Messico. I vescovi contro la tratta in difesa di migranti, contadini e indigeni Messico. I vescovi contro la tratta in difesa di migranti, contadini e indigeni

Messico, i vescovi: “Migranti, contadini e indigeni fra le principali vittime di tratta"

In un messaggio, la Commissione episcopale per la pastorale sociale denuncia la gravità della nuova forma di schiavitù, ma anche discriminazioni e soprusi soprattutto sui luoghi di lavoro. I crimini favoriti da indifferenza e impunità

Giovanni Zavatta - Città del Vaticano

“La tratta di esseri umani deve essere riconosciuta come una forma contemporanea di schiavitù e come una grave violazione della dignità umana” e “non reagire con fermezza o tollerare in qualche modo queste pratiche significa in una certa misura rendersi complici oggi dei peccati commessi ieri”. La Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, ieri 30 luglio, è stata l’occasione per la Commissione episcopale per la pastorale sociale e per la Caritas nazionale per denunciare ancora una volta le discriminazioni e i soprusi dei quali, in Messico, sono vittime in particolar modo migranti, agricoltori, popolazioni indigene e comunità afro-messicane.

Una piaga aggravata da xenofobia e razzismo

In un messaggio a firma di monsignor Eugenio Andrés Lira Rugarcía, presidente della Pastorale della mobilità umana, e di monsignor José Hirais Acosta Beltrán, presidente della Pastorale dei popoli originari e afro-messicani, si sottolinea che questo crimine colpisce soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione (specialmente le categorie sopra descritte) sotto forma di traffico di esseri umani e di organi per finanziare le attività illecite. Le organizzazioni, inoltre, costringono le vittime a collaborare con i cartelli della droga sotto continue minacce. I trafficanti – scrivono i presuli – assoggettano le persone attraverso la prostituzione e il lavoro domestico nelle zone turistiche e industriali. Xenofobia e razzismo aggravano la situazione di queste popolazioni, ma sono soprattutto la mancanza di protezione statale e l'inazione istituzionale a favorire l'impunità dei gruppi criminali e a facilitare il “reclutamento”. Le vittime patiscono oppressione e coercizione nei luoghi di lavoro, subendo addirittura il “mancato pagamento degli stipendi”, mentre rimangono intrappolate in reti di prigionia.

“Formiamo tutti un’unica famiglia”

Di fronte a tale situazione emerge l’importanza della solidarietà umana, osservano i vescovi, che, citando Genesi, 4, 9, ricordano che la Parola di Dio interpella con la domanda: “Sai dov’è tuo fratello? Conosci le sue condizioni di lavoro?”. La raccomandazione ai cittadini è di rifiutare lo sfruttamento lavorativo, sessuale e domestico in tutte le sue forme e di evitare il consumo di prodotti realizzati con il lavoro forzato nella regione. Per ottenere un cambiamento efficace, tuttavia, occorre da parte delle istituzioni il sostegno alle iniziative di prevenzione, orientamento e protezione. “Formiamo tutti un’unica famiglia”, indica ancora la Commissione episcopale, spiegando che la partecipazione dei cittadini è fondamentale per sradicare questo problema sociale, “la tratta di esseri umani non è invincibile” se le comunità riescono a unire le forze in modo efficace. Da qui l’incoraggiamento a non perdere la speranza, perché insieme, conclude il messaggio, “possiamo sconfiggerla e rendere questo mondo un posto migliore per l’umanità”.

La realtà dei popoli indigeni e afrodiscendenti

In un recente forum intitolato Dov’è tuo fratello? Tratta di esseri umani: un primo sguardo alla realtà dei popoli indigeni e afrodiscendenti, che ha riunito operatori pastorali provenienti anche da Panama, Ecuador, Guatemala e Honduras, è emerso che, in Messico, 45 vittime di tratta su 100 appartengono a comunità indigene. Sfruttamento sessuale e lavorativo specialmente nel settore agricolo (sempre più spesso attraverso false offerte diffuse sui social media), matrimoni forzati, reclutamento di adolescenti per attività criminose, sono i reati più comuni. Nell’ambito del forum è stato proposto di rafforzare il coordinamento tra parrocchie, diocesi, regioni pastorali e conferenze episcopali, di ampliare i processi di formazione degli operatori pastorali e di utilizzare i media digitali come strumenti di sensibilizzazione e denuncia.

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31 luglio 2026, 12:26