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Giovani in piazza a Hyderabad per chiedere le dimissioni del ministro dell'Istruzione Giovani in piazza a Hyderabad per chiedere le dimissioni del ministro dell'Istruzione  (AFP or licensors)

India, proteste degli studenti. I vescovi condannano la repressione della polizia

Gli scontri nella capitale provocano quasi 200 feriti dopo la marcia verso il Parlamento per chiedere riforme scolastiche. La Chiesa e le congregazioni religiose si schierano a fianco dei giovani: “L’uso della forza colpisce lo spirito democratico del Paese. Serve un dialogo urgente”

Davide Dionisi – Città del Vaticano

Alla fine c’è voluto un imponente dispiegamento di forze di polizia per fermare la folla scesa in piazza a New Delhi ed in altre città dell'India per protestare contro l’attuale sistema educativo e chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione, Dharmendra Pradhan. Iniziate il 20 luglio scorso, le manifestazioni hanno fatto registrare almeno 178 feriti, tra studenti e agenti di polizia, raggiungendo il culmine nel momento in cui gli agenti hanno impedito ai manifestanti di marciare verso il Parlamento.

I vescovi: “Profondamente addolorati”

Sulla vicenda sono intervenuti i vescovi indiani che, in una nota diffusa il 21 luglio, si sono detti “profondamente addolorati” per l’intervento della polizia, esprimendo solidarietà agli studenti rimasti feriti o comunque coinvolti negli scontri. I presuli hanno sottolineato che i giovani stavano portando avanti richieste legittime, incentrate sulla responsabilità e sulla necessità urgente di riforme nel sistema educativo, definendo l’uso della forza contro manifestanti pacifici un attacco che colpisce nel profondo lo spirito democratico del Paese.

Sostegno alle riforme

La Conferenza episcopale cattolica dell’India (Cbci) ha ribadito il proprio sostegno alla richiesta di un sistema scolastico trasparente, equo e responsabile, esprimendo vicinanza anche a Sonam Wangchuk, ingegnere, educatore e simbolo del movimento studentesco, che porta avanti da giorni uno sciopero della fame. I vescovi hanno inoltre affermato di seguire con apprensione le sue condizioni dopo il ricovero forzato all’ospedale Safdarjung, da cui è stato poi trasferito al Medanta Hospital di Gurgaon, e hanno invitato le autorità ad affrontare le sue richieste con comprensione anziché con la repressione, chiedendo un dialogo autentico e la tutela dei diritti fondamentali di tutti i cittadini.

I religiosi: “Risposta della polizia sproporzionata”

Al fianco degli studenti anche la Conferenza dei religiosi dell'India (Cri), l'associazione nazionale che riunisce e rappresenta i superiori e le superiore delle diverse congregazioni e ordini religiosi della Chiesa Cattolica in India, che ha definito la risposta delle forze dell’ordine ingiustificata e sproporzionata, ed ha chiesto al governo un impegno concreto per affrontare i problemi del sistema educativo, ricordando che molti dei manifestanti hanno frequentato istituti scolastici gestiti dalla Chiesa. Contestulamente i religiosi hanno invitato i dimostranti a restare fedeli ai principi di non violenza, sollecitando al tempo stesso l’apertura di un’indagine sulle accuse di brutalità della polizia e un percorso di dialogo tra le parti.

Privilegiare il confronto

Anche la Chiesa siro-ortodossa malankarese ha espresso la sua preoccupazione per l’accaduto, sostenendo che una società democratica deve sempre lasciare spazio alla protesta pacifica e ascoltare con sincerità le istanze dei giovani, invitando le autorità a privilegiare il confronto rispetto allo scontro.

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24 luglio 2026, 12:18