La Kyievo-Pecherska Lavra La Kyievo-Pecherska Lavra 

Ucraina, la Lavra di Kyiv: un patrimonio di fede e cultura

"La Lavra è molto più di un monastero", afferma ai media vaticani lo storico ucraino Dmytro Hordienko: "È uno dei grandi luoghi della spiritualità ucraina, non solo della Chiesa, ma dell'intero popolo. Senza la Kyievo-Pecherska Lavra non si può comprendere la storia dell'Ucraina né quella della sua cultura". Ogni danno arrecato al monastero ferisce una parte essenziale della memoria storica e spirituale di questo popolo

Svitlana Dukhovych - Città del Vaticano

La Kyievo-Pecherska Lavra non è soltanto il più antico monastero dell'Ucraina, ma uno dei principali simboli della sua storia cristiana e della sua identità spirituale. In un'intervista ai media vaticani, lo storico medievista Dmytro Hordienko, responsabile scientifico del Complesso nazionale di Santa Sofia di Kyiv, ripercorre le origini della Lavra, ne racconta il ruolo nella formazione del monachesimo della Rus' di Kyiv e ne spiega l'importanza religiosa, culturale e nazionale, fino alle sfide che il monastero affronta ancora oggi.

Sant'Antonio e san Teodosio, i fondatori della Lavra

Un monaco cammina davanti la Kyievo-Pecherska Lavra
Un monaco cammina davanti la Kyievo-Pecherska Lavra   (AFP or licensors)

Secondo la tradizione, la Kyievo-Pecherska Lavra ha due fondatori: sant’Antonio Pecherskyi e san Teodosio Pecherskyi (“pecherskyi” significa “delle grotte”). «Formalmente il primo fondatore è Antonio, ma il monastero nella forma che conosciamo nasce con Teodosio», spiega lo storico Dmytro Hordienko. Antonio, originario di Ljubech (circa 200 km a nord di Kyiv), si formò spiritualmente sul Monte Athos, dove ricevette la benedizione a diffondere la vita monastica nella Rus' di Kyiv. Tornato a Kyiv, si stabilì nelle grotte di Pechersk, allora fuori dalla città. «La tradizione afferma che portò qui l'esperienza dell'Athos, ma le grotte esistevano già e vi aveva vissuto anche il sacerdote Ilarione, in seguito diventato metropolita di Kyiv», osserva Hordienko. Attorno ad Antonio si raccolsero i primi monaci, anche se il santo, amante della vita eremitica, si trasferì poi nei pressi di Chernihiv, dove fondò un'altra comunità monastica. Fu san Teodosio a dare al monastero una struttura stabile e una regola di vita comune. Lo storico ricorda anche un episodio significativo: dopo un iniziale contrasto con il principe Svjatoslav Jaroslavych, Teodosio si riconciliò con il sovrano, che donò cento hryvni per la costruzione della Cattedrale della Dormizione. «Lo stesso Teodosio partecipò personalmente ai lavori, iniziando a scavare le fondamenta dell'edificio», racconta Hordienko. È sotto la guida di san Teodosio, afferma lo storico, che nasce il Monastero delle Grotte di Kyiv come grande comunità monastica, destinata nei secoli successivi a ricevere il titolo di lavra, riservato ai più importanti monasteri della tradizione cristiana orientale.

Sotto la protezione della Madre di Dio

Una tradizione molto antica lega la Cattedrale della Dormizione alla speciale protezione della Vergine Maria. «La leggenda racconta che la Madre di Dio apparve a maestri greci nel santuario delle Blacherne, a Costantinopoli, dicendo di voler costruire la sua dimora sulle colline di Kyiv», racconta Dmytro Hordienko. Sarebbe stata la stessa Vergine a indicare il luogo dove sarebbe sorto il monastero, destinato così a diventare il suo santuario dedicato alla Dormizione. La convinzione che fosse stata la Madre di Dio a scegliere quel luogo ne consolidò la rilevanza spirituale e contribuì a fare della Kyievo-Pecherska Lavra uno dei principali centri religiosi della metropolia di Kyiv. «Fu proprio grazie al monastero che la festa della Dormizione divenne la principale celebrazione mariana della Chiesa della Rus' di Kyiv», osserva Hordienko.

