dopo che mercoledì a mezzanotte — mentre il premier, Benyamin Netanyahu, si trovava negli Usa con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a Mar-a-Lago — è finito il termine per adeguarsi ai nuovi obblighi. Dall’esecutivo israeliano hanno spiegato che questa "richiesta" mira a "impedire l’infiltrazione di terroristi nelle strutture umanitarie" straniere.
Dure le reazioni della Caritas al bando imposto da Israele
Dure e immediate le reazioni delle organizzazioni. "Caritas Gerusalemme continuerà le sue operazioni umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in conformità con il suo mandato", ha assicurato il portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme, Farid Jubran. Secondo quanto indicato dal portavoce, Caritas Gerusalemme "non ha avviato alcuna procedura di nuova registrazione presso le autorità israeliane", mentre Caritas Internationalis, si precisa, "non attua né conduce alcun intervento diretto all’interno del Paese". "Caritas Gerusalemme è un’organizzazione umanitaria e di sviluppo che opera sotto l’ombrello e la governance dell’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa", ha precisato Jubran, sottolineando che, in Israele, Caritas Gerusalemme "è una persona giuridica ecclesiastica, il cui status e la cui missione sono stati riconosciuti dallo Stato di Israele attraverso l’Accordo fondamentale del 1993 e il successivo Accordo di personalità giuridica del 1997, firmato tra la Santa Sede e lo Stato di Israele".
Le Ong: impedire aiuti salvavita è un assalto all'umanità
"Impedire aiuti salvavita mentre la popolazione civile è colpita da fame, malattie e bombe, nonostante il cosiddetto cessate-il-fuoco è una clamorosa violazione del diritto internazionale e un assalto all’umanità, una punizione collettiva su scala catastrofica", ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International. Mentre la direttrice esecutiva dell’Association of international development, Athena Rayburn, ha dichiarato che "abbiamo fatto ogni sforzo per conformarci, anche se queste richieste non vengono fatte da nessun’altra parte. Effettuiamo già controlli approfonditi sul nostro personale. Sarebbe disastroso avere combattenti armati o persone legate a gruppi armati tra il nostro personale".
Le proteste di Ue e Nazioni Unite
Sdegno e proteste anche da Ue e Nazioni Unite. Bruxelles ha ammonito Israele tramite la commissaria europea all’Uguaglianza, alla Cooperazione internazionale e agli Aiuti umanitari, Hadja Lahbib: "I piani di bloccare le Ong internazionali a Gaza — ha scritto su X — significano bloccare gli aiuti che salvano vite. L’Ue è stata chiara: la legge sulla registrazione delle Ong non può essere attuata nella sua forma attuale. Tutte le barriere all’accesso umanitario devono essere rimosse. Il diritto umanitario internazionale non lascia spazio a dubbi: gli aiuti devono raggiungere chi ne ha bisogno". E l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha definito "scandalosa" la mossa di Israele, avvertendo che "sospensioni arbitrarie di questo tipo aggravano ulteriormente una situazione già intollerabile per la popolazione di Gaza", e invitando gli Stati a chiedere con urgenza a Tel Aviv un cambiamento di rotta.
Ministro israeliano: Gaza è nostra, i palestinesi sono ospiti
A far salire ancora la tensione le parole del ministro della Cultura israeliano, Miki Zohar: "Gaza è nostra, i palestinesi sono ospiti. Non siamo occupanti in Giudea e Samaria, ci appartengono", ha affermato all’emittente Kan.
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