Il Primate della Colombia in visita a una delle aree colpite. Il Primate della Colombia in visita a una delle aree colpite.

Il sisma in Colombia, l’arcivescovo di Bogotà: prima le persone, poi le chiese

A seguito del terremoto che ha colpito numerose comunità nella Colombia occidentale, il cardinale Luis José Rueda Aparicio, primate del Paese, testimonia l’impegno della Chiesa nell’alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite. La priorità, spiega, sono le persone e le famiglie ferite: "Bisogna ricostruire la speranza”

Sebastián Sansón Ferrari - Città del Vaticano

Quindici diocesi colpite, migliaia di case distrutte, ospedali, scuole, università e numerose chiese danneggiati. Questo è il quadro lasciato dal terremoto che ha colpito la Colombia occidentale lo scorso 10 agosto e che ha aperto, insieme all'urgente necessità di ricostruzione materiale, una profonda ferita umana la cui guarigione richiederà tempo, vicinanza e accompagnamento.

In mezzo alla devastazione, al dolore e all'impotenza, sono emersi anche segni di solidarietà e di speranza. Ne è testimonianza l’impegno della Chiesa cattolica accanto alle popolazioni colpite, nei bisogni più immediati, ma anche, e soprattutto, prostrate dal dolore e dal lutto, dall’aver perso, oltre ai propri cari, la casa e gli spazi che per generazioni sono stati il ​​cuore delle loro comunità.

Il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá e primate di Colombia, si è recato con altri quattro vescovi e ottanta sacerdoti dell'arcidiocesi di Bogotá in alcune delle zone più colpite. Ai media vaticani spiega che l'iniziativa è nata da una domanda semplice ma urgente: "Cosa possiamo fare?". Ispirati dal Vangelo, "per avvicinarci alla realtà della sofferenza e per constatare come Papa Leone sia sempre stato vicino alla sofferenza, così come Papa Francesco, ci siamo chiesti: cosa possiamo fare immediatamente?".

Primo soccorso spirituale

La risposta, indica il cardinale, è stata quella di mettersi in viaggio: "In seguito agli incontri con alcuni sacerdoti dell'arcidiocesi di Bogotá, abbiamo deciso che potevamo rapidamente metterci in moto per fornire un primo soccorso spirituale". L'idea era di essere presenti accanto a coloro che soffrivano, proprio come i soccorritori, i medici e gli infermieri si mobilitavano per prestare soccorso alle emergenze fisiche e mediche.

Cinque vescovi e ottanta sacerdoti hanno così intrapreso un viaggio via terra di quattordici ore. Una missione che li ha prima condotti a Pereira, nel dipartimento di Risaralda, e poi nelle diverse giurisdizioni ecclesiastiche della Valle del Cauca, dove i religiosi si sono divisi per accompagnare le singole comunità.

 Un momento della missione "Primo Soccorso Spirituale" (@Arcidiocesi di Bogotà)
Un momento della missione "Primo Soccorso Spirituale" (@Arcidiocesi di Bogotà)   (@Arquidiócesis de Bogotá)

Alcuni sono rimasti a Cali, altri sono stati inviati a Palmira, Cartago e Buga. Il cardinale Rueda Aparicio, con altri, è andato a Buenaventura, sulla costa del Pacifico, una delle regioni in cui la tragedia del terremoto si è sovrapposta alle ferite e alle sofferenze del passato. La violenza del sisma ha esacerbato una realtà in cui convergono povertà, abbandono e violenza dei gruppi armati.

Il porporato descrive la città di circa 350mila abitanti che, pur essendo il principale porto colombiano sul Pacifico, continua ad affrontare gravi difficoltà nel garantire alcuni bisogni primari alla sua popolazione: "È una situazione che unisce l'abbandono da parte dello Stato alla violenza dei gruppi armati".