La Lavra tra splendore e prove della storia

Tra la fine dell'XI secolo e i secoli successivi, molti vescovi della metropolia di Kyiv provenivano dalla Lavra, che divenne uno dei principali centri spirituali della Rus' di Kyiv. «A differenza di molti altri monasteri, non dipendeva direttamente dal patronato dei principi», sottolinea Hordienko. Già nel Medioevo era meta di pellegrinaggi e, nei secoli successivi, si affermò come uno dei più importanti luoghi di devozione dell'Europa orientale. Nel corso della sua storia la Kyievo-Pecherska Lavra subì più volte saccheggi. Il primo documentato risale al 1096, quando i Cumani incendiarono il monastero, lo depredarono e fecero prigionieri alcuni monaci. «L'ipotesi che il monastero sia stato completamente distrutto dai Mongoli non trova però sufficienti conferme dirette nelle fonti a noi note», precisa Dmytro Hordienko.

Un centro della cultura cristiana

Oltre a essere un centro di vita monastica, la Kyievo-Pecherska Lavra fu una delle principali culle della cultura cristiana della Rus' di Kyiv. «Tra gli autori medievali della Lavra il nome più importante è quello di Nestore, tradizionalmente ricordato come il Cronista», osserva Dmytro Hordienko. «Ritengo però che non sia stato lui a scrivere la celebre Cronaca degli anni passati e che l'opera non sia stata redatta nel monastero, anche se il suo autore utilizzò probabilmente testi e documenti provenienti dalla comunità monastica». È invece certo che Nestore sia l'autore della Vita di san Teodosio e della Vita dei santi Borys e Glib. Alla Lavra è inoltre legata la nascita del Paterikon della Kyievo-Pecherska Lavra, una raccolta di vite e racconti spirituali che nei secoli divenne uno dei testi religiosi più letti dell'Europa orientale, contribuendo alla fama del monastero.

Una comunità monastica di grande autorevolezza

Non esistono dati precisi sul numero dei monaci nel Medioevo. «All'inizio la comunità contava probabilmente non più di una ventina di religiosi», spiega Dmytro Hordienko. Era una comunità composta soprattutto da membri dell'élite della Rus' di Kyiv: principi, boiari (aristocrazia al servizio del principe) e rappresentanti delle famiglie più influenti. Tra loro figurava anche il principe Mykola Sviatosha, mentre san Teodosio proveniva da una famiglia di boiari. Con il passare dei secoli la Kyievo-Pecherska Lavra crebbe fino a diventare uno dei principali centri della vita ecclesiale e culturale dell'Ucraina. Nel XVII secolo conobbe un nuovo sviluppo sotto il metropolita Petro Mohyla e, successivamente, grazie al sostegno dell'hetman Ivan Mazepa. Il monastero accumulò vasti possedimenti fondiari e mantenne le proprie proprietà anche quando i territori della metropolia di Kyiv furono divisi tra diversi Stati.

La Lavra sotto l'influenza di Mosca

Secondo Dmytro Hordienko, la svolta nella storia della Kyievo-Pecherska Lavra iniziò nel 1686, quando Mosca assunse il controllo della metropolia di Kyiv. Lo storico sostiene che i documenti del Patriarcato di Costantinopoli non attestino un trasferimento definitivo della giurisdizione ecclesiastica, ma solo la concessione al patriarca di Mosca dei poteri amministrativi temporanei, previsti per periodi di guerra o quando le comunicazioni con Costantinopoli risultavano impossibili. «Negli anni successivi», osserva, «Mosca iniziò però a estendere progressivamente la propria influenza sulla Chiesa di Kyiv». Hordienko precisa tuttavia che, per circa un secolo, fino alla secolarizzazione dei beni monastici, questo controllo non si tradusse in un'ingerenza diretta nella vita della Lavra. I primi interventi riguardarono soprattutto l'attività editoriale del monastero. In particolare, la tipografia del monastero, la più importante dell'Ucraina dell'epoca, fu sottoposta alla censura del Santo Sinodo, con l'obiettivo di uniformarne la lingua e i contenuti teologici alla tradizione russa. «Il cristianesimo di Kyiv era profondamente inserito nella cultura europea e presentava caratteristiche proprie», spiega Hordienko. Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo il processo si intensificò: i metropoliti di Kyiv furono scelti sempre più spesso tra i vescovi provenienti dalla Russia e alla Lavra vennero destinati monaci considerati fedeli alla linea ecclesiastica di Mosca. «In questo modo», conclude lo storico, «il monastero fu progressivamente trasformato in uno dei principali punti di riferimento della Chiesa ortodossa russa».

