Iryna Plekhova e la sua icona ricamata a mano, una replica di una reliquia di famiglia andata distrutta Iryna Plekhova e la sua icona ricamata a mano, una replica di una reliquia di famiglia andata distrutta 

Ucraina, custodire la memoria culturale è preservare l’identità di un popolo

La testimonianza di una manager culturale ucraina, che a luglio ha visto distrutto con la sua casa un patrimonio di libri e opere: la festa dell’indipendenza che celebriamo tra qualche giorno è una “promessa di speranza e di libertà”, quella che “Dio dà ai suoi figli di poter scegliere il loro cammino”. La preghiera in famiglia, un’ancora “nei momenti più difficili”

Suor Alina Petrauskaite e Svitlana Dukhovych

«Io e mio marito – lui è un regista – abbiamo moltissimi amici artisti e scrittori. La nostra casa era una sorta di galleria d’arte e, al tempo stesso, una biblioteca: in un piccolo appartamento di tre stanze c’erano più di cinquemila libri, e le pareti erano interamente ricoperte dalle opere di vari artisti, sia professionisti contemporanei sia meno noti”. Iryna Plekhova, PhD in Scienze della comunicazione sociale e vicedirettrice dell’ente pubblico «Cluster culturale di Kyiv, parla con nostalgia piena di dolore di quella sua bella casa e della cultura che custodiva. Adesso di quel tesoro non c’è più niente. Un attacco russo del 15 giugno scorso aveva già danneggiato l’appartamento, ubicato nel centro della capitale ucraina. Un secondo attacco, il 2 luglio, lo ha distrutto. «Per miracolo siamo rimasti vivi», racconta Iryna.

L’icona donata

In un angolo della sua casa dedicato alla preghiera, c’era appeso un piatto decorativo in legno, tipico della zona dei Carpazi, con un’icona dell’Ultima Cena. «Entrando nell’appartamento, in mezzo alle macerie, abbiamo visto che l’unica cosa rimasta quasi intatta era proprio quel piatto con l’icona». Adesso per la donna quell’immagine è diventata «un simbolo della presenza di Dio nei momenti più difficili della vita». Per questo, assieme al marito, ha deciso di regalarla nei giorni scorsi all’inviato del Papa, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, il segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Santa Sede che, durante la sua visita nel Paese il mese scorso, ha fatto tappa il18 luglio nella loro parrocchia di San Nicola a Kyiv.

L'icona donata da Iryna a monsignor Gallagher
L'icona donata da Iryna a monsignor Gallagher

La preghiera per reggere al dolore

In quell’occasione, rivolgendosi ai parrocchiani, monsignor Gallagher ha parlato della virtù della perseveranza, necessaria per costruire la pace. «Avete perseverato come comunità eucaristica, di preghiera, e vedo già i frutti in voi», erano state le sue parole. Proprio l’Eucaristica, confida Iryna, ha rappresentato nei momenti più difficili un sostegno speciale per la sua famiglia, «per non vedere solo la disperazione e il male causati dai bombardamenti e per conservare la speranza nel cuore». Per lei, la fede e la consapevolezza della presenza di Dio sono un grande dono e non riesce a immaginare come avrebbe potuto superare tutti i tragici eventi della guerra senza la fede. La manager culturale riferisce di aver sentito dire più volte da alcune persone che nei momenti di grande sofferenza «semplicemente non riescono a pregare». «Lo capisco -

prosegue Iryna - ma io e mio marito non abbiamo mai vissuto un’esperienza del genere: al contrario, nei momenti più difficili ci sosteniamo e ci incoraggiamo a vicenda a pregare». La guerra, rivela, «mi ha già portato più di una perdita. Nel 2022 mio zio è caduto al fronte, difendendo le regioni di Mykolaiv e Kherson. Anche mia cugina, che viveva vicino alla linea di demarcazione nella regione di Kherson, è morta per un arresto cardiaco, poi tre mesi dopo è rimasto ucciso suo marito. Per non parlare del numero di amici e colleghi che hanno perso la vita o risultano dispersi. È un dolore che si può affrontare solo con la preghiera».

Iryna Plekhova e suo marito durante le celebrazioni presiedute dall’arcivescovo Gallagher presso il Santuario panucraino dedicato alla Madonna di Berdychiv
Iryna Plekhova e suo marito durante le celebrazioni presiedute dall’arcivescovo Gallagher presso il Santuario panucraino dedicato alla Madonna di Berdychiv

Gesti di vicinanza e gratitudine

La distruzione della loro casa ha significato per Iryna e suo marito molto più della perdita di un’abitazione. Nel loro appartamento non c’erano beni preziosi o gioielli: ciò che avevano di valore erano libri, documenti e testimonianze della storia e della cultura ucraina, legati a ciò che amano e a cui hanno dedicato la loro vita. Tra le macerie sono andate perdute una collezione di libri di scrittori ucraini del XX secolo, con le loro dediche autografe e prime edizioni di autori perseguitati durante le repressioni sovietiche, raccolte nel corso degli anni dalle famiglie di Iryna e di suo marito. È andata distrutta anche una preziosa raccolta di giornali fotografici clandestini della Chiesa greco-cattolica ucraina degli anni 1986-1989, donata a Iryna nella regione di Ivano-Frankivsk, quando le notizie della Chiesa venivano riprodotte clandestinamente in poche copie. «Tutto è andato distrutto, è un colpo molto duro», confessa Iryna. Ma proprio nel momento della perdita è accaduto qualcosa che l’ha profondamente colpita. Amici, conoscenti e colleghi, ma anche persone che non aveva mai incontrato nella sua vita, hanno cominciato a scriverle per esprimere la propria vicinanza e sostenerla. Uno degli episodi che più hanno commosso Iryna è avvenuto in un ufficio postale. Un giorno ha ritirato una grande scatola e ha deciso di aprirla subito, scoprendo un cesto pasquale di vimini, coperto da un bellissimo asciugamano ricamato. All’interno c’erano un’icona della Madonna, la Sacra Scrittura, un rosario, libri religiosi, caffè e dolci. La donna scoppia a piangere. Era, ricorda, «una persona che non conosco nemmeno: aveva visto il post sulla mia pagina Facebook sull’accaduto, aveva saputo che mi piace ricamare e che sono una persona credente. Ha ricamato con le proprie mani l’asciugamano e ha preparato tutto per me. In tutto questo tempo, la parola “grazie” è diventata quella con cui mi sveglio e con cui vado a dormire. Sento una grandissima gratitudine a Dio attraverso queste persone».

