2. Ricostruire la casa del Signore
Nella prima meditazione di Avvento abbiamo rivolto lo sguardo alla Parusia del Signore alla fine dei tempi, contemplando l’immagine di un Dio che ha annunciato e promesso il suo ritorno glorioso. Davanti a questa speranza, ci siamo sentiti richiamare alla vigilanza su noi stessi, per non perdere la capacità di accorgerci della grazia di Dio che opera silenziosamente nella storia. È proprio questa grazia la forza che continua a dare vita al mondo e a offrire alla Chiesa occasioni sempre nuove di conversione. Essa ci insegna a vivere, come ai giorni di Noè, sotto un cielo paziente, mai stanco di rinnovare la fiducia in noi, nonostante le nostre fragilità e contraddizioni.
In questa seconda meditazione, vogliamo soffermarci sulla delicata responsabilità di accogliere questa grazia non solo come singoli, ma anche come comunità di credenti. Il battesimo ci ha costituito «collaboratori di Dio» per edificare, nel tempo e nella storia, il suo «edificio» (1Corinzi 3,9) che è la Chiesa: «il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano», secondo la coraggiosa e profetica definizione che ne ha dato il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, 1).
Ma di quale unità dobbiamo farci testimoni? E in che modo possiamo offrire al mondo una comunione che non si riduca a un generico richiamo alla fraternità, ma diventi un riferimento stabile e credibile capace di rigenerare la fiducia?
