Timor-Leste, tornano in patria le spoglie di tre prelati vissuti al fianco del popolo
P. Kasimir Nema, SVD - Dili, Timor Leste
Dopo decenni trascorsi lontano dalla loro patria, le spoglie mortali dei vescovi Jaime Garcia Goulart e José Joaquim Ribeiro e di monsignor Martinho da Costa Lopes, sono rientrate nel Paese che per decenni hanno servito, accompagnando il popolo di Timor Leste attraverso la guerra, l’occupazione e la lotta per l’autodeterminazione. Le urne contenenti i resti sono giunte il 1mo settembre all’aeroporto internazionale di Dili, su un volo proveniente da Bali, in Indonesia, un momento storico per la Chiesa cattolica e per il popolo tutto. Il loro ricordo si unisce ora a quello del vescovo Alberto Ricardo da Silva, mentre la nazione si prepara a seppellirli tutti e quattro insieme nella Cattedrale Metropolitana di Dili.
Un ritorno solenne
Le urne sono state accolte con tutti gli onori militari da membri delle Falintil-FDTL prima di essere portate nella sala Vip dell’aeroporto, dove rappresentanti del governo e della Chiesa cattolica hanno firmato il documento ufficiale di consegna. Il cardinale Virgílio do Carmo da Silva, arcivescovo di Dili, ha firmato a nome della Chiesa, mentre Tomás Cabral, presidente della commissione organizzativa del governo, ha firmato per lo Stato. Sin dalle prime ore del mattino, migliaia di persone si sono raccolte lungo la strada dell’aeroporto. Studenti, catechisti, religiosi, sacerdoti, scout e famiglie si sono assiepati lungo le vie per accogliere il passaggio dei tre esponenti della Chiesa, ricordati da molti come pastori rimasti vicini alla gente in tempi di sofferenza. Tra le persone presenti ad accogliere i resti mortali c’erano il presidente José Ramos-Horta, insieme con l’ex primo ministro Mari Alkatiri, alti funzionari governativi, militari e leader della Chiesa.
La voce di chi non ha voce
Parlando a nome della Conferenza episcopale di Timor Leste, il cardinale Virgílio ha affermato che il rientro in patria è stato molto più che un atto cerimoniale. La Chiesa tutta, ha affermato, ha accolto i resti mortali “con cuore ricolmo di gioia, gratitudine e commozione spirituale”. Il loro ritorno, ha aggiunto, è un momento per riaffermare l’identità religiosa e nazionale di Timor Leste e un segno di cooperazione tra Chiesa e Stato. “Nei momenti più bui della nostra storia e della nostra lotta, essi sono diventati la voce di chi non ha voce”, ha spiegato il porporato. “Sono rimasti saldamente al fianco di quanti soffrivano in mezzo alle difficoltà e alla violenza della guerra. Sono diventati pilastri di speranza e difensori della dignità umana e del diritto di questa terra all’autodeterminazione”. Il cardinale Virgílio ha espresso gratitudine al governo del primo ministro Kay Rala Xanana Gusmão, alla Presidenza della Repubblica, all’ambasciata timorese in Portogallo, alla comunità salesiana di Évora, al Patriarcato di Lisbona e all’arcidiocesi di Évora per il ruolo svolto nel riportare a casa i resti mortali.