Arte, santità e pellegrinaggi

Nonostante i profondi cambiamenti vissuti nei secoli, la Kyievo-Pecherska Lavra continuò a essere uno dei principali centri dell'arte sacra ucraina. «La sua scuola iconografica fu tra le più importanti del Paese», ricorda Dmytro Hordienko. Tra i suoi esponenti più celebri vi fu Alipio Pecherskyi, considerato il primo iconografo della Rus' di Kyiv di cui si abbia notizia. Nell'età moderna la Lavra contribuì anche allo sviluppo del barocco ucraino, mentre nel XIX secolo l'arte sacra venne progressivamente uniformata ai canoni sinodali della Chiesa russa. «La santità della Lavra, però, rimase intatta», sottolinea Hordienko. Dopo che il metropolita Petro Mohyla proclamò santi i monaci sepolti nelle Grotte, il monastero divenne una meta di pellegrinaggio ancora più importante. Le testimonianze dell'epoca ricordano che a venerarne le reliquie giungevano non solo fedeli ortodossi, ma anche cattolici della Confederazione polacco-lituana, segno di una fama che superava i confini del mondo ortodosso. Con l'avvento del regime sovietico la vita monastica nella Kyievo-Pecherska Lavra fu praticamente soppressa. Tra il 1921 e il 1923, la dirigenza sovietica avviò una vasta campagna di requisizione dei beni ecclesiastici in tutta la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Anche il monastero della Lavra fu saccheggiato. «Furono confiscate decine di chilogrammi d'argento, soprattutto suppellettili liturgiche risalenti all'epoca del barocco ucraino», racconta Hordienko. La campagna fu ufficialmente presentata come un intervento a sostegno delle popolazioni colpite dalla carestia. «In realtà, però, servì da pretesto per la sistematica distruzione e l'asportazione di importanti testimonianze del patrimonio culturale ucraino», aggiunge lo storico. Il complesso fu tuttavia salvato dalla demolizione grazie all'impegno di studiosi e museologi di Kyiv, che lo trasformarono in un importante polo museale. Nel 1943, con il ripristino della Chiesa ortodossa russa deciso da Stalin, una parte della Lavra tornò a essere sede della vita monastica, mentre l'area superiore rimase destinata ai musei.

I danni dell'ultimo attacco

L'attacco russo avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 giugno
L'attacco russo avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 giugno   (AFP or licensors)

Nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2026 la Kyievo-Pecherska Lavra, sito del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, è stata colpita da un attacco russo. A subire danni è stato il tetto della Cattedrale della Dormizione, rapidamente riparato, mentre le antiche icone dell'iconostasi sono state messe in salvo. Dmytro Hordienko osserva che, nello stesso giorno, sono stati danneggiati anche altri musei ucraini e ritiene che gli attacchi mirassero non solo a singoli edifici, ma anche al patrimonio culturale del Paese.

Uno dei cuori spirituali dell'Ucraina

Per Dmytro Hordienko la Kyievo-Pecherska Lavra rappresenta uno dei principali simboli dell'identità spirituale e culturale dell'Ucraina. Lo storico richiama le parole del regista Oleksandr Dovzhenko, che, dopo la distruzione della Cattedrale della Dormizione durante la ritirata dell'esercito sovietico da Kyiv di fronte all'avanzata tedesca nel 1941, scrisse che era come se fosse stato «strappato il cuore» della capitale. «La Lavra è molto più di un monastero», afferma Hordienko. «È uno dei grandi luoghi della spiritualità ucraina, non solo della Chiesa, ma dell'intero popolo. Per secoli, anche quando gli ucraini non avevano un proprio Stato, qui si sono custodite e tramandate la fede, la cultura e la memoria del Paese». Da questo monastero hanno preso forma opere letterarie, scuole artistiche e una parte importante della vita ecclesiale della metropolia di Kyiv. «Senza la Kyievo-Pecherska Lavra non si può comprendere la storia dell'Ucraina né quella della sua cultura». Per questo, conclude lo storico, ogni danno arrecato al monastero ferisce non soltanto un monumento, ma una parte essenziale della memoria storica e spirituale del popolo ucraino. «Sono convinto che riusciremo a preservare questo patrimonio anche per le generazioni future».

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05 luglio 2026, 11:00