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Un dipinto che ritrare l'esperienza di sant'Agostino Un dipinto che ritrare l'esperienza di sant'Agostino

Interiorità e comunione, le due vie della spiritualità agostiniana

Per sant'Agostino, che la Chiesa ricorda oggi, 28 agosto, ogni persona umana è chiamata a entrare in contatto con il più intimo nucleo di sé stessa e a porsi con gli altri in una relazione sincera. Un saggio che raccoglie le lezioni dell'agostiniano padre Nello Cipriani spiega che l'amore è la vocazione ultima di ognuno, quanti ne prendono coscienza e riconoscono in Cristo il loro maestro e salvatore possono impegnarsi ad abbattere le barriere di egoismo e bramosia di potere che dividono

di Giuseppe Caruso, docente del Pontificio Istituto Patristico «Augustinianum»

Agostino, il santo vescovo di Ippona, ha ancora qualcosa da dire all’umanità dei nostri giorni? Per rispondere a tale quesito può risultare utile un testo di recente pubblicazione che raccoglie alcune lezioni date dal compianto Nello Cipriani, agostiniano, alle sue consorelle di vita contemplativa (Due saggi di spiritualità agostiniana, a cura di F. Cagliani, Aracne, Genzano di Roma 2026), consultabile gratuitamente in Internet.

Interiorità e comunione

Il primo saggio ha un titolo alquanto provocatorio, "Conversione ad Agostino", quasi a sottolineare la necessità di imitare l’Ipponense assumendo il medesimo atteggiamento di paziente e fiduciosa «conversione permanente» al Vero e al Bene. Convertirsi ad Agostino significa, in ultima analisi, sforzarsi di entrare in contatto con il desiderio più profondo e nascosto che ogni persona umana porta in sé, un desiderio spesso camuffato e distorto da mille bramosie che, anche se soddisfatte, non riescono mai a dare un vero appagamento. Per il grande padre della Chiesa ogni persona umana è chiamata a entrare in contatto con il più intimo nucleo di sé stessa e a porsi con gli altri in una relazione sincera e oblativa: questi due orientamenti possono essere compendiati nei due termini «interiorità» e «comunione» che, non a caso, costituiscono le direttrici principali della sua spiritualità.

Rientrare in se stessi

Cipriani notava che nel mondo contemporaneo l’umanità vive con difficoltà proprio queste due dimensioni: se ciò era vero già nel 1985 (a quell’anno risale il suo testo) lo è ancora di più oggi, dove la pervasività dei social sembra sottrarre tempo per riflettere su di sé e per intessere relazioni che vadano oltre una superficiale condivisione di rappresentazioni di sé spesso artefatte. Nel frenetico consumo di cose, al quale oggi si aggiunge quello di immagini e notizie diffuse e trasmesse dai vecchi e nuovi media, si può scorgere un chiaro segno dell’ansiosa ricerca di pienezza che segna ogni esistenza umana. Chi pensa di saziare questa fame interiore attraverso il perseguimento della ricchezza, del successo o del potere, si inganna: se attraverso la via dell’interiorità riuscirà ad entrare in contatto con il suo intimo desiderio potrà rendersi conto che questo supera ogni realtà terrena e caduca e che pertanto potrà essere soddisfatto solo da qualcosa — o meglio, da Qualcuno — che si pone oltre la realtà contingente. La persona umana è una creatura di Dio: da Lui deriva e verso di Lui, consapevolmente o no, tende. Rientrando in sé stessa può accorgersi della struggente nostalgia che la abita. Questo è il percorso dell’interiorità agostiniana, scandito da tre tappe ben evidenziate in De vera religione (39, 72).

I tre passi

Il primo passo, noli foras ire, è un invito a non lasciarsi irretire dalle lusinghe del piacere sensibile, della vana curiosità e della superbia, le quali, promettendo felicità fallaci, distolgono dalla ricerca di ciò che unicamente può rendere felici. Il secondo passo viene indicato dalle parole in te ipsum redi: nell’ascolto del suo più autentico desiderio, ognuno può scoprire che tutte quelle realtà che distraggono e attirano sono belle, perché parlano di Dio, ma anche caduche, perché diverse da Lui. Così anche la persona umana: ha una grande bellezza unita a un’intrinseca caducità. Facendo tesoro di tutto ciò, si può intraprendere il terzo passo, trascende te ispum, attraverso il quale l’uomo si volge al Creatore e può arrivare a intuire qualcosa di quella bellezza primigenia ed eterna dalla quale proviene e alla quale è chiamato a restare unito, tanto in questa vita che nell’eternità. Ciò è possibile in quanto Dio stesso, in Cristo, è venuto a incontrare l’umanità e a stabilire un legame di comunione in virtù del suo amore gratuito.

L'amore vocazione di tutti

Una volta riconosciuta la sua più intima vocazione, la persona umana è chiamata a vivere alla luce di questa consapevolezza, impegnando in modo radicale la propria libertà nell’imitazione di Cristo. Ma il Salvatore, pur essendo autenticamente uomo, è al contempo e veramente Dio-Figlio: i suoi esempi di generosità, misericordia e bontà aprono un varco per la comprensione del mistero del Dio Trinitario, in cui le persone del Padre e del Figlio sono strette dal vincolo della carità increata, che è lo Spirito Santo. Per amore la Trinità crea il mondo e lo preserva, salva l’umanità e la chiama alla beatitudine eterna. L’amore è, quindi, la vocazione ultima — talvolta purtroppo inconsapevole — di ognuno. Quanti hanno preso contezza di ciò e riconoscono in Cristo il loro maestro e salvatore possono impegnarsi ad abbattere le barriere che l’egoismo e la bramosia di potere continuano ad alzare tra le persone e diventare davvero una cosa sola nell’unico Cristo, in illo uno unum, secondo l’affermazione agostiniana dell’Expositio in Psalmum 127 che Papa Leone XIV ha preso come suo motto.

Conversione, contemplazione e imitazione di Cristo

L’idea dell’assimilazione a Cristo è argomento del secondo saggio, "Finché Cristo non sia formato in voi. Una lettura agostiniana", dettato nel 2012. Cipriani parte qui dall’Expositio epistulae ad Galatas e, facendo tesoro della panoplia di citazioni già approntata dall’Ipponense, argomenta che solo aderendo a Cristo, per mezzo del quale ha ricevuto forma nell’atto della creazione, ogni persona umana viene riformata attraverso il rinnovamento apportato dalla redenzione. L’assimilazione a Cristo si svolge, nel sentire agostiniano riletto da Cipriani, in tre momenti: prima di tutto c’è la conversione, le cui tappe sono state descritte poco sopra; a questa segue la contemplazione, intesa come un progressivo accrescimento della conoscenza di Cristo, del suo mistero, delle sue azioni e, per quanto possibile, dei suoi sentimenti. Ultimo passo, è l’imitazione, cioè lo sforzo di vivere effettivamente come Cristo, facendo propri quelli che sono stati gli orientamenti fondamentali della sua condotta, di Lui che nell’accettare liberamente la morte di croce ci ha dato l’esempio dell’amore più grande.

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28 agosto 2026, 15:13