Quatro pastori, una sola storia
La festa per il ritorno è proseguita il 2 settembre, con una messa solenne a Tasi-Tolu, presieduta dal vescovo Norberto do Amaral, presidente della Conferenza episcopale di Timor Leste. La celebrazione ha unito il ricordo dei tre rappresentanti della Chiesa i cui resti mortali sono stati riportati dal Portogallo con quello del vescovo Alberto Ricardo da Silva, le cui spoglie erano state traslate dal cimitero Maloa-Ailok Laran di Dili. Nella sua omelia, il vescovo Norberto ha riflettuto sulla vita dei quattro pastori e sul posto che occupano nella storia della Chiesa a Timor. “Erano rimasti lontani da Timor per molti anni”, ha detto. “Alcuni erano partiti a causa dell’età e dopo la rinuncia al ministero, altri invece sono stati separati dal Paese a causa della situazione politica. Oggi ritornano a Timor non fisicamente, ma spiritualmente”. Il vescovo Jaime Garcia Goulart divenne il primo vescovo di Dili dopo che la diocesi fu separata da Macau. Durante l’occupazione giapponese si rifugiò in Australia e successivamente ritornò a Dili all'epoca devastata dalla guerra, dove era stata distrutta anche la cattedrale appena inaugurata. Nonostante una grave carenza di sacerdoti, aiutò a ricostruire la diocesi e rafforzò la formazione dei catechisti e del clero, anche con l’istituzione di un seminario minore. Il suo successore, il vescovo José Joaquim Ribeiro, continuò questo lavoro pastorale e affidò sempre più responsabilità a monsignor Martinho da Costa Lopes che fu il primo sacerdote assegnato a Bobonaro. Fondò il Colégio Infantes Sagres a Maliana, poi servì come Cancelliere della Diocesi di Dili e infine divenne una voce importante per il popolo timorese durante l’occupazione indonesiana. Il vescovo Alberto Ricardo da Silva, il quarto pastore ricordato nella Messa, fu parroco di Moatel durante il massacro di Santa Cruz del 12 novembre 1991, quando forze indonesiane aprirono il fuoco sui dimostranti a Dili. In seguito fu ripetutamente convocato dalle autorità per essere interrogato. Insieme, i quattro pastori hanno seguito e accompagnato il popolo di Timor Leste attraverso il dominio coloniale portoghese, l’occupazione giapponese, l’invasione e l’occupazione indonesiana e la lunga lotta per l’indipendenza.
Ricordare i pastori
Alla Messa celebrata a Tasi-Tolu hanno assistito sacerdoti, religiosi, seminaristi, funzionari governativi e migliaia di fedeli. Il vescovo Norberto ha invitato la gente a ricordare non solo quanto fatto dai quattro rappresentanti della Chiesa, ma anche i loro limiti umani. Ha chiesto perdono a nome della gente per i peccati e le manchevolezze commessi nei confronti loro e della loro eredità e ha chiesto la loro intercessione per Timor Leste e per il mondo. Tra i presenti c’erano anche il cardinale Virgílio e il vescovo Leandro Maria Alves, incaricato per gli Affari della Santa Sede a Timor Leste. Il rimpatrio è seguito a un accordo raggiunto a dicembre 2025 tra il presidente Ramos-Horta e la Conferenza episcopale di Timor Leste. A febbraio 2026 la Chiesa e il governo hanno annunciato una commissione congiunta per coordinare la traslazione. Il processo è iniziato il 18 agosto in Portogallo, con una Messa di rendimento di grazie nella chiesa Espírito Santo a Évora, mentre Il giorno seguente si è tenuta una seconda cerimonia nella cattedrale di Évora, presieduta dal Patriarca di Lisbona, il cardinale Rui Manuel Sousa Valério.
L’ultima dimora
Le commemorazioni proseguiranno nei prossimi giorni. Anche oggi, 3 settembre, si terrà una cerimonia commemorativa a Manatuto per onorare monsignor Lopes. I suoi resti attraverseranno Laleia prima di fermarsi al ponte di Manatuto, dove verrà letta una risoluzione governativa e il ponte ufficialmente prenderà il suo nome. La celebrazione centrale si svolgerà il 10 settembre, quando i resti di tutti e quattro verranno tumulati insieme nella Cattedrale Metropolitana di Dili. La loro sepoltura riunirà quattro pastori le cui vite si sono intrecciate con alcuni dei momenti più importanti della storia di Timor Leste. Fino ad allora, i fedeli sono invitati a continuare a visitare Tasi-Tolu per pregare, celebrare la messa e rendere omaggio ai quattro leader della Chiesa i cui nomi, come ha detto il cardinale Virgílio, “sono inscritti nella nostra storia” e il cui ricordo “continua a vivere nei nostri cuori”.
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