Il momento del saluto a monsignor Gallagher
Il momento del saluto a monsignor Gallagher

La fede, un fatto pubblico

Iryna Plekhova, persona pubblica e impegnata nella vita culturale, non ha mai nascosto di essere cattolica. E proprio l’esperienza della perdita l’ha portata a parlare più apertamente della propria fede sui social. «Spesso si sente dire che oggi la fede non serve a nessuno, che viene derisa nel mondo secolarizzato o che divide la società. Io non lo percepisco affatto», afferma. Anche amici non praticanti le chiedono talvolta di pregare per loro. E a colpirla sono state soprattutto le parole di alcuni suoi ex studenti: «Signora Iryna, lei è per me una testimone della fede autentica».

La cultura, ponte di fraternità

La distruzione della casa e della biblioteca personale le hanno fatto sperimentare nella sfera privata una realtà che, su scala molto più ampia, riguarda oggi l’intero patrimonio culturale dell’Ucraina. I danni e le distruzioni inflitti in quattro anni e mezzo di guerra su larga scala, e soprattutto negli ultimi mesi, a biblioteche, cinema, istituzioni culturali e strutture educative, presi di mira dagli attacchi russi, sono per lei parte di un quadro più ampio e tutt’altro che casuale. Per Iryna, infatti, la cultura e l’identità sono inseparabili: sono i «codici culturali» attraverso i quali, sostiene, riconosciamo un Paese, una città, un popolo. Si possono dimenticare i nomi di sovrani e generali, osserva, ma non quelli di grandi scrittori, artisti e compositori: «Qualsiasi attacco ai valori culturali è il desiderio di cancellare l’identità e la specificità di un popolo».

Un primo piano di Iryna Plekhova
Un primo piano di Iryna Plekhova

Una delle caratteristiche dell’Ucraina, come spiega Iryna, è proprio la ricchezza delle tradizioni che nel corso della storia si sono intrecciate e influenzate reciprocamente. Questo vale non solo per l’arte, ma anche per la vita quotidiana. Ricorda, ad esempio, che quando il Natale veniva celebrato il 7 gennaio, era del tutto naturale, come segno di rispetto per la tradizione cattolica, celebrarlo anche il 25 dicembre. Racconta che a Mykolaiv, dove è nata, durante le feste anche i sacerdoti ortodossi andavano tranquillamente a far visita ai cattolici. «Questo spazio di comprensione e di rispetto reciproco si forma proprio sulla base del patrimonio culturale», sottolinea Iryna, che individua da parte dell’aggressore un tentativo deliberato di cancellare queste differenze, privando le persone della possibilità di parlare della propria cultura e, allo stesso tempo, di conoscere quella degli altri.

Tutelare la memoria di un popolo

Per Iryna, dunque, una delle questioni in ballo è quella di preservare l’identità di un popolo. Un’identità che, nella storia ucraina, è stata spesso custodita e trasmessa anche attraverso forme silenziose di resistenza. È proprio da questa memoria che Iryna guarda al 35.mo anniversario del ripristino dell’indipendenza dell’Ucraina. Nata nel 1983, Iryna ha conosciuto da bambina gli ultimi anni dell’Unione Sovietica. La storia della sua famiglia, però, è segnata dalla necessità di difendere la propria identità. Non sempre attraverso gesti visibili o la lotta armata, come accade oggi, ma anche attraverso una «resistenza silenziosa»: ricamando vyshyvanky, pregando nella propria lingua, imparando a memoria i versi dei poeti ucraini, passandosi di mano in mano libri proibiti.

Il valore della vera libertà

Attraverso le parole tramandate in famiglia sono sopravvissuti anche i ricordi della collettivizzazione, dell’Holodomor e della Seconda Guerra mondiale. «Perché ancora oggi non sappiamo dove sia la tomba del mio bisnonno?», si chiede Iryna. L’indipendenza ha restituito la possibilità di parlare apertamente di questa storia, di ricercare le proprie radici e di studiare nella propria lingua. Purtroppo, come afferma Iryna, «il ripristino dell’indipendenza continua oggi nelle trincee sulla terra ucraina». Parte della regione di Kherson, dove ha trascorso la sua infanzia, è ancora occupata. In luoghi come Oleshky e Hola Prystan, i suoi familiari hanno perso tutto a causa dell’occupazione, riuscendo però a fuggire verso il territorio controllato dall’Ucraina. Per questo il 35.mo anniversario dell’indipendenza è per lei soprattutto una promessa di libertà e una grande speranza: «Il valore dell’indipendenza è il valore della vera libertà: la libertà dei cittadini di questo Paese, la libertà dei figli di Dio, la libertà delle persone di poter scegliere il proprio cammino».

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21 agosto 2026, 12:47