Lampedusa, le suore volute da Francesco che "umanizzano gli sbarchi"

Gabriella Ceraso e Franco Piroli - Lampedusa

Nel 2015, a due anni dalla visita del Papa, la Uisg (Unione Internazionale Superiore Generali) ha creato una comunità inter congregazionale sull'isola di Lampedusa, rispondendo alla richiesta di Francesco della presenza di religiose che portassero "Cristo" al molo Favaloro e che facessero anche da ponte con la popolazione locale. Oggi ci sono suor Maria, suor Cristina e piccola sorella Colette a svolgere questo compito: molto diverse tra loro, ma unite in una missione che amano. Ospitano i media vaticani nella loro casa e accompagnano anche nel cimitero di Lampedusa, che conoscono bene come l'hotspot, perchè lì portano chi non ce la fa a sopravvivere al mare, chi non ha nome, chi non ha nessuno che li pianga. Pregano fuori e dentro la camera mortuaria, partecipano ai riti funebri, ma giocano anche con i bambini appena scesi dalle barche, abbracciano, porgono una tazza di tè o una bevanda rinfrescante. La loro è una missione e questa missione la amano; lo dimostra anche la rapidità con cui raggiungono il molo quando arriva loro una chiamata in qualunque momento del giorno. Quando ci sono delle salme, non servono parole. Poi tutte e tre si ritrovano lì da dove tutto comincia, nella loro cappella davanti al tabernacolo e alla Croce realizzata con il legno delle barche. E si sentono di stare al posto giusto.

 

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Le suore di Lampedusa
02 luglio 2026, 11:45