RD Congo, l'impegno delle religiose contro il traffico di esseri umani
Federico Piana - Città del Vaticano
Quando a Kinshasa piove, il prezzo dei biglietti dell’autobus sale. Può anche triplicare. La gente deve andare a casa e se può preferisce pagare che farsela a piedi sotto un temporale. Ma in un giorno piovoso accade il contrario. Un autobus propone il biglietto a prezzo scontato. La gente, in massa, sale senza pensarci due volte. L’autobus parte ma stranamente non fa fermate: un passeggero tenta di scendere e viene freddato a colpi d’arma da fuoco. È una trappola, i passeggeri vengono portati in un campo fuori mano e di loro si perde ogni traccia. Una donna, che riesce a scappare con la complicità di un rapitore, torna in città e racconta tutto a suor Loredana Dalla Libera, missionaria comboniana, arrivata nella capitale della Repubblica Democratica del Congo nel 2023 ma presente nel Paese africano ormai da dieci anni.
Tecniche collaudate
«Questo episodio è accaduto l’anno in cui ho messo piede per la prima volta in città. In molti mi avevano già avvertito di non salire su autobus con i finestrini sani» racconta la religiosa al nostro giornale. E c’è un motivo: a Kinshasa la povertà estrema non permette di cambiare i finestrini quando si rompono e questo può essere un vantaggio perché se c’è qualche rischio puoi sempre saltare giù o chiedere aiuto. L’autobus dei rapitori aveva i vetri sani. E oscurati. Dove sia stata portata quella gente Dalla Libera non lo sa. Ma sa che questa è una delle tecniche collaudate e frequenti che i gruppi criminali usano per alimentare la tratta di persone. Come coordinatrice a Kinshasa di Talitha Kum — la rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone promossa dall'Unione internazionale delle superiore generali — la missionaria di origini italiane cerca di salvare le vittime strappandole da un giro che ogni giorno si fa sempre più grande.
Categorie a rischio
In un rapporto del Dipartimento di Stato Usa pubblicato nel 2025, la Repubblica Democratica del Congo viene indicata come Paese di origine, transito e destinazione della tratta di esseri umani. Donne, ragazze, bambini, sfollati interni, persone che vivono nelle aree di conflitto, comunità intorno ai siti minerari vengono considerate come categorie particolarmente vulnerabili, destinate ad essere possibili prede.
Truffe studiate
Anche se dal 1984 la Repubblica Democratica del Congo non effettua un censimento generale della popolazione, le Nazioni Unite stimano che gli abitanti di Kinshasa abbiano toccato quota 18 milioni. Tra loro, spiega la suora, ci sono tantissimi giovani la cui aspirazione è quella di andare all’estero a studiare. Ed è qui che si inserisce il meccanismo della truffa delle borse di studio. «Una mattina, due studenti che sarebbero dovuti partire per il Canada, dove avrebbero dovuto trovare ospitalità presso una famiglia, ascoltano a scuola la conferenza di una nostra consorella su come difendersi dai pericoli della tratta. Tornano a casa preoccupati e la loro mamma, che aveva ottenuto per loro una borsa di studio da un’agenzia, si precipita a parlare con quella suora la quale scopre, con la collaborazione delle forze dell’ordine canadesi, che all’indirizzo dove avrebbero dovuto alloggiare i figli della donna c’era un giro di sfruttamento della prostituzione giovanile». Salvati in tempo dalla rete di Talitha Kum. Cosa non sempre possibile, anzi. Consultando il Trafficking in persons report 2025 si scopre che, nell’anno precedente alla pubblicazione, il governo congolese ha registrato una diminuzione delle indagini e dei procedimenti giudiziari relativi alla tratta di persone e messo in evidenza che le indagini investigative risentono anche del conflitto in corso nell’est, della mancanza di risorse e della diffusa corruzione.
Nel cuore della guerra
Nel Nord e Sud Kivu e nell’Ituri, cuore dell’annosa guerra congolese, ad alimentare la tratta con l’arruolamento forzato di minori sono i gruppi armati non statali. Che entrano di notte nei villaggi e agiscono senza pietà, rivela suor Dalla Libera: «Violentano, uccidono. Poi prendono con la forza i bambini e le bambine e li portano via». La religiosa confida di aver conosciuto due di questi ragazzini-soldato in una casa protetta di Kinshasa, dopo che erano stati liberati da un’organizzazione di volontariato. «Un colonnello li aveva rapiti, gli aveva insegnato a sparare e dopo averli usati li aveva venduti ad un altro gruppo rivale. Bambini che resteranno scioccati per tutta la vita». Nel Global report on trafficking in persons 2024 dell’ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine elaborato su dati del 2021 e 2022 — ultimo studio disponibile in ordine di tempo — si legge che nella Repubblica Democratica del Congo i bambini fino allora reclutati con la forza furono 2.000, alcuni di età compresa tra i 9 ed i 10 anni.
Orfanotrofi e centri diurni
Ai trafficanti, i bambini fanno gola. E Kinshasa ne è piena. Molti vivono in strada senza genitori, senza parenti. A prendersi cura di loro, svela la religiosa di Talitha Kum, sono tanti orfanotrofi e centri diurni spuntati come funghi. «Ma è impossibile controllare tutti questi bambini. E le organizzazioni della tratta ne approfittano. Sono sicura che, ogni giorno, ne rapiscono moltissimi».
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