3. L’universalità della salvezza
Nelle prime due meditazioni di questo Avvento abbiamo contemplato la Parusia del Signore, il suo ritorno glorioso alla fine dei tempi, imparando a vivere sotto un cielo paziente che non si stanca di manifestare fiducia nell’umanità. Abbiamo poi riflettuto sulla responsabilità di ricostruire insieme la casa del Signore, riconoscendo che ogni autentico rinnovamento della Chiesa passa attraverso la capacità di accogliere le differenze senza cedere all’illusione dell’uniformità, portando insieme il peso della comunione anche quando le voci non si accordano immediatamente.
Ora, mentre ci avviciniamo al Natale e alla conclusione del Giubileo desideriamo volgere lo sguardo a un terzo movimento della grazia: la manifestazione universale della salvezza. Non è senza significato che la Porta Santa venga chiusa proprio il 6 gennaio, solennità dell’Epifania del Signore. Nel giorno in cui la Chiesa celebra la manifestazione di Cristo a tutte le genti, si compie anche il cammino giubilare con la chiusura della Porta Santa. La coincidenza è significativa: mentre una porta visibile si richiude, si afferma con forza che la salvezza di Cristo resta definitivamente aperta a tutti.
Sia il Giubileo sia il Natale del Signore ci pongono davanti alla stessa sfida: riconoscere la venuta di Cristo nella nostra umanità come una luce da accogliere, dilatare e offrire al mondo. In gioco c’è la cattolicità della Chiesa, nel suo duplice e inscindibile significato: da una parte, il possedere la pienezza di Cristo; dall’altra, l’essere inviata alla totalità del genere umano, senza eccezioni né esclusioni. È questa la speranza che vogliamo contemplare: una salvezza realmente universale.
