Gualtieri: il Giubileo della speranza, un evento che resterà nella memoria
Francesca Sabatinelli e Andrea De Angelis – Città del Vaticano
Un Giubileo “straordinario”, dove “collaborazione e accoglienza” si sono mostrate con forza, permettendo la riuscita “di un evento il cui bilancio è molto positivo”. Straordinaria è stata anche la partecipazione, “che ha mostrato uno spirito di speranza tangibile nei milioni di pellegrini giunti a Roma”. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nell’intervista rilasciata ai media vaticani, traccia così un primo bilancio del Giubileo della Speranza. “Sono stati trasmessi valori straordinari, sollecitando quei segni di speranza chiesti da Papa Francesco alla vigilia dell’Anno Santo”, sottolinea il primo cittadino di Roma, che ricorda con particolare emozione il milione di giovani arrivati a Tor Vergata. Il pensiero va ancora alle grandi opere realizzate, tra tutte piazza Pia, che Gualtieri definisce “la piazza dell’abbraccio”, mostrando al mondo come Roma abbia costruito “incontri e contatti” in questo anno.
Sindaco Gualtieri, a sette giorni alla chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro che bilancio fa di questo Giubileo?
Il bilancio è molto positivo. È stato ed è un Giubileo straordinario per la partecipazione, per lo spirito di speranza vera, tangibile, che abbiamo visto nei milioni di pellegrini che sono venuti e che continuano a venire a Roma. Penso anche al milione di giovani che ha offerto un positivo volto del mondo. È stato un Giubileo di grandissimi contenuti e di valori spirituali molto profondi, che ha sollecitato segni di speranza, come Papa Francesco aveva anche chiesto nella sua bolla di indizione. E poi, è stato un Giubileo molto importante per la città, perché l’ha spinta a rinnovarsi, a trasformarsi, come Papa Francesco indicò quando venne in Campidoglio, nel 2024, e parlò del Giubileo come di un pellegrinaggio orante e penitente per ottenere dalla misericordia divina una più completa riconciliazione con il Signore. Al tempo stesso, ricordò come il Giubileo potesse avere, e lui lo auspicava, una ricaduta positiva sul volto della città, migliorandone il decoro e ricucendo di più il centro alla periferia. Il Papa invitò ad accogliere al meglio i pellegrini e, al tempo stesso, a far vivere i valori del Giubileo nel volto della città. Noi abbiamo cercato in tanti interventi di interpretare questo messaggio e quindi penso che Roma abbia accolto questo Giubileo, forse come mai successo da un punto di vista di incontro e di contatto. Anche per questo, con monsignor Rino Fisichella (pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione e responsabile della Santa Sede per il Giubileo ndr), abbiamo voluto che tanti eventi giubilari avessero anche delle fasi all'interno della città. Quello degli adolescenti, delle bande, delle confraternite, hanno vissuto dei momenti diffusi nelle piazze, si sono mescolati ai romani e hanno trasmesso il senso del loro pellegrinaggio, della loro speranza. È stato un Giubileo bellissimo, straordinario, che resterà nella memoria e anche nelle opere della nostra città per molto tempo.
Da romano e, naturalmente da sindaco, come ha vissuto questo Anno Santo?
L’ho vissuto con un fortissimo senso di responsabilità, perché la funzione di commissario di Governo del Giubileo che mi è stata attribuita si è aggiunta a quella di sindaco. Ho un ricordo molto bello, molto intenso, in alcuni momenti molto faticoso, ma di grandissima soddisfazione. La città deve essere grata al Giubileo. Roma ha dato al Giubileo tanto impegno, tanti volontari, ma non dobbiamo dimenticare che la città ha ricevuto tantissimo da questo Giubileo, grazie al quale il volto della città è migliorato.
Qual è stato il momento, l'evento, del Giubileo che più l'ha colpita? Ci ha già accennato qualcosa circa il Giubileo dei giovani …
Ci sono stati vari momenti molto commoventi. Come quando sono andato a fare colazione con alcuni dei gruppi di giovani del Giubileo dei giovani che venivano da varie parti del mondo. Poi mi ha colpito il momento delle confessioni al Circo Massimo, tutti i giovani in fila, che esprimevano valori di pace e di fratellanza, erano il volto di un mondo possibile e reale che magari stride con tante immagini che noi vediamo nel mondo delle guerre, del mondo della cultura dello scarto, del mondo che non si cura dell'ambiente. Invece loro erano un mondo possibile e, al tempo stesso, reale, più bello, più giusto, più solidale. Vederli con quel sole cocente, in fila ma gioiosi, ecco, è stato davvero proprio personalmente commovente E poi ancora, il Giubileo degli adolescenti e quello delle confraternite, vedere queste forme di religiosità radicate proprio nella storia più antica delle sensibilità popolari. Il popolo del Giubileo accorso qui a Roma ha presentato tante sfaccettature, osservarlo ha dimostrato come gli uomini, seppur diversi per storia e per cultura, al tempo stesso siano tutti fratelli.