Nelle zone costiere più povere vivono numerosi pescatori con le loro famiglie. Le loro case, molte delle quali costruite sull'acqua, sono strutture in legno con tetti improvvisati, erette accanto ai luoghi di lavoro e di ormeggio delle barche. A questa precarietà si aggiunge la storia di molti arrivati da altre regioni, in fuga dalla violenza. "Dovremmo dire – indica il cardinale – che sono doppiamente vittime, del conflitto armato e poi del terremoto”.

Il dolore dell'abbandono e la forza delle donne

L'esperienza a Buenaventura ha permesso all'arcivescovo di Bogotá di confrontarsi con una realtà quotidiana che rivela fino a che punto la vulnerabilità negli anni possa trasformarsi in ferita. Le alte temperature, le difficoltà di accesso all'acqua potabile e la presenza di malati e anziani bisognosi di cure fanno parte della vita quotidiana di numerose famiglie. E "questo fa percepire il dolore dell'abbandono che questa regione ha subìto".

La missione di "Primo soccorso spirituale" ha mobilitato circa ottanta sacerdoti dell'Arcidiocesi di Bogotà, recatisi nelle zone colpite; tra le varie attività, hanno visitato case in rovina e chiese distrutte e hanno parlato con i residenti del luogo. (@Arcidiocesi di Bogotà)
La missione di "Primo soccorso spirituale" ha mobilitato circa ottanta sacerdoti dell'Arcidiocesi di Bogotà, recatisi nelle zone colpite; tra le varie attività, hanno visitato case in rovina e chiese distrutte e hanno parlato con i residenti del luogo. (@Arcidiocesi di Bogotà)   (@Arquidiócesis de Bogotá)

Ma, in mezzo alle difficoltà, il porporato ha anche trovato una straordinaria capacità di solidarietà. Uno dei volti che più lo ha colpito è stato quello delle donne della costa del Pacifico, la cui presenza è di sostegno a gran parte della vita quotidiana delle comunità. "Le donne afro-colombiane portano la musica e la danza nel cuore", racconta Luis José Rueda Aparicio. Durante le celebrazioni eucaristiche improvvisate per le strade o sotto i tendoni, insieme a sacerdoti e suore, ha potuto scoprire il loro ruolo fondamentale all'interno delle comunità. Cantano lodi al Signore e, allo stesso tempo, si assicurano che ci sia cibo a sufficienza per chi si reca alle mense comunitarie. Le banche alimentari sono diventate una fonte di sostegno vitale, ma la solidarietà non si limita alla distribuzione di ciò che arriva. Alla domanda su come facessero a prendersi cura degli anziani che non potevano uscire, le donne hanno risposto che prima di distribuire il cibo a tutti gli altri, lo mandavano a chi restava a casa e ai malati. Ed ecco che "quella figura femminile, che tende una mano, ama e serve la vita, è un potente messaggio di fede”.

Sorridere in mezzo alla tragedia

Un altro aspetto che ha profondamente toccato il cardinale è stata la capacità dei bambini e dei giovani di mantenere la gioia in circostanze apparentemente insopportabili. "Sono rimasto colpito nel vedere i bambini e i giovani sorridere, capaci di felicità, capaci di fede", pur nella consapevolezza di ciò che li circonda, molti di loro sono nati e cresciuti in contesti segnati da conflitti e abbandono, e il terremoto si presenta ora come una nuova prova in una storia di difficoltà che fa parte della loro vita quotidiana. Eppure, sorridono. A spiccare in questo contesto è anche la vicinanza dei sacerdoti alle loro comunità. Camminano per i quartieri, salutano le persone, si fermano per offrire una parola di incoraggiamento.

Questa familiarità afferma, rivela il porporato, una Chiesa profondamente radicata nella vita quotidiana delle persone: "Ho potuto assistere a questa vicinanza del sacerdote, dell'evangelizzatore, con i suoi laici".

Comunità che diventano famiglie

Nel mezzo della sofferenza, anche le piccole comunità di fede hanno dimostrato la loro importanza. Si tratta di gruppi che si riuniscono regolarmente attorno alla Parola di Dio e all'Eucaristia e che, nel tempo, hanno costruito legami capaci di resistere anche ai momenti più difficili.

