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Un palestinese ispeziona i danni del fuoco appiccato dai coloni a un macchinario  in una cava di pietra vicino a Hebron (Reuters/Mussa Qawasma) Un palestinese ispeziona i danni del fuoco appiccato dai coloni a un macchinario in una cava di pietra vicino a Hebron (Reuters/Mussa Qawasma)

Cisgiordania, Faltas: "Cresce la violenza contro i palestinesi. La gente è disperata"

La testimonianza del direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, che racconta delle difficili condizioni di vita della popolazione. Anche la riapertura delle scuola si preannuncia complicata, visto che molti insegnanti degli istituti cristiani non hanno ottenuto il permesso per lavorare a Gerusalemme est. Intanto a Gaza i civili innocenti continuano a soffrire

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano

«La situazione in Cisgiordania e a Gaza continua a peggiorare e la gente non ce la fa più». Sono parole piene di dolore quelle di padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa. A colloquio con i media vaticani, da Gerusalemme il padre francescano racconta  la gravità delle condizioni di vita dei palestinesi, vessati dalle violenze dei coloni, dalle difficoltà di movimento per la presenza di migliaia di checkpoint e dalla mancanza di lavoro. Senza dimenticare Gaza, dove si continua a morire. «Sono in Terra Santa da 37 anni — afferma il sacerdote di origine egiziana — ed è veramente sempre peggio. Continuiamo a stare vicino alla gente, ma è difficile. È difficile. Non ho mai visto una situazione del genere».  Negli ultimi mesi, infatti, la Cisgiordania è stata teatro quasi quotidianamente di molestie e attacchi da parte dei coloni contro i palestinesi e le loro proprietà. Mentre sono stati raramente aperti procedimenti giudiziari per segnalare i responsabili, l’esercito israeliano è stato più volte accusato di tollerare queste azioni e di non intervenire. 


Violenze e ingiustizie in aumento

«Mi hanno colpito molto le prime parole che il Santo Padre ha detto al saluto dopo l’Angelus di domenica scorsa — afferma padre Faltas —. Papa Leone usa parole forti che sono vere e giuste. Chiede di  cessare le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania. Le violenze e le ingiustizie da parte dei coloni sono aumentate tantissimo: stanno circondando le case nel villaggio di Qusra da 15 giorni, vicino Nablus, ma le hanno occupate anche a Jenin, a Hebron e in tante altre città della Cisgiordania». Il sacerdote riferisce che anche ieri i coloni hanno incendiato molti campi con alberi secolari di ulivo e hanno rubato e ucciso animali: «Ho ricevuto telefonate da tante persone che hanno dovuto lasciare le case, sentivo il pianto dei bambini e i lamenti degli anziani. Non hanno fatto avvicinare le ambulanze palestinesi per portare gli ammalati gravi in ospedale».

Ascolta un estratto dell'intervista a padre Ibrahim Faltas

Un piano che allontana la soluzione dei due stati

In questo contesto, anche Papa Leone ha chiesto con urgenza alla comunità internazionale di intervenire per la soluzione a due Stati, «che è l'unica soluzione possibile», afferma padre Faltas, «un appello che continuiamo a ripetere da oltre settant'anni per il bene di Israele anche per il bene dei palestinesi».  In queste ore, nel frattempo, diverse nazioni stanno protestando con il governo israeliano per il piano E1 che vuole altri insediamenti e altre costruzioni sul territorio palestinese, «definiti per isolare maggiormente città palestinesi come Ramallah, Jenin, Nablus. È un piano — sostiene Faltas — che contribuisce ad allontanare la soluzione dei due stati». 


La difficoltosa riapertura delle scuole

Intanto, la vita quotidiana si complica sempre di più per le famiglie. «Stiamo avendo molti problemi per la riapertura delle scuole, soprattutto per i permessi degli insegnanti che da Betlemme devono venire a Gerusalemme a lavorare», spiega il padre francescano. Delle 15 scuole cristiane attive a Gerusalemme est, infatti, almeno 170 insegnanti vengono dalla Cisgiordania. Per arrivare dalle diverse città palestinesi, molti di loro si svegliavano anche alle 4 di mattina per poter attraversare i checkpoint ed essere in classe a Gerusalemme alle 7:30, ma ad oggi non si sono visti rinnovati i loro permessi. «Se non li otterremo, non potremo riaprire le scuole il 1° settembre», avverte il sacerdote. Senza considerare il danno inflitto alle famiglie, che hanno in carico figli, persone disabili e anziani. «Speriamo di poter dare lavoro anche quest'anno a tanti di loro a Gerusalemme, ma ci sono molte limitazioni alla libertà di movimento dei palestinesi per entrare in Israele per lavorare», afferma Faltas.

Gerusalemme e Betlemme città deserte

Dopo il 7 ottobre 2023 sono infatti oltre 70 mila i palestinesi che hanno perso i loro permessi di impiego, rimpiazzati da lavoratori stranieri, giunti in seguito ad accordi stipulati da Israele con altri Paesi. Si tratta di 70 mila persone rimaste senza occupazione, mentre le loro vite sono state ulteriormente complicate dall’isolamento fisico, a causa della presenza di checkpoint e posti di blocco improvvisi. Anche le città sono irriconoscibili: «Gerusalemme è una città morta, perché non ci sono più pellegrini, né turisti e anche la gente ha paura», visti gli attacchi ai cristiani che ci sono stati. La basilica del Santo Sepolcro, in cui si trovavano ogni giorno lunghe code anche di due ore, è oggi deserta, così come quella della Natività a Betlemme. «Ci preoccupa moltissimo come Custodia di Terra Santa — continua — la fuga di cristiani. Solo dalla zona di Betlemme più di 300 famiglie sono andate via dal 7 di ottobre. E sono tante le persone che mi hanno chiamato, piangendo, da Betlemme, chiedendomi aiuti. “Abbiamo bisogno di lavorare, altrimenti andiamo via”, mi hanno detto. E ancora: “Non c'è futuro per i nostri figli in questa terra”».


A Gaza continuano gli attacchi ai civili

«È una situazione disumana», sostiene il sacerdote, che non deve però far dimenticare quanto sta accadendo a Gaza, dove si continua a morire nel silenzio: «Continuano gli attacchi che uccidono civili indifesi e innocenti, si muore per il caldo di questi giorni».  Il padre francescano sottolinea in particolare la condizione di tanti minori che hanno bisogno di cure e di malati, molti dei quali hanno chiesto un sostegno alla Chiesa per poter trovare il modo di evacuare dalla Striscia ed accedere a trattamenti salvavita, oltre al dramma dei 40 mila orfani. «Da quando hanno fatto la tregua, migliaia di persone sono state uccisi. Dunque non è finita la guerra. Voglio solo porre una domanda — conclude padre Faltas —: fino a quando continuerà tutto questo?». 

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22 agosto 2026, 12:17