Centocelle e Pietralata, lo "sgomento" di Reina: Roma reimpari la prossimità
Vatican News
“Le drammatiche vicende che nelle ultime ore hanno sconvolto Roma ci lasciano sgomenti. Di fronte alla morte violenta di una madre a Centocelle e alla tragedia di un’intera famiglia a Pietralata, sentiamo anzitutto il bisogno della preghiera e della vicinanza a quanti sono stati colpiti”. Lo dichiara il cardinale Baldassarre Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma in un comunicato stampa diffuso oggi, 1 settembre, dal Vicariato.
Due famiglie colpite dalla tragedia
Domenica scorsa, 30 agosto, a Centocelle, quartiere della periferia est della Capitale, un ragazzo di sedici anni, con fragilità psichiche, ha picchiato la madre cinquantenne - che potrebbe aver battuto la testa cadendo oppure essere stata colpita da un oggetto contundente - e poi ha chiamato la polizia. La donna trasportata ancora viva al Policlinico di Tor Vergata, è deceduta poche ore dopo.
A Pietralata, domenica sera, nella periferia orientale di Roma, un uomo di 42 anni, una donna di 41 anni e la loro figlia di 5 anni sono stati trovati morti con ferite di arma da fuoco nella camera da letto di un appartamento. Il motivo dell’omicidio-suicidio sarebbero le difficoltà nel gestire la bambina con disabilità.
Fragilità invisibili, dietro la porta di casa
“Come Chiesa di Roma – prosegue il porporato nella nota - affidiamo al Signore le vittime e ci stringiamo alle loro famiglie e alle comunità ferite da un dolore così grande. Quanto è accaduto ci interpella profondamente”. Il cardinale Reina chiede “quanta sofferenza attraversa silenziosamente le case della nostra città senza che nessuno riesca a scorgerla?”. “Dietro le porte delle nostre abitazioni - aggiunge - possono consumarsi solitudini, fragilità, paure e disperazioni che troppo spesso rimangono invisibili. Una città non può dirsi veramente umana quando qualcuno soffre accanto a noi e noi non ce ne accorgiamo”.
Una città che deve tornare ad ascoltare
“Roma – argomenta ancora il cardinale vicario - ha bisogno di ritrovare il significato della prossimità. Abbiamo bisogno di tornare a guardarci, ad ascoltarci, a prenderci cura gli uni degli altri”. Infine il porporato esprime la speranza che quanto accaduto ”non rimanga soltanto cronaca”, ma “diventi un appello alle nostre coscienze perché nessuno, nella nostra città, debba sentirsi così solo da non vedere più la speranza”.
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