Quando arriva il dolore, spiega il cardinale, questi legami diventano visibili, "diventano fratelli e sorelle che si accompagnano, si aiutano, si sostengono a vicenda". Per Rueda Aparicio, questa esperienza è uno dei frutti dell'opera di evangelizzazione portata avanti per anni da tanti vescovi, sacerdoti e laici. Nei momenti di prova, indica, emerge una fede che permette alle persone di sentirsi come fratelli e sorelle, vicini gli uni agli altri e responsabili gli uni degli altri.

Uno dei momenti più significativi del viaggio è stato davanti a una chiesa parzialmente distrutta a Buenaventura, un’area transennata per evitare rischi. La distruzione delle chiese provoca un dolore profondo. Molte di esse sono state costruite grazie all'impegno di diverse generazioni, con piccoli contributi e il lavoro di comunità che consideravano quel luogo parte della propria storia. Per queste persone, spiega il cardinale, la chiesa non è solo un edificio, è la casa di Dio, ma è anche la casa della fraternità e dell'incontro. Vedendola distrutta sentono che anche una parte importante della loro vita è crollata. Di fronte a questa realtà, il cardinale insiste su una priorità che attraversa poi tutta la sua riflessione: "Prima delle chiese, dobbiamo ricostruire le persone". La ricostruzione materiale sarà necessaria e, in molti casi, complessa. Alcuni edifici dovranno essere completamente demoliti e ricostruiti, altri potranno essere consolidati e in parte recuperati. Ma la Chiesa, sottolinea, deve partire dalle persone: "dobbiamo ricostruire la speranza".

I sacerdoti hanno visto bambini che frequentavano le classi di catechismo senza una casa, famiglie che hanno perso i propri cari, catechisti e responsabili di comunità rimasti senza tetto o senza lavoro. Per questo, prima di pensare agli edifici, si deve sostenere chi ha perduto tutto o quasi. "È fondamentale sostenere prima le persone, prima le famiglie", poi Dio aiuterà a ricostruire le chiese, i seminari e le canoniche.

 Arcidiocesi di Bogotá - Primo soccorso spirituale 2026 (@Arcidiocesi di Bogotá)
Arcidiocesi di Bogotá - Primo soccorso spirituale 2026 (@Arcidiocesi di Bogotá)   (@Arquidiócesis de Bogotá)

Una Chiesa che celebra sotto una tenda

La distruzione di numerose chiese costringerà molte comunità a celebrare per mesi, se non per anni, in spazi rimediati. "Improvviseremo una tenda, improvviseremo una chiesa in un luogo sicuro", è la risposta di alcune comunità. E in questa immagine il cardinale vede un riferimento profondamente biblico. Così come durante il pellegrinaggio nel deserto, il popolo d'Israele aveva una tenda di incontro, allo stesso modo, molte comunità colombiane dovranno ora vivere la propria fede sotto una tenda. Una tenda di incontro, di raduno e di liturgia. Una liturgia unita alla sofferenza, ma anche aperta alla speranza. Mentre le case, e poi anche le chiese, vengono ricostruite, la vita di fede continua.

Il Buon Samaritano e l'urgenza di fermarsi

Per i sacerdoti e i vescovi che hanno partecipato a questa missione, il passo del Buon Samaritano. Di fronte a una persona ferita sulla strada, non si può reagire con indifferenza o rimandare indefinitamente il soccorso. "La persona distesa sulla strada ha bisogno che io la guardi, che la sposti, che mi fermi", spiega il cardinale. La missione non è nata da un'ampia pianificazione o da una metodologia complessa, piuttosto, è stata una risposta immediata a un bisogno che non poteva attendere. "È stata come una chiamata del Signore e una missione urgente."

