Usa, il sollievo dell'arcivescovo Coakley per la sentenza sullo ius soli
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
«I bambini non commettono alcuna colpa nel nascere negli Stati Uniti. Eppure, quel decreto li avrebbe resi apolidi»: ha espresso sollievo il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor Paul S. Coakley, per la sentenza con cui la Corte Suprema ha respinto il tentativo dell’amministrazione Trump di limitare lo ius soli. In un’intervista al quotidiano italiano “Avvenire”, il presule ha ricordato come «le nazioni sovrane hanno il diritto di regolare l'immigrazione, ma hanno anche il dovere di proteggere la dignità di ogni persona». Come cattolici, ha aggiunto monsignor Coakley, «la nostra fede ci obbliga a protestare contro le leggi che negano la dignità della persona umana e danneggiano bambini innocenti».
La decisione dei giudici
La decisione dei giudici, arrivata ieri, 30 giugno, con una maggioranza di 6 voti a 3, ha dichiarato incostituzionale l’ordine esecutivo firmato dal presidente, Donald Trump, all’inizio del suo secondo mandato, che avrebbe escluso dalla cittadinanza automatica i bambini nati negli Stati Uniti da genitori privi di uno status migratorio regolare o presenti nel Paese con un visto temporaneo. Secondo le stime basate sui dati 2023 del Pew Research Center, la misura avrebbe riguardato circa 260.000 bambini ogni anno, pari a circa il 7 per cento dei 3,6 milioni di nascite annuali negli Stati Uniti. L’amministrazione aveva motivato il provvedimento sostenendo che lo ius soli costituisse un incentivo all’immigrazione irregolare.
"La cittadinanza è il diritto di avere diritti"
Una tesi respinta dalla Corte Suprema, il cui presidente, John Roberts, ha ribadito che il XIV Emendamento garantisce la cittadinanza a «tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione». «La cittadinanza — ha affermato — è il diritto di avere diritti». La pronuncia restituisce l’immagine di una Corte che ha sì riconosciuto a Trump margini d’azione su diversi fronti, ma che ha anche fissato limiti invalicabili alle sue iniziative più controverse: dai dazi al ruolo della Fed fino al tentativo di superare lo ius soli. Significativa in questo caso la composizione della maggioranza: oltre ai tre giudici di area progressista, hanno votato contro l’ordine esecutivo anche tre magistrati conservatori, il presidente della Corte, John Roberts, e i giudici, Amy Coney Barrett e Brett Kavanaugh. Il principio dello ius soli risale al XIV Emendamento della Costituzione, ratificato nel 1868, tre anni dopo la fine della Guerra civile, per garantire la cittadinanza e i diritti civili agli ex schiavi afroamericani. La sua interpretazione fu consolidata nel 1898, quando la Corte Suprema, nel caso United States v. Wong Kim Ark, stabilì che anche i figli di immigrati nati sul territorio statunitense sono cittadini americani dalla nascita, principio alla base del diritto costituzionale americano.
L'immigrazione al centro dell'agenda Trump
Il presidente Trump ha reagito definendo la sentenza «un vero peccato» e ha invitato il Congresso ad approvare una legge ordinaria per abolire lo ius soli, sostenendo che non sarebbe necessaria una modifica costituzionale. Sulla stessa linea il vicepresidente Usa, JD Vance, che ha definito la decisione della Corte un «grave errore». La battuta d’arresto sullo ius soli non sembra destinata a modificare la strategia della Casa Bianca sull’immigrazione, tema centrale in vista delle elezioni di metà mandato. In una distinta decisione, la Corte Suprema ha limitato il potere dei tribunali di riesaminare le scelte dell'esecutivo sul Temporary Protected Status (TPS), aprendo la strada alla revoca delle protezioni per circa 350 mila haitiani, 6.000 siriani e, potenzialmente, fino a un milione di persone provenienti da altri Paesi. A ciò si aggiunge la decisione di una Corte d'appello che ha autorizzato un ricorso più ampio alla procedura di espulsione accelerata, senza udienza davanti a un giudice, per gli immigrati che non riescano a dimostrare una permanenza negli Usa superiore a due anni: si tratterebbe di 622.000 persone.
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