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L'arcivescovo di Rijeka-Fiume Mate Uzinić apre i lavori della quinta edizione degli Incontri Teologici del Mediterraneo alla Domus Laurana L'arcivescovo di Rijeka-Fiume Mate Uzinić apre i lavori della quinta edizione degli Incontri Teologici del Mediterraneo alla Domus Laurana

Rijeka, Incontri Teologici: disarmare le parole per fare pace al tempo del militarismo

L’arcivescovo della città croata Uzinić e quello di Chicago Cupich hanno avviato il 13 luglio i lavori della quinta edizione dell’appuntamento ecumenico e interreligioso aperto a studenti e docenti cattolici, ortodossi, protestanti e musulmani, sul tema: “Profetizzare la pace circondati dal rumore della guerra: la costruzione della pace nell'epoca del militarismo”. Questa sera, 14 luglio, nell’arcivescovado, incontro pubblico con i cardinali Cupich e Német

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Per costruire una “cultura della pace” è necessario “disarmare le parole” per fermare l’invasione dei discorsi d’odio nella comunicazione pubblica e nel “campo di battaglia digitale”. E i giovani devono fare in modo che la loro generazione rifiuti l'idea della guerra come mezzo normale per risolvere i conflitti, e risvegli il mondo dall’”amnesia sul prezzo della guerra”. Con queste parole, nei discorsi di saluto dell'arcivescovo di Rijeka-Fiume, Mate Uzinić, e del cardinale Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago (Stati Uniti d'America), lunedì 13 luglio, presso la Casa pastorale Domus Laurana di Lovran, in Croazia, si sono aperti i lavori degli Incontri Teologici del Mediterraneo (MTM), giunti alla quinta edizione, dedicati quest'anno al tema “Profetizzare la pace circondati dal rumore della guerra: la costruzione della pace nell'epoca del militarismo”. Il cardinale Cupich e l'arcivescovo Uzinić, pur partendo da prospettive diverse, hanno trasmesso lo stesso messaggio, riprendendo il magistero di Papa Leone XIV: oggi la pace è più che mai impegnativa da costruire e i credenti hanno la responsabilità di esserne testimoni autentici.

Il saluto del cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago (Stati Uniti)
Il saluto del cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago (Stati Uniti)

I docenti degli Incontri Teologici del Mediterraneo

L'incontro, dal carattere ecumenico e interreligioso, riunisce una quarantina di studenti di teologia, docenti e rappresentanti della Chiesa cattolica, delle Chiese ortodosse e delle istituzioni accademiche islamiche dei paesi balcanici e di tutta Europa, proseguendo una tradizione di dialogo che negli ultimi anni è diventata uno dei tratti distintivi dell'Arcidiocesi di Rijeka-Fiume. Nel suo saluto, l’arcivescovo Uzinić si è augurato che i MTM diventino sempre di più “un laboratorio teologico di fraternità e di amicizia tra persone e popoli”. Quest’anno i docenti, che tengono una lezione mattutina e poi guidano nel pomeriggio i lavori di gruppo, dal 13 fino al 18 luglio, sono Viola Raheb, palestinese luterana nata a Betlemme, direttrice dei programmi della Fondazione Pro Oriente a Vienna; il vescovo della Chiesa ortodossa serba Grigorije Durić, pastore dell’Eparchia di Düsseldorf e Germania; Sihem Djebbi, musulmana, docente di scienze politiche e relazioni internazionali presso Sciences Po Paris e l’Université Sorbonne Paris Nord, nonché presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale a Napoli; Stipe Odak, professore di etica applicata presso la Facoltà di Teologia e di Studi Religiosi dell’Università Cattolica di Lovanio.


Uzinić le difficoltà degli operatori di pace

Nel suo discorso di introduzione ai lavori, l'arcivescovo Uzinić ha sottolineato che il tema di quest'anno non costituisce soltanto un argomento di riflessione teologica, ma una sfida che richiede conversione personale e un impegno concreto. Ha riconosciuto che parlare di pace non è semplice, proprio perché si tratta di un ideale al quale nessuno può accostarsi con la convinzione di averlo pienamente realizzato. Parlando del “profetizzare la pace circondati dal rumore della guerra”, il pastore di Rijeka-Fiume ha ricordato che nel corso della storia gli operatori di pace sono stati spesso derisi, perseguitati e perfino uccisi. Tuttavia, ha ribadito che i credenti non possono rinunciare ad annunciare la pace, poiché essa è profondamente inscritta nella chiamata che Dio rivolge all'umanità.

Richiamandosi al messaggio evangelico secondo il quale “beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”, l'arcivescovo ha affermato che l'autentica costruzione della pace inizia dalla pace interiore e dalla riconciliazione con Dio. Solo a partire da tale esperienza è possibile costruire relazioni nelle quali gli altri non siano percepiti come una minaccia, ma come fratelli e sorelle della stessa dignità.