Arcidiocesi di Bogotá – Primo soccorso spirituale 2026 (@Arcidiocesi di Bogotá)
Arcidiocesi di Bogotá – Primo soccorso spirituale 2026 (@Arcidiocesi di Bogotá)   (@Arquidiócesis de Bogotá)

Quando le parole non servono

Cosa si può dire a chi ha perso tutto? Cosa si può rispondere quando qualcuno chiede ‘dov'è Dio in mezzo alla tragedia’? Per il primate di Colombia ci sono momenti in cui le parole non bastano, momenti in cui “le parole sono superflue". Il linguaggio appropriato, sostiene, è un altro: "è il linguaggio dell'abbraccio. È il linguaggio della tenerezza. È il linguaggio dell'ascolto". Ed è anche il linguaggio del silenzio rispettoso di fronte al dolore altrui, quello di una presenza che non cerca di offrire facili risposte alle grandi domande che scaturiscono dalla tragedia e che non possono essere ridotte ad una spiegazione teorica: "Certamente, la risposta non è una bella teoria teologica, ma un'esperienza di vicinanza". L'assistenza fornita alle comunità colpite si articolerà in diverse fasi. In primo luogo, sarà necessario rispondere ai bisogni umanitari più urgenti: cibo, medicine, cura dei malati e sostegno a chi ha perso i propri cari.

Seguirà poi una fase di stabilizzazione, sia a livello emotivo che per quanto riguarda i bisogni primari, come alloggio e luoghi di studio. Infine, sarà necessaria la ricostruzione strutturale, che inevitabilmente richiederà tempo. Accanto a questi processi materiali, la Chiesa vuole offrire sostegno emotivo, psicologico e spirituale, perché le persone "hanno bisogno di essere guarite e hanno bisogno di elaborare il loro dolore". Non si tratterà quindi di un compito limitato ai primi giorni dell'emergenza, non sarà solo un primo soccorso, ma una presenza permanente e costante, radicata nella spiritualità e nella fede. Anche le banche alimentari e l'assistenza sociale avranno un ruolo importante in questo processo, insieme all'evangelizzazione che aiuta a ricostruire dal cuore.

Il cardinale Rueda Aparicio a Buenaventura durante la missione di "Primo soccorso spirituale" (@Arcidiocesi di Bogotà)
Il cardinale Rueda Aparicio a Buenaventura durante la missione di "Primo soccorso spirituale" (@Arcidiocesi di Bogotà)   (@Arquidiócesis de Bogotá)

Prendersi cura di chi si prende cura degli altri

La ricostruzione richiede anche di prendersi cura di coloro che rimangono in prima linea nelle comunità e nelle istituzioni. Sacerdoti, vescovi, catechisti, leader di organizzazioni civili, sindaci e governatori lavorano instancabilmente in mezzo all'emergenza e hanno bisogno anche loro di recuperare le forze. "Dobbiamo prenderci cura di coloro che sono al comando", avverte il cardinale, perché hanno bisogno di riposo, di sostegno e di opportunità per recuperare la forza fisica e spirituale necessaria per continuare.

La profonda bellezza dell'umanità

Il cardinale Luis José Rueda Aparicio volge lo sguardo, poi, oltre la Colombia. Conflitti, guerre, violenze, cambiamenti climatici e migrazioni stanno attualmente colpendo tutti e cinque i continenti. Di fronte a tanta sofferenza, indica, è necessario recuperare "l'umanesimo più ricco, l'aspetto più bello della condizione umana". Dalla Colombia, un Paese alle prese con le conseguenze del terremoto, il porporato ci esorta a non lasciare che il dolore abbia l'ultima parola. Poiché la risposta risiede anche nella capacità degli esseri umani di aiutarsi a vicenda, con mani e cuori uniti, al di là delle differenze. Rivolge infine un invito, che racchiude lo spirito della sua esperienza tra le comunità colpite: "Possa la profonda bellezza dell'umanità emergere in mezzo alla sofferenza".


Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

07 settembre 2026, 14:16