Benevento, i vescovi delle aree interne Benevento, i vescovi delle aree interne

Aree interne, l’impegno e la responsabilità della Chiesa italiana

I vescovi si sono riuniti a Benevento per definire linee pastorali coordinate e contrastare lo spopolamento e l'abbandono di questi territori. Il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, ribadisce l’importanza del sostegno alle comunità locali

di Igor Traboni

Una trentina di vescovi delle aree interne si sono ritrovati a Benevento, come da prassi da cinque anni a questa parte, per un appuntamento sempre più importante per la Chiesa italiana «per intessere un dialogo capace di delineare alcune linee di pastorale, dopo aver avviato un coordinamento unitario delle diverse iniziative degli uffici e degli organismi nazionali per le aree interne, fondato sull'ascolto dei bisogni e sulla mappatura partecipata delle risorse locali», come aveva detto alla vigilia monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI.

Zuppi: invertire la tendenza

E proprio di nuove prospettive per avviare il cammino, ma soprattutto del preciso impegno della Chiesa a farsi carico della problematica aree interne, ha parlato nella tarda mattinata di martedì 1 settembre il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Zuppi ha evidenziato «la grande determinazione perché le aree interne non si trovino accompagnate da cure palliative, o peggio ancora dall’eutanasia, ma vengano accompagnate a guardare al futuro, per invertire la tendenza», proseguendo poi con un esempio pratico: «Nelle aree interne quante case senza famiglia abbiamo. E allora c’è qualcosa che dobbiamo provare a fare per evitare questi casi di abbandono. Così come per la grande sfida dei tanti nostri anziani che vivono in queste zone, da aiutare, da proteggere». L’impegno della Chiesa, ha ribadito Zuppi, è massimo: «C’è molta circolarità: da una parte i vescovi che si ritrovano, dall’altra la struttura della Cei che ha fatto sua la problematica, per camminare insieme».

Le richieste della Chiesa

Un appuntamento, quello nella città campana,  arrivato a pochi mesi dalla firma di una “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, sottoscritta da 141 tra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati, per chiedere di esplorare “con realismo e senso del bene comune ogni ipotesi d’invertire l’attuale narrazione delle Aree interne”, con uno sprone alle forze politiche e a tutti i soggetti coinvolti a “incoraggiare e sostenere, responsabilmente e con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo, così da avviare un percorso plurale e condiviso in cui gli attori contribuiscano a costruire partecipazione e confronto così da generare un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico”.

Un osservatorio della Cei

Temi al centro della relazione, nella giornata inaugurale di lunedì 31 agosto, di Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, preceduta dagli interventi e dai saluti del vescovo  di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, Felice Accrocca, e di Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento. Accrocca ha evidenziato come «il percorso è giunto a maturazione e un progetto nato in ambito locale è diventato ormai di respiro nazionale», mentre per Autuoro è importante arrivare alla creazione di un «osservatorio permanente gestito dalla Cei ».

Promuovere confronto e mediazione

Sulla scorta del lavoro fin qui fatto e delle indicazioni della Cei per il futuro, monsignor Crociata non a caso ha intitolato il suo intervento “Allargare gli spazi della riflessione e dell’iniziativa pastorale”, rimarcando come «c’è bisogno di fare rete e creare reti, esaltare la dimensione comunitaria e sostenere ogni forma di prossimità nei confronti del cittadino; c’è bisogno di creare luoghi di confronto e di mediazione, di promuovere responsabilità condivisa. Abbiamo preso coscienza che l’attenzione alle aree interne non può essere sviluppata prescindendo da quella che dobbiamo comunque rivolgere a tutti i territori delle nostre diocesi, integrando la dimensione pastorale con uno sguardo guidato dall’insegnamento sociale della Chiesa».Un aspetto che Crociata ha ulteriormente sottolineato, osservando che «nonostante le lentezze e le inadempienze, sono state attuate esperienze significative secondo un modello operativo che ha due caratteristiche fondamentali. La prima è data dallo sforzo di aderire alla concreta situazione del territorio oggetto del singolo progetto: uno sforzo reso necessario dal fatto che dietro la formula “aree interne” si riscontra una varietà considerevole di situazioni e di configurazioni territoriali. La seconda caratteristica è quella della progettazione eseguita e attuata coinvolgendo diversi soggetti, accanto a quello statale, dai sindaci dei comuni interessati ad altri enti pubblici e privati. Tutte le esperienze andate in porto dicono la positività dei percorsi compiuti e la possibilità che esse offrono di ispirare e suggerire nuove progettualità».

Citando l’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV, per il quale “l’annuncio cristiano ha un’intrinseca dimensione sociale”, il vescovo Crociata ha chiesto la massima attenzione per non cadere nella trappola di «un divario tra la devozione privata dei nostri fedeli e il rilievo pubblico dei nostri principi». Per una fede capace di animare e di incidere «ciò che è decisivo – si è avviato a concludere Crociata -  è condividere che la vita non ci è data come bene di consumo, ma come compito a favore anche degli altri. Può sembrare paradossale, ma bisogna che comincino a sentire così anche coloro che le aree interne le abitano ancora, e ad essi vedere unirsi quanti, credenti e persone di buona volontà, sono disposti a dare una mano in un impegno collettivo che renda migliori perfino i territori più disagiati e periferici».

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01 settembre 2026, 15:35