Il cardinale Cupich (terzo da destra) e l'arcivescovo Uzinic (al centro) in prima fila tra gli studenti e i docenti degli Incontri Teologici del Mediterraneo
Il cardinale Cupich (terzo da destra) e l'arcivescovo Uzinic (al centro) in prima fila tra gli studenti e i docenti degli Incontri Teologici del Mediterraneo

"Una pace disarmata negli occhi"

Come esempio significativo, Uzinić ha ricordato l'incontro tra san Francesco d'Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil durante la Quinta Crociata. Ha evidenziato che Francesco non si presentò armato, ma “armato di fede”, disposto a dialogare con colui che il mondo del suo tempo considerava un nemico, usando solo la sua umanità e la sua fede. Secondo l'arcivescovo, proprio la capacità di incontrare l'altro senza odio né pregiudizi rappresenta una delle caratteristiche più difficili, ma anche più necessarie, dell'autentico impegno cristiano per la pace. Ha parlato della necessità di una “pace disarmata negli occhi”, cioè della disponibilità a conservare, anche nei conflitti, il rispetto della dignità dell'altra persona.

Leone XIV e la costruzione della pace

La parte centrale del suo intervento è stata dedicata all’analisi delle riflessioni di Papa Leone XIV sulla pace, contenute nell'enciclica Magnifica humanitas, nella quale il Pontefice invita a costruire una “civiltà dell'amore” in contrapposizione alla “globalizzazione dell'impotenza” davanti al “male della guerra”. Ha ricordato che la pace non è possibile senza giustizia e ha illustrato cinque orientamenti proposti dal Papa per costruire una cultura della pace: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere il punto di vista delle vittime, coltivare un sano realismo e rilanciare il dialogo e il multilateralismo.

L'intervento introduttivo dell'arcivescovo di Rijeka-Fiume Mate Uzinić
L'intervento introduttivo dell'arcivescovo di Rijeka-Fiume Mate Uzinić

Disarmare le parole per disarmare la società

L’arcivescovo Uzinić ha inoltre richiamato l'attenzione sulla responsabilità del linguaggio pubblico, osservando che la violenza verbale, la demonizzazione dell'avversario e i discorsi d'odio stanno invadendo la comunicazione pubblica e il “campo di battaglia digitale”. Per questo motivo, ha affermato, è necessario innanzitutto “disarmare le parole” affinché diventi possibile disarmare anche la società. Parlando delle vittime delle guerre, ha sottolineato che esse non devono diventare oggetto di competizione politica o di interpretazioni ideologiche, ma devono costituire il punto di partenza di ogni riflessione sulla pace. Citando Leone XIV, ha osservato che non è possibile restare neutrali davanti ai bombardamenti dei civili, agli attacchi contro gli ospedali e alla sofferenza dei bambini.

Nella parte conclusiva del discorso, l’arcivescovo di Rijeka-Fiume ha messo in guardia contro la visione manichea del mondo, che divide le persone in completamente buone e completamente cattive. Tale logica, ha affermato, è incompatibile con il Vangelo, che invita al dialogo, all'ascolto e alla costruzione della fiducia reciproca.

Cupich: “La guerra è tornata di moda”

Anche il cardinale di Chicago Blase J. Cupich ha rivolto un forte messaggio ai partecipanti, all’inizio dei lavori, ringraziando l'arcivescovo Uzinić per l'organizzazione dell'incontro che, a suo giudizio, rappresenta un prezioso spazio di dialogo e di speranza. Ha richiamato le parole pronunciate da Papa Leone XIV all'inizio di quest’anno nell’incontro con il Corpo diplomatico, secondo il quale “la guerra è tornata di moda”. Secondo il porporato statunitense, questa espressione mostra come la guerra non venga più considerata l'ultima risorsa per la difesa, ma sempre più spesso una scelta politica preventivamente giustificata.

I partecipanti alla quinta edizione degli Incontri Teologici del Mediterraneo
I partecipanti alla quinta edizione degli Incontri Teologici del Mediterraneo

La guerra non è il mezzo per risolvere i conflitti

Per questo motivo, per il cardinale Cupich, la tradizionale teoria della “guerra giusta” ha perso la sua originaria funzione di limitare la violenza, trasformandosi non di rado in uno strumento per giustificarla. Rivolgendosi in particolare ai giovani partecipanti, ha espresso la speranza che sia proprio la loro generazione a “rifiutare l'idea della guerra come mezzo normale per risolvere i conflitti”. Ha ricordato una conversazione avuta negli anni Ottanta del secolo scorso con un anziano tedesco. Quando il cardinale gli fece notare quanto straordinariamente la Germania si fosse ripresa dopo la Seconda guerra mondiale, il suo interlocutore rispose che quei decenni rappresentavano i primi cinquant'anni di pace nella storia tedesca, aggiungendo che è proprio la pace a rendere possibile lo sviluppo della società.

“La guerra può distruggere in un istante cinquant'anni di pace, mentre costruire la pace richiede molto tempo e molta pazienza”, ha concluso il porporato, invitando i giovani a risvegliare il mondo dalla “amnesia sul prezzo della guerra” e a testimoniare con la loro vita di non voler vivere in un'epoca nella quale la guerra torni a essere socialmente accettabile.

L’incontro a Rijeka con Cupich e Német

Questa sera, 14 luglio, alle 20, nella sala conferenze dell’Arcivescovado di Fiume, Cupich sarà protagonista di un incontro pubblico sul tema dei MTM 2026, insieme al cardinale Ladislav Német, arcivescovo di Belgrado (Serbia) e vicepresidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa (CCEE), moderato dalla giornalista Morana Kasapović.

 

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14 luglio 2026, 10:02