Iran, si allargano le proteste contro la crisi economica
Valerio Palombaro - Città del Vaticano
La crisi economica mobilita le piazze in Iran. Gli studenti universitari si sono uniti ieri alle proteste dei commercianti in atto da domenica innescando le manifestazioni di piazza più estese degli ultimi anni, dopo quelle che nell'autunno 2022 furono segnate una dura repressione con centinaia di vittime. Se in quel caso era stata l'uccisione dell’attivista curda Mahsa Amini, presa in custodia dalla polizia morale per non aver indossato correttamente l’hijab, questa volta a scatenare il malcontento degli iraniani sono soprattutto l’inflazione e l’aumento dei prezzi.
Il rial ai minimi storici
La precaria situazione economica sta determinando il crollo del valore del rial (la moneta locale), che nei giorni scorsi ha superato la quota "record" di 1,4 milioni per 1 dollaro. I rincari più sensibili dei prezzi riguardano beni essenziali come generi alimentari e medicinali, mentre prosegue lo sciopero dei commercianti con diversi negozi chiusi da giorni. La svalutazione del rial ha aggravato una situazione economica precaria già caratterizzata da un’inflazione elevata ben superiore, secondo l'ufficio di statistica di Teheran, al 40% su base annuale.
La protesta degli studenti
Migliaia di studenti universitari si sono uniti alle proteste di piazza sia nei principali atenei della capitale Teheran che in altre località come Ispahan, nel centro del Paese. Il presidente, Massoud Pezeshkian, ha aperto al dialogo chiedendo al ministro dell’Interno di ascoltare le "richieste legittime" dei manifestanti “per risolvere i problemi e agire responsabilmente”. E sono già arrivate le prime conseguenze di queste manifestazioni: il direttore della Banca centrale, Mohammad Reza Farzin, si è dimesso.
L'Ue condanna la repressione
A Teheran le proteste di ieri sono state represse con il lancio di gas lacrimogeni. Secondo il quotidiano Shargh, nei pressi dell’università di Teheran sarebbero stati arrestati quattro studenti. "L’Unione europea esprime seria preoccupazione per il ricorso diffuso alla detenzione arbitraria da parte delle autorità iraniane per reprimere le voci critiche all'interno del Paese”, ha intanto dichiarato ieri sera in una nota l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas. Tra le persone detenute negli ultimi tempi, ha ricordato l’Ue, c’è anche la vincitrice del Premio Nobel per la Pace, Narges Mohammadi, la cui salute rimane fragile, così come altri attivisti dei diritti umani arrestati lo scorso 12 dicembre a Mashhad.
Una combinazione di fattori
Secondo molti analisti, la combinazione di sanzioni internazionali, cattiva gestione economica e perdita di fiducia nelle istituzioni ha creato un terreno fertile per questa nuova ondata di proteste. Non trascurabile anche la grave crisi idrica che attanaglia il Paese ormai da mesi: a inizio novembre, il presidente Pezeshkian aveva ipotizzato addirittura l’evacuazione di alcune zone di Teheran in caso di un protrarsi della grave siccità. Queste proteste arrivano inoltre in uno scenario internazionale segnato dal fallimento dei colloqui sul nucleare con gli Usa e dall’indebolimento di molti alleati internazionali dell’Iran.
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