Terremoto in Indonesia, la Chiesa di Flores accanto alle comunità colpite
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
È salito ad almeno 38 morti il bilancio del terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito nelle prime ore di sabato l’Indonesia orientale. Due persone sono rimaste gravemente ferite, altre 11 hanno riportato ferite lievi e circa 2.000 abitanti hanno lasciato le proprie case, secondo l’ultimo aggiornamento dell’Agenzia nazionale per la gestione dei disastri.
La voce della Chiesa locale
Tra le comunità colpite dal terremoto c’è anche quella cattolica dell’arcidiocesi di Ende, sull’isola di Flores. L’arcivescovo, monsignor Paulus Budi Kleden, SVD, ci ha raccontato che ha invitato sacerdoti e fedeli a rimanere vigili, a seguire le indicazioni delle autorità e a restare uniti nella preghiera. Lo stesso presule, al momento delle ultime informazioni, si trovava ancora bloccato in una delle aree interessate dal sisma e stava cercando di rientrare a Ende: diverse strade sono state interrotte dalle frane, rendendo difficili gli spostamenti tra le comunità e complicando anche l’arrivo dei soccorsi e dell’assistenza pastorale. Numerose chiese e cappelle dell’arcidiocesi hanno subito danni, alcuni dei quali gravi. A Ndona è stata seriamente danneggiata la chiesa e sono comparse crepe nel salone parrocchiale; a Maurole è stata colpita duramente la vecchia chiesa e sono state rilevate lesioni nel campanile di quella nuova. Danni importanti sono stati segnalati anche nelle chiese di Aeramo e Gako, mentre a Maukeli è crollata parte del soffitto e sono apparse crepe nella cupola. Nella cappella della stazione missionaria di Uluwagha, invece, è crollato l’intero soffitto. Segnalazioni sono arrivate anche da numerose altre parrocchie e strutture pastorali, ma il quadro resta ancora provvisorio e dovrà essere verificato sul terreno. Proprio per il rischio rappresentato dagli edifici danneggiati e dalle possibili scosse di assestamento, monsignor Kleden ha chiesto che le celebrazioni eucaristiche si tengano per il momento all’aperto, a partire dalle Messe di domenica. L’arcidiocesi ha fatto sapere che ulteriori indicazioni sulla celebrazione dei sacramenti e sull’assistenza umanitaria saranno fornite con l’evolversi dell’emergenza. L’invito dell’arcivescovo ai fedeli è quello di mantenere la calma e la vigilanza, aiutandosi reciprocamente e affrontando questi giorni "uniti nella preghiera".
Cancellato il Golo Koe Festival
Anche la diocesi di Labuan Bajo ha modificato i propri programmi in seguito al terremoto, cancellando le celebrazioni conclusive del Golo Koe Maria Assumpta Nusantara Festival, una delle principali manifestazioni religiose e culturali dell’Indonesia orientale. Proprio sabato 15 agosto, a poche ore dal sisma, migliaia di cattolici avrebbero dovuto riunirsi sul lungomare di Labuan Bajo per la conclusione del festival nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Il programma prevedeva la celebrazione eucaristica conclusiva, alla quale erano attese circa 15.000 persone, oltre a un concerto, spettacoli culturali e altre iniziative. Il vescovo di Labuan Bajo, monsignor Maksimus Regus, ha spiegato ai media vaticani che sospendere gli eventi "non è stata una decisione facile", dopo mesi di preparativi che avevano coinvolto parrocchie, volontari, autorità e numerosi collaboratori. Ma alla necessità di garantire la sicurezza dei partecipanti si è aggiunta una ragione di solidarietà verso le comunità di Flores direttamente colpite dal terremoto: mentre molte famiglie piangono le vittime, cercano i propri cari e fanno i conti con case e villaggi danneggiati, proseguire una grande festa non avrebbe rispecchiato, secondo la diocesi, lo spirito di vicinanza richiesto da questo momento. "Il festival può fermarsi — ha affermato il vescovo — ma lo spirito di fraternità, solidarietà e attenzione deve continuare ad ardere dentro di noi". La Chiesa locale invita ora i fedeli alla preghiera per le vittime e le loro famiglie e orienta la propria azione verso l’accompagnamento dei sopravvissuti e delle comunità colpite.
Epicentro a largo di Flores
L’epicentro del sisma è stato localizzato al largo dell’isola di Flores, a circa 68 chilometri dalla città di Ende e a una profondità di 10 chilometri. La scossa principale è stata seguita da diverse repliche. Le autorità avevano inizialmente diramato un’allerta tsunami per diverse province, invitando gli abitanti delle zone costiere a raggiungere luoghi più elevati. L’allarme è stato successivamente revocato dopo che i sistemi di monitoraggio non hanno rilevato variazioni significative del livello del mare.
Pesanti i danni provocati dal terremoto
Edifici e abitazioni sono crollati in diverse località e alcune frane hanno interrotto la Trans-Flores, la principale arteria stradale dell’isola. Blackout e problemi alle comunicazioni stanno inoltre rallentando la raccolta delle informazioni e le operazioni di ricerca e soccorso. In diversi ospedali i pazienti sono stati portati all’esterno per precauzione e sono state allestite aree temporanee per le cure. L’Agenzia nazionale per la gestione dei disastri ha inviato anche un elicottero per il trasporto degli aiuti e per eventuali evacuazioni nelle zone più difficili da raggiungere.
Momenti di paura nel seminario maggiore
Momenti di paura anche nel seminario maggiore San Pietro di Sikka, sull’isola di Flores, dove studenti e religiose che partecipavano alla Messa del mattino sono fuggiti mentre crollava il tetto di un edificio. Secondo il rettore del seminario, almeno un sacerdote si è fratturato una gamba dopo essersi lanciato dal secondo piano durante la scossa. L’Indonesia è particolarmente esposta ai terremoti per la sua posizione lungo la cosiddetta “Cintura di Fuoco” del Pacifico, una delle aree a maggiore attività sismica e vulcanica del pianeta. Proprio Flores fu colpita nel 1992 da un terremoto seguito da uno tsunami che provocò circa 2.500 vittime.
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