L'azione di Talitha Kum contro la tratta di esseri umani L'azione di Talitha Kum contro la tratta di esseri umani

Giornata contro la tratta, suor Venturelli: fenomeno grave e troppo spesso invisibile

In occasione dell’odierna ricorrenza, si conferma l’importanza dell'impegno delle consacrate contro una delle forme odiose di schiavitù contemporanea. La testimonianza della missionaria comboniana, membro della rete internazionale Talitha Kum

Eugenio Bonanata – Città del Vaticano

In occasione dell’odierna Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, torna al centro l'impegno di Talitha Kum, la rete internazionale promossa dall'Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg), presente nei cinque continenti e impegnata nella prevenzione, nella protezione delle vittime e nella sensibilizzazione delle comunità.

Una rete per rompere il silenzio

“L'importanza di questa giornata è far comprendere alle persone che esiste il fenomeno della tratta degli esseri umani”, spiega suor Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana che da anni opera nella rete antitratta. Un obiettivo che, sottolinea, richiede un'informazione corretta e responsabile: “Bisogna leggere, documentarsi seriamente e conoscere questa realtà senza fermarsi a narrazioni superficiali”. Per questo, insieme alle altre religiose e ai volontari, Talitha Kum promuove incontri nelle parrocchie, momenti di formazione e iniziative di prevenzione rivolte ai territori. Un lavoro spesso silenzioso ma fondamentale per aiutare le persone a riconoscere un fenomeno che troppo spesso rimane invisibile.

Le molte forme della schiavitù moderna

La tratta non coincide soltanto con lo sfruttamento sessuale. “Significa rendere le persone schiave”, osserva la religiosa. Le vittime possono essere donne, uomini, bambini o anziani e le forme di sfruttamento sono molteplici: dal lavoro forzato alla prostituzione, dalle spose bambine al traffico di organi, fino all'accattonaggio organizzato. Le religiose hanno iniziato a confrontarsi con questa realtà già negli anni Novanta, soprattutto accompagnando giovani donne provenienti da altri continenti e costrette allo sfruttamento sessuale. Da allora il fenomeno si è trasformato, adattandosi ai cambiamenti sociali e tecnologici.

Criminalità sempre più organizzata

Secondo suor Venturelli, i trafficanti riescono continuamente a modificare le proprie strategie. “Sono furbi e scaltri: quando noi impariamo a intervenire in un ambito, loro ne hanno già inventato un altro”. Dopo la pandemia, racconta, gran parte dello sfruttamento si è spostato dalla strada ad appartamenti privati e piccoli alberghi affittati a ore. Anche quartieri apparentemente tranquilli possono nascondere situazioni drammatiche. La missionaria ricorda episodi avvenuti anche in eleganti quartieri residenziali della capitale e casi di grave violenza che testimoniano quanto il fenomeno sia vicino alla vita quotidiana, pur rimanendo spesso invisibile agli occhi della maggior parte delle persone. La tratta, aggiunge, è strettamente collegata anche alle migrazioni irregolari, che diventano terreno fertile per l'azione delle organizzazioni criminali. “È uno dei maggiori profitti mondiali dopo il commercio delle armi”, osserva.

I giovani al centro della prevenzione

Accanto all'assistenza delle vittime, uno dei pilastri dell'azione di Talitha Kum è la formazione delle nuove generazioni. Ogni anno, in occasione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta dell'8 febbraio, la rete riunisce giovani animatori provenienti dai cinque continenti per costruire percorsi comuni di sensibilizzazione. “Riteniamo fondamentale lavorare con i giovani”, afferma suor Venturelli. Anche in Italia, attraverso collaborazioni con Caritas e altre realtà ecclesiali, vengono organizzati incontri nelle scuole per educare al rispetto della dignità umana. “I ragazzi devono capire che nessuno ha il diritto di sfruttare un'altra persona, per nessun motivo”.

Restituire dignità alle sopravvissute

L'impegno della rete prosegue nell'accompagnamento delle persone che riescono a liberarsi dalla schiavitù. Case famiglia gestite da religiose e laici offrono percorsi di accoglienza e ricostruzione personale, in luoghi protetti e riservati. Il cammino, spiega la missionaria, è lungo e complesso. Molte donne hanno alle spalle violenze subite fin dall'infanzia e anni di soprusi che hanno annientato la loro capacità di reagire. Per questo il recupero richiede il lavoro congiunto di psicologi, assistenti sociali ed educatori, chiamati a ricostruire “la dignità, la libertà e l'identità di una donna libera”. Anche l'accesso alla giustizia rappresenta un passaggio decisivo, perché, ricorda suor Venturelli, “la schiavitù è il contrario della giustizia”.

Piccoli gesti per cambiare la realtà

Nel suo messaggio conclusivo, la missionaria affida a ciascuno una responsabilità concreta. “Guardare le persone negli occhi è una cosa che non facciamo più”, osserva. Eppure proprio da uno sguardo, da un saluto o da una conversazione può nascere la possibilità di intercettare una richiesta di aiuto. Per chi sente nel cuore questa chiamata, conclude, l'impegno contro la tratta diventa “un ministero vissuto con amore”, capace di trasformare ogni storia di liberazione in “un cammino di resurrezione”.

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30 luglio 2026, 12:04