Ucraina, tre anni di guerra: l’Europa sia attore di pace
Massimiliano Menichetti
Tre anni fa il 24 febbraio del 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina e la guerra è di nuovo tornata nel cuore dell’Europa. Sono stati tre anni durissimi in cui la morte, l’orrore, la sofferenza hanno segnato il cuore di milioni di persone. Non ci sono numeri ufficiali sulle vittime militari e civili. Le testate giornalistiche di tutto il mondo raccontano l’esodo di quasi sette milioni di individui, secondo i dati delle agenzie delle Nazioni Unite, che sono stati costretti a lasciare ogni cosa per fuggire nei Paesi vicini che hanno offerto ospitalità o una via di transito per altre mete di salvezza. Dentro il Paese, in questi mesi stritolato dalla morsa di un inverno che arriva anche a meno venti gradi sotto lo zero, sono quasi quattro milioni gli sfollati che cercano riparo dalle violenze. Uomini, donne, bambini, anziani che spesso, nelle zone di frontiera sotto attacco, vivono in cunicoli per ripararsi dalle bombe o dall’assalto dei droni. Molte città ormai sono ridotte a cumuli di macerie, l’energia elettrica spesso manca, come non c’è la possibilità di scaldarsi, di magiare, di curarsi.
Il Papa, nel messaggio che è stato diffuso ieri per la preghiera dell’Angelus, ha definito questa ricorrenza “dolorosa e vergognosa per l’intera umanità” e in ogni circostanza continua a ripetere con forza che “la guerra è sempre una sconfitta” ad invocare instancabilmente una “pace giusta e duratura” e la necessità di dialogo. La sottolineatura sta tutta in questo aggettivo, perché la pace giusta si fonda sul principio di equità, reciproco rispetto e sostenibilità nel tempo. Al contempo la via negoziale deve essere un impegno per tutti. Non si tratta quindi solo di fermare bombe e carri armati, ma di riconoscere gli errori commessi, di avere il coraggio di fare un passo indietro, di vedere il volto dell’altro, di costruire e sostenere un sistema che garantisca i diritti, la sicurezza e il benessere per tutte le parti. Significa, per quanto difficile, ricominciare insieme.
Fino ad ora la via percorsa ha contrapposto armamenti, proclami e ipotizzato perfino scenari nucleari apocalittici per il mondo intero. Senza esito gli appelli e i tentativi di porre fine al conflitto, ma la speranza non si perde, come non si fermano la solidarietà di molte organizzazioni, istituzioni e persone di buona volontà. Tante sono le testimonianze che abbiamo raccolto e diffuso in questi anni bui: storie di sacrificio, solidarietà, amore e passione per la propria terra, per l’umano anche davanti a torture, menomazioni o affetti strappati, che mostrano la volontà di tenere i cuori lontano dall’odio nonostante l’aggressione subita e la conseguente difesa, nonostante tanti soffino proprio sull’inimicizia tra russi ed ucraini.
E’ urgente far tacere ogni violenza, ricostruire la fiducia, rilanciare una “Conferenza internazionale”, come ipotizzato alcuni mesi fa dal segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, dove si riprenda quello che è stato definito “lo spirito di Helsinki”. Perché nel 1975 fu proprio la volontà di sedersi insieme intorno ad un tavolo che permise di promuovere la cooperazione tra le nazioni europee ed abbassare le tensioni durante la Guerra Fredda. L’appello quindi è anche all’Europa affinché riscopra se stessa, torni alle radici dei padri fondatori: Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e sappia essere davvero un attore forte e credibile di pace, di accoglienza ed esempio di fratellanza universale.
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