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New protests in Tanzania's main city after chaotic election

Nel 2025 il mondo scosso dalle proteste della Generazione Z

Dall'Africa all'Asia, nell'anno appena trascorso migliaia di giovani sotto i trent'anni sono scesi in piazza per chiedere giustizia sociale, sviluppo, libertà, rispetto dei diritti umani. In molti casi le manifestazioni sono finite in un bagno di sangue costato la vita a centinaia di ragazzi e ragazza. In Tanzania uno dei bilanci più drammatici.

Federico Piana - Città del Vaticano

Dal punto di vista politico e sociale, uno dei protagonisti indiscussi del 2025 che ha appena chiuso i battenti è stato un movimento eterogeneo che ha preso forma, consistenza e forza in molte nazioni di diversi continenti: dal Marocco al Nepal, dal Madagascar al Perù.  Un movimento che non ha programmi ideologici comuni, che non ha piattaforme politiche condivise, che non coordina le proprie azioni a livello globale, che non ha leader espressamente riconosciti.

Fattori comuni

 Dall’Asia all’Africa, i denominatori comuni di questa massa immensa di persone che sta mettendo in crisi governi e cancellerie diplomatiche sono sopratutto due, e non di poco conto: l’età e le motivazioni per le quali ha deciso di scendere in piazza, in alcuni casi provocando la reazione anche violenta di eserciti e forze di polizia. La data di nascita di questi manifestanti è il primo dettaglio sostanziale, fondamentale: hanno tutti un età compresa tra i 15 ed i 30 anni, sono quelli nati tra la fine degli anni ‘90 e i primi anni del 2000. La cosiddetta GenZ,  Generazione Z.

Condizioni di vita

E poi c’è l’ altro fattore: le condizioni di vita. Le proteste della GenZ nascono tutte in nazioni dove il livello della povertà è ormai divenuto insopportabile, dove l’accesso all’istruzione è praticamente bloccato o inesistente, dove le istanze di modernità e cambiamento sono pretestuosamente ignorate. E dove dilaga una corruzione contro la quale il potere costituito sembra essere impotente o delle volte connivente.

Rabbia repressa

 La rabbia mista alla speranza di poter cambiare le cose sono gli altri elementi che li accomunano. Basterebbe analizzare i messaggi social che, nel 2025, si sono scambiati  i giovani nepalesi o quelli malgasci, tanto per fare un esempio, per accorgersi che il desiderio era sempre lo stesso: dare vita a una società più giusta ed equa. Ma le comunanze si fermano qui. Perché se è vero che per organizzare le manifestazioni i giovani della GenZ hanno tutti utilizzato proprio le piattaforme social, TikTok in testa, è anche vero che ogni protesta ha assunto una storia a sé.

Tanzania, molti morti

Come quella più recente in Tanzania dove l’epilogo sono stati centinaia di morti. Uccisi prima della fine dell’anno dalle forze dell’ordine che hanno tentato di disperdere  numerosi manifestanti  che nelle grandi città denunciavano l’irregolarità di elezioni che hanno portato alla riconferma, per la seconda volta, della presidentessa Samia Suluhu Hassan. Operazioni di voto giudicate irregolari anche da alcuni organismi internazionali indipendenti.

Calma surreale

Ora nella nazione africana, secondo ciò che raccontano a questo giornale fonti che preferiscono mantenere l’anonimato, regna una calma surreale. La GenZ avrebbe voluto fare una nuova manifestazione di piazza lo scorso 9 dicembre, giorno nel quale si celebra l’indipendenza nazionale, ma ha preferito desistere: la polizia ha fatto capire che non avrebbe esitato a rispondere in modo ancora più duro. Forse triplicando i morti ed i feriti. Ma chi conosce bene i giovani, come la nostra fonte, assicura che prima o poi ci riproveranno. È solo questione di tempo.

Africa più coinvolta

Nell’anno che si è appena concluso, è stato proprio l’Africa il continente nel quale la GenZ ha mostrato la sua forza più dirompente. Oltre che in Tanzania, in Kenya i giovani hanno protestato in massa contro la legge finanziaria ed il caro vita; in Marocco sono stati centinaia quelli che hanno contestato al governo la mancanza di ospedali e il non rispetto dei diritti costituzionali; in Madagascar la carenza d’acqua, di elettricità e l’impossibilità di un lavoro ben retribuito ha spinto moltissimi  giovani a scendere per le strade chiedendo le dimissioni del governo, poi ottenute dopo un bagno di sangue: almeno 22 ragazzi e ragazze uccisi negli scontri con l’esercito

Proteste asiatiche

 I moti popolari del Nepal, in Asia meridionale, hanno avuto una data ben  precisa: 8 settembre 2025. Anche in questo caso, protagonisti sono stati i giovani che rappresentano  il 27% della popolazione, più di 8 milioni su 30 milioni di abitanti. Quel giorno, in migliaia sono scesi in piazza per gridare la  rabbia contro politiche economiche che non sono state in grado di combattere la disoccupazione arrivata a sfiorare il 21%. Il palazzo del governo e molte altre strutture governative sono stati dati alle fiamme con un bilancio delle vittime che ha fatto rabbrividire: oltre 100 morti e migliaia di feriti.  Alla fine i giovani hanno ottenuto le dimissioni dell’esecutivo e l’indizione di elezioni anticipate fissate per il prossimo 5 marzo.

In America Latina

E in America Latina? In Perù, migliaia di giovanissimi hanno sfilato pacificamente per le strade di Lima, la capitale,  per dire no alla violenza del crimine organizzato che sta prendendo sempre più il sopravvento con azioni corruttive e di vera e propria destabilizzazione sociale e politica. A fianco della GenZ sono scesi anche i sindacati: segno, del tutto nuovo, di un possibile, vero, cambiamento.

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03 gennaio 2026, 10:00