Makrickas: la Chiesa sia comunità aperta a tutti, come insegna Agostino
Tiziana Campisi – Roma
Ha cercato Dio con tutto il suo cuore e “dopo averlo incontrato, ha fatto della propria vita un dono per la Chiesa”, che ha amato profondamente senza mai stancarsi “di servirla, di predicare, di formare i cristiani, di difendere la verità della fede”. Con queste parole il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore ha sintetizzato l’esperienza di vita di sant’Agostino, nella Messa della memoria liturgica presieduta questo pomeriggio, 28 agosto, a Roma, nella basilica dedicata al vescovo di Ippona. “Maestro della fede e della vita interiore”, insegna a non stancarsi di cercare la Verità e “a lasciarci trovare da Cristo”, e guardando a lui, c'è da chiedere a Dio "una Chiesa capace di essere casa, comunità, famiglia", dove "la Parola venga ascoltata" e l'Eucaristia celebrata con fede, "i poveri vengano accolti e ogni persona possa sentirsi cercata e amata".
La Chiesa per sant’Agostino
Alla celebrazione hanno preso parte religiosi agostiniani, agostiniani scalzi e recolleti, e ancora congregazioni femminili che seguono la regola di sant'Agostino e laici legati alle diverse realtà agostiniane, ai quali ha rivolto il benvenuto il priore della comunità dei frati della basilica di Sant'Agostino padre Pasquale Cormio. Tra i concelebranti, presente padre Bruno Silvestrini, custode del Sacrario Apostolico, al quale è stata affidata la proclamazione del Vangelo. E proprio il Vangelo ha richiamato nella sua omelia l'arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, che ha inoltre citato le altre letture della liturgia, poichè “offrono un ritratto spirituale” del grande padre della Chiesa. Gli Atti degli Apostoli, nelle cui pagine la prima comunità cristiana emerge come “Chiesa che vive della Parola, dell’Eucaristia, della fraternità e della preghiera”, esprimono bene “la grande intuizione pastorale di sant’Agostino”, che “non ha mai pensato la Chiesa come una realtà fatta soltanto di strutture o di istituzioni, ma come una comunità radunata dalla grazia” che sa anche condividere i beni e la vita.
Fede e ragione
Quanto alla seconda Lettera di Paolo a Timoteo, che incoraggia ad annunciare la Parola di Dio, riporta immediatamente alla personalità di Agostino, “un uomo della Parola”. Che “ha studiato, ha cercato, ha discusso, ha attraversato dubbi e inquietudini” per trovare la Verità, ha spiegato il cardinale, “e quando finalmente ha incontrato Cristo", ha capito "che la verità cristiana non è semplicemente qualcosa da conoscere, ma Qualcuno da amare”. Agostino, poi ha conciliato fede e ragione, “ci insegna che possiamo cercare Dio con la ragione e, nello stesso tempo, inginocchiarci davanti al Mistero”, è possibile studiare “e rimanere umili”, “porre domande senza perdere la fede”.
Cristo Buon Pastore, Via Verità e Vita
Il Vangelo di Giovanni che proclama Cristo, buon pastore, “porta delle pecore”, per l’arciprete della basilica liberiana è da ricollegare alla meta raggiunta dal vescovo di Ippona, che dopo aver “cercato molte strade”, “ascoltato molte voci”, “conosciuto il fascino della cultura, della filosofia, delle ambizioni umane”, “scoprì che nessuna voce poteva dare al suo cuore ciò che gli dava Cristo”, il Buon Pastore, “il vero Pastore”, al quale devono indirizzare vescovi, sacerdoti e “ogni ministro della Chiesa”. Che sono autentici se rimangono uniti a Cristo e conducono a Lui, non a se stessi, ha rimarcato il cardinale Makrickas. “La Chiesa non ha bisogno di pastori che cerchino loro stessi” ha aggiunto, ma “di uomini capaci di indicare la Porta” e “di dare l'esempio con il proprio vissuto” che “Cristo è la via, Cristo è la verità, Cristo è la vita!”.
Dall’inquietudine a Dio
Il percorso di Agostino insegna che “le inquietudini, gli errori, le domande, perfino le nostre resistenze, possono diventare il luogo nel quale Dio viene a cercarci”, ha fatto notare il porporato. Il vescovo di Ippona ha sperimentato l’inquietudine finché non ha trovato “il suo riposo in Dio” e anche nella società di oggi “ricca di parole, di immagini, di opinioni e di voci”, distratti da molte cose, si rischia “di non riconoscere più la voce del Buon Pastore”. Da qui l’invito a chiedere a sant’Agostino che il cuore “rimanga inquieto finché non riposi in Dio” e a fare tesoro del suo itinerario spirituale. Che anche Leone XIV ha evidenziato in un videomessaggio ai confratelli della Provincia agostiniana di San Tommaso da Villanova, specificando che “sant’Agostino, attraverso la grazia di Dio, le preghiere di sua madre Monica e la presenza di persone buone intorno a lui, ‘è riuscito a trovare la via della pace per il suo cuore inquieto’”. Infine, il cardinale Makrickas ha esortato, i fedeli, "guardando a Sant’Agostino", a chiedere a Dio "una Chiesa capace di essere casa, comunità, famiglia e al termine della celebrazione ha guidato la recita della supplica al vescovo di Ippona perchè accompagni gli uomini nel loro impegno per la pace e per la costruzione della città di Dio.
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