Sudan, altri 10 mila sfollati per le violenze in Darfur e Kordofan
Giada Aquilino - Città del Vaticano
Sono oltre 10.000 le persone costrette a fuggire dalle loro case nel Darfur settentrionale e nel Kordofan meridionale a causa dell’ultima ondata di violenza in corso in Sudan. A lanciare l’allarme è stata ieri l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Secondo l’agenzia dell’Onu, da giovedì a venerdì della scorsa settimana oltre 7.000 residenti hanno lasciato le città di Kernoi e Umm Baru nel Darfur settentrionale, vicino al confine con il Ciad, e tra mercoledì e venerdì, circa 3.100 persone sono fuggite da Kadugli, la capitale del Kordofan meridionale, assediata dai paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), in guerra dall’aprile 2023 contro l’esercito di Khartoum.
L'avanzata nel centro-sud
Proprio nell’area di Kadugli, dove a novembre è stata dichiarata la carestia, le forze sudanesi ieri hanno attaccato con droni postazioni dei paramilitari a Borno, situata a circa 40 chilometri dalla città, con l’obiettivo di frenare la loro avanzata nel centro-sud del Paese. Poche ore prima l’Rsf, che in ottobre aveva conquistato El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, aveva annunciato l’abbattimento di un aereo senza pilota dell’esercito.
L'emergenza umanitaria
La guerra in Sudan ha già provocato almeno 150.000 morti e oltre 13 milioni di sfollati e profughi — in un bilancio stimato da varie ong ed esponenti della società civile, ma comunque difficile da verificare per la grave insicurezza sul terreno — mentre più della metà dei 50 milioni di abitanti è costretta a livelli di grave insicurezza alimentare, secondo le Nazioni Unite: solo quest’anno oltre 17 milioni di persone hanno ricevuto aiuti umanitari d’emergenza.
Un team dell'Onu a El Fasher
A El Fasher intanto è riuscita ad arrivare per qualche ora una prima squadra delle Nazioni Unite. I civili rimasti a seguito della conquista della città da parte dell'Rsf , dopo 500 giorni di assedio, vivono in «condizioni indegne e insicure», ha dichiarato alla stampa internazionale la coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite in Sudan, Denise Brown. La gente si trova «in situazioni estremamente precarie: alcuni sono sistemati in condizioni molto rudimentali, sotto teli di plastica, senza servizi igienici e senza acqua», ha spiegato, parlando di una città divenuta «il fantasma di se stessa».
(Ultimo aggiornamento: lunedì 29 dicembre 2025, ore 15:42)
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