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Villaggio di Tell, in Cisgiordania Villaggio di Tell, in Cisgiordania  (AFP or licensors)

La Cisgiordania sanguina, Faltas: ascoltare gli appelli del Papa a fermare la violenza

Il direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa è desolato di fronte a una terra "irriconoscibile" e lancia un monito a chi provoca la violenza e a "chi non interviene per bloccare un vortice senza fine". Auspica che le elezioni annunciate in Israele e in Palestina portino "equilibri nuovi e giustizia vera ai due popoli"

di padre Ibrahim Faltas*

In Terra Santa per l'ennesima volta si intensifica la violenza che non ha mai lasciato questa terra, la violenza che si allarga a nuove vendette, che allunga gli elenchi di morti e di distruzione, che restringe le prospettive di pace e che chiude le menti e i cuori in recinti di filo spinato. La Cisgiordania brucia, sanguina, grida il suo dolore e la sua sofferenza. Come Gaza, la Cisgiordania è un territorio che ha perso la sua dimensione e i suoi spazi, che non è più riconoscibile, una terra che è stata divisa fisicamente e socialmente, oltraggiata da ferite profonde, offesa nella sua identità storica. Ogni angolo di questa terra subisce violenza e distruzione quotidianamente, ogni abitante di questa terra subisce mancanze, limitazioni, sofferenze, mortificazioni che aumentano di giorno in giorno.

Si muore in una guerra non ufficiale, non dichiarata ma continua, costante, diffusa.  Non si contano più gli incendi di abitazioni e di terreni, non è più possibile recarsi da una città all'altra, anche molto vicine, per urgenze sanitarie, per lavorare, per aiutare parenti, per difendere le piccole proprietà familiari, occupate e acquisite illegalmente da coloni prepotenti e violenti. Ricevo numerose richieste di aiuto per necessità che sono diventate gravi, pericolose, difficili da risolvere. I numerosi checkpoint, più di mille, e posti di blocco volanti fanno oramai parte di un paesaggio che una volta identificava la storia e la vita dei palestinesi, il lavoro nei campi, le distese di ulivi, il pascolo degli animali, le piccole e grandi città piene di suoni, di colori, di vita. 

Gli insediamenti negli anni hanno circondato ogni villaggio, ogni segno e ogni simbolo di socialità. Circondano la vita palestinese ma non l'abbracciano, la soffocano. Soffocano le speranze dei giovani che non possono neanche immaginare il proprio futuro, distruggono le aspettative di chi ha lavorato duramente per costruire il passato e il presente, spezzano i sorrisi e i sogni di bambini che vedono la loro terra bruciata, limitata, senza colori. 

Genitori che non riescono a portare figli bisognosi di cure frequenti in ospedale, figli che non possono raggiungere genitori anziani e ammalati, padri di famiglia fermati a posti di blocco che impediscono di andare a lavorare, sono situazioni che si verificano da mesi, da anni in Cisgiordania. La gente è disperata e terrorizzata per le innumerevoli incursioni di coloni che, impunemente, riescono a diffondere la paura e il terrore a povera gente che neanche nella propria casa può trovare rifugio e protezione.

Gli appelli forti del Santo Padre a fermare la violenza devono essere ascoltati da chi la provoca e da chi non interviene per bloccare un vortice senza fine. Le elezioni annunciate e che si svolgeranno nei prossimi mesi in Israele e in Palestina devono portare equilibri nuovi e giustizia vera ai due popoli. La speranza che il corso della storia possa cambiare direzione non abbandona chi ha fede e si affida al Signore.

* Direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa

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26 luglio 2026, 09:16