Gaza, Israele non rinnova le licenze alle organizzazioni umanitarie
Valerio Palombaro - Città del Vaticano
Israele non ha rinnovato le licenze per 37 organizzazioni non governative internazionali e associazioni umanitarie che operano nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Tali licenze temporanee, si legge in una nota diffusa ieri dal ministero israeliano per gli Affari della diaspora, scadranno il primo gennaio 2026 “poiché le ong coinvolte non hanno ottemperato ai rigorosi nuovi requisiti di registrazione presso il governo, come previsto da una risoluzione governativa del primo marzo di quest'anno”. La risoluzione in oggetto impone a queste organizzazioni umanitarie di presentare una serie di documenti relativi alle loro attività, tra cui l'elenco di tutti i dipendenti stranieri e palestinesi.
Garantire gli aiuti umanitari
Le associazioni colpite dal provvedimento - tra le quali figurano ong come Medici Senza Frontiere, il Consiglio norvegese per i rifugiati, Azione Contro la Fame e Oxfam, ma anche associazioni come Caritas Internationalis, Caritas Gerusalemme e Fondazione AVSI - hanno già espresso dure critiche contro il mancato rinnovo delle licenze. "Impedire aiuti salvavita mentre la popolazione civile è colpita dalle fame, dalle malattie e dalle bombe nonostante il cosiddetto cessate il fuoco è una clamorosa violazione del diritto internazionale e un assalto all'umanità, una punizione collettiva su scala catastrofica”, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International.
Critiche dall'Ue
L’Unione europea ha duramente criticato il provvedimento. "La legge sulla registrazione delle ong non può essere applicata nella sua forma attuale", ha scritto su X Hadja Lahbib, commissaria europea per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi. "Tutti gli ostacoli all'accesso umanitario devono essere rimossi", ha aggiunto. Anche il ministero degli Esteri palestinese, tramite una nota diffusa oggi, ha criticato la decisione "arbitraria" delle autorità israeliane, invitando la comunità internazionale e l'Onu a "prendere misure punitive e di deterrenza contro queste pratiche, che restringono il lavoro umanitario e lo spazio civico in Palestina".
La posizione di Caritas Gerusalemme
"Caritas Gerusalemme continuerà le sue operazioni umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in conformità con il suo mandato”, ha assicurato stamane il portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme, Farid Jubran. Secondo quanto indicato dal portavoce, Caritas Gerusalemme "non ha avviato alcuna procedura di nuova registrazione presso le autorità israeliane”, mentre Caritas Internationalis "non attua né conduce alcun intervento diretto all’interno del Paese". “Caritas Gerusalemme è un'organizzazione umanitaria e di sviluppo che opera sotto l'ombrello e la governance dell'Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa", ha precisato Jubran, sottolineando che in Israele Caritas Gerusalemme "è una persona giuridica ecclesiastica, il cui status e la cui missione sono stati riconosciuti dallo Stato di Israele attraverso l'Accordo fondamentale del 1993 e il successivo Accordo di personalità giuridica del 1997, firmato tra la Santa Sede e lo Stato di Israele".
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