Come è stata la collaborazione tra il Campidoglio e il Vaticano, a partire ovviamente da monsignor Fisichella, dal Comitato per il Giubileo?
Abbiamo lavorato insieme, sempre in modo positivo, anche nei momenti più difficili. In particolare con monsignor Fisichella, quando ci incontriamo a piazza Pia, non nascondiamo la reciproca soddisfazione, perché entrambi l’abbiamo voluta fortemente. Spesso ho parlato di piazza Pia come della piazza dell'abbraccio, per dire che seppur nel mondo di oggi da una parte sia acquisito il tema della laicità della politica e dello Stato, senza bisogno di avere problemi e timori reciproci di invasioni di campo, al tempo stesso, la presenza della Santa Sede a Roma è una risorsa. Per questo mi piace parlare di piazza Pia come della piazza dell'abbraccio, perché è una piazza che è dello Stato italiano ma che, al tempo stesso, insieme a piazza San Pietro, forma una piazza binazionale che logisticamente ha anche consentito di creare un'unica piazza che potesse contenere fino a 150.000 200.000 persone. Questo testimonia che siamo in una fase in cui di fronte al dramma delle guerre, della povertà, di fronte all'esigenza di attingere ai valori di fratellanza, che sono universali oltre che profondamente cristiani, sia indispensabile, potersi abbracciare, ciascuno nelle sue specificità, ma uniti da valori, anche spirituali e religiosi, che uniscono la stragrande maggioranza degli italiani. Questo Giubileo ha cementato una forma di collaborazione particolarmente stretta e intensa, è un'eredità positiva di una possibilità di collaborazione per cercare di aiutare il mondo a essere quello dei ragazzi visti a Tor Vergata e al Circo Massimo. Un mondo di fratellanza di pace, e questo Giubileo ha dimostrato che esso è possibile.
Sindaco, lei ha ricordato Papa Francesco, qual è stato il suo rapporto con lui e qual è quello con Papa Leone?
Il rapporto con Papa Francesco è stato molto intenso, molto profondo. Lui ha scelto di tornare in Campidoglio, a pochi anni dalla sua precedente visita, proprio per lanciarci un messaggio importante sul ruolo di Roma nel Giubileo. Ha avuto un'attenzione molto grande per la nostra città, guidando non solo l'aspetto spirituale con la straordinaria bolla di indizione Spes non confudit, ma anche rispetto proprio a un indirizzo sul tipo di opere e di interventi, naturalmente mai entrando nel merito. Papa Leone sin da subito ha voluto lanciare un segno molto importante. Mi ha colpito, ed è stato anche commovente, che lui abbia scelto di fermarsi in Campidoglio quando è andato a insediarsi a San Giovanni, come un segno di attenzione nei confronti del governo civile della città. Ha usato parole molto importanti, mi hanno colpito la sua profondissima spiritualità e, al tempo stesso, la sua attenzione verso temi di grande importanza, come quelli del lavoro, dell’impatto delle nuove tecnologie. Insomma, è iniziato un rapporto che sono sicuro sarà profondo, intenso e positivo.
Lei ci ha descritto Roma come la città dell'accoglienza, in questo periodo, da cui si è elevato e si eleva un messaggio universale di pace. L’eredità del Giubileo potrà consistere anche in nuovi grandi eventi internazionali per la capitale?
Intanto ce ne sarà un altro di Giubileo, perché nel 2033 ci sarà quello dedicato alla morte e resurrezione di Gesù. E poi, certo, questo rafforza la capacità di Roma di ospitare tanti grandi eventi, molti dei quali avvengono proprio grazie alla Santa Sede che ospita summit sulla pace, sull'ambiente, e anche questo fa parte di quel valore aggiunto di una collaborazione stretta tra Italia e Santa Sede. Abbiamo fatto tante cose positive, ma il fatto che il Giubileo sia andato bene non fa venir meno i problemi, le povertà, le esclusioni. Io spero che questa energia positiva si trasformi anche in capacità di affrontare questi problemi di ridurre le lacerazioni, le fratture. La vocazione all'accoglienza della nostra città dovrà riversarsi nelle sfide che ci attendono.
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