Talitha Kum amplia la sua rete. Sono 50 milioni le vittime di tratta
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano
La tratta di persone continua a rappresentare una delle più gravi violazioni della dignità umana. Secondo le stime dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro e dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, sono almeno 50 milioni le persone che vivono in condizioni di schiavitù moderna, mentre il traffico di esseri umani e le forme di sfruttamento collegate generano ogni anno 236 miliardi di dollari di profitti illeciti. È in questo scenario che oggi, in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone, Talitha Kum ha presentato il proprio Rapporto annuale 2025, che fotografa il crescente impegno della rete internazionale promossa dall'Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg) nel contrasto a un fenomeno in continua evoluzione.
Una rete globale sempre più capillare
Nel corso del 2025 Talitha Kum ha raggiunto 1,21 milioni di persone, con un incremento del 29,6% rispetto all'anno precedente, attraverso attività di prevenzione, assistenza alle persone sopravvissute, accesso alla giustizia, advocacy e cooperazione internazionale. «Dietro ogni numero c'è una persona, una famiglia e una comunità», ricorda il rapporto. «Questi dati rappresentano vite raggiunte, comunità mobilitate e speranza restituita». La rete opera oggi attraverso 68 reti nazionali in 113 Paesi e coinvolge 6.387 suore e partner, oltre a 882 congregazioni religiose femminili e 100 congregazioni maschili, segno di un coinvolgimento sempre più ampio della Chiesa nella lotta contro la tratta.
La prevenzione rimane il primo antidoto
La prevenzione continua a rappresentare il principale settore di intervento, con 928.972 persone raggiunte nel 2025, tra cui oltre 303 mila donne e ragazze e 262 mila minori, grazie a campagne nelle scuole, nelle parrocchie, nei centri sanitari, sui media tradizionali e sui social network. Parallelamente, 27.329 persone sopravvissute hanno ricevuto protezione e assistenza attraverso case rifugio, supporto sanitario e psicologico, consulenza legale e percorsi di formazione e reinserimento. Il rapporto evidenzia inoltre il forte incremento degli interventi per favorire l'accesso alla giustizia, che hanno interessato 7.141 persone, con una crescita del 72,4% rispetto al 2024.
Donne, minori e migranti restano le principali vittime
I dati dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) confermano la portata globale del fenomeno. Donne e ragazze continuano a rappresentare la maggioranza delle vittime identificate, mentre il 60% delle giovani donne è sfruttato sessualmente. Tra i minori identificati, il 45% è vittima di lavoro forzato e quasi la metà viene coinvolta in altre forme di sfruttamento, come l'accattonaggio o la criminalità forzata. In diverse aree del mondo, addirittura, il lavoro forzato, che rappresenta ormai il 42% dei casi individuati, ha superato lo sfruttamento sessuale come principale finalità della tratta.
Le nuove trappole della criminalità digitale
L'evoluzione del fenomeno è strettamente legata allo sviluppo delle tecnologie digitali. Secondo l'Unodc, le organizzazioni criminali utilizzano sempre più frequentemente i social network, piattaforme online e false offerte di lavoro per reclutare le vittime, che vengono poi costrette anche a partecipare a sofisticate truffe informatiche. È un cambiamento che suor Abby Avelino, coordinatrice internazionale di Talitha Kum, osserva quotidianamente. “La tratta di persone sta aumentando in modo sempre più complesso”, afferma nell'intervista rilasciata ai media vaticani. “Molte delle persone sopravvissute che incontriamo vengono intrappolate proprio attraverso le piattaforme digitali”. Le vittime raccontano di essere state attirate con promesse di impiego trovate online; una volta giunte a destinazione scoprono che il lavoro non esiste, i documenti vengono confiscati e ogni possibilità di fuga viene impedita. “È questa la tendenza attuale: le piattaforme digitali vengono utilizzate dalle organizzazioni criminali per attirare i giovani, perché cercano un futuro migliore e un lavoro dignitoso”.
Dall'assistenza alla rinascita
Per contrastare queste nuove forme di sfruttamento, Talitha Kum investe nella formazione dei giovani attraverso il programma degli Youth Ambassadors, promuovendo campagne di sensibilizzazione anche sui social media, in radio e televisione. Ma il cuore della risposta resta l'accompagnamento delle persone sopravvissute. “Non si tratta soltanto di salvare le persone”, sottolinea suor Abby. “Dobbiamo offrire ai sopravvissuti uno spazio per esprimere i loro bisogni, creare opportunità e garantire un accompagnamento continuo e realmente sostenibile”. Un approccio che riconosce le vittime come protagoniste del proprio percorso di rinascita e parte integrante della soluzione.
Affrontare le cause profonde dello sfruttamento
Per la coordinatrice internazionale della rete, il contrasto alla tratta richiede anche un cambiamento strutturale. “Le persone si spostano a causa della povertà. Si spostano per le disuguaglianze. Si spostano a causa dei conflitti. Per questo dobbiamo camminare insieme per costruire davvero un mondo libero dalla tratta di persone”, osserva. Guerre, crisi climatiche, instabilità politica e migrazioni forzate continuano infatti ad aumentare la vulnerabilità di milioni di persone, trasformandole in facile preda delle reti criminali, come confermano anche le analisi dell’organismo specializzato delle Nazioni Unite. Per questo, conclude suor Abby Avelino, l'educazione resta uno degli strumenti più efficaci. “Anche i bambini, fin dalla più tenera età, devono imparare come si diffonde la tratta di persone”, perché solo una solida cultura della prevenzione, insieme all'impegno delle istituzioni, della società civile e delle comunità ecclesiali, potrà spezzare il ciclo dello sfruttamento.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.