Francia, gli incendi in Gironda Francia, gli incendi in Gironda

Francia e Spagna, le Chiese accanto alle vittime dei devastanti incendi

Una volta superata la crisi immediata, chi ha subito le conseguenze dei roghi estivi dovrà affrontare la dura realtà dell’aver perso tutto. Le comunità ecclesiali dei due Paesi offrono il loro sostegno alle persone coinvolte, accompagnandole nel loro cammino di guarigione interiore

Jean Charles Putzolu e Patricia Ynestroza – Città del Vaticano

Decine di migliaia di ettari di foreste ridotti in cenere, centinaia di migliaia di persone sfollate, migliaia di famiglie che hanno perso casa e ogni avere, distrutti dal fuoco. L’Europa che brucia riguarda soprattutto, oltre all’Italia, Francia e Spagna, devastate dagli incendi, con il timore di ciò che potrà accadere nelle prossime settimane in previsione dell’arrivo di un’altra ondata di caldo.

In Gironda, nel sud-ovest della Francia, il dipartimento più esteso del Paese, si è registrato il rogo più grave degli ultimi 50 anni.  Oltre 220 mila le persone evacuate, 240 le abitazioni distrutte. Drammatica anche la situazione in Spagna dove numerosi sono gli incendi boschivi e dove il bilancio diffuso dalle autorità parla di 75 mila persone evacuate nelle aree di Madrid, Avila, Toledo e nella regione di Castellon.

Il trauma della perdita

Chi ha perso tutto dovrà affrontare anche le conseguenze di un trauma profondo. “Un evento così violento, perdere tutto e vedere tutto bruciare davanti ai propri occhi, vedere la natura scomparire e riapparire in un paesaggio desolato – dice padre Yann Le Lay, delegato della Conferenza Episcopale Francese per il servizio diaconale e la solidarietà - ci ricorda davvero la nostra fragilità e ci ricorda quanto dipendiamo dalla natura”. Nel citare l’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, il religioso ricorda quanto profondamente l'umanità sia connessa alla natura, e quando “questa natura brucia davanti ai nostri occhi e scompare, crea un sentimento di solitudine, quasi di abbandono”. Il trauma è quindi della memoria, poiché si perdono i beni materiali, i ricordi, gli strumenti di lavoro, ci si sente privati della propria storia personale legata al territorio, ma è anche, continua padre Le Lay, “un crudele colpo al progetto di vita, l'interruzione dello slancio, che fa sentire completamente fermi, storditi e incapaci di andare avanti. È qui che la comunità giocherà un ruolo essenziale”.

"Ci sono persone che sentono di aver perso tutto e altre che cercano di aggrapparsi alla speranza", racconta dalla Spagna Alvaro De Juana, portavoce della diocesi di Getafe, mobilitatasi per rispondere all’emergenza degli incendi che stanno colpendo il sud-ovest della Comunità di Madrid, e dove le fiamme hanno costretto all’evacuazione oltre 19mila persone. “Molte di queste sono famiglie migranti – spiega De Juana - vivevano da anni nei comuni a sud di Madrid e ora non sanno quando potranno tornare a casa né cosa riserverà il futuro ai loro figli”.

L’importanza dell’ascolto

Secondo Quintín García, responsabile dei servizi di assistenza alla comunità presso la Cáritas Diocesana de Ávila e coordinatore delle emergenze per la diocesi, ora è soprattutto il momento dell’ascolto, che “si sta rivelando uno dei bisogni più necessari, perché le persone hanno bisogno di sfogarsi ed esprimere l'incertezza che stanno vivendo". L’importanza di ascoltare è ciò su cui insiste dalla Francia anche padre Le Lay: “Sarà molto importante rimanere attenti a tutto ciò che le vittime provano. La Chiesa è un luogo dove la Parola è al centro di ciò che viviamo. Sarà necessario creare spazi di ascolto e di vicinanza, dove si possano discutere anche i bisogni materiali e dove si possano cogliere i segni di sofferenza. L'ascolto può aiutare le persone colpite ad affrontare il momento presente, l'orrore della distruzione della propria casa o dei propri mezzi di sussistenza. È paragonabile al lutto. Richiede tempo e presenza. La Chiesa, attraverso la sua presenza in tutti questi luoghi, in questi villaggi, in queste parrocchie, può offrire veramente vicinanza”.

Il ruolo della Chiesa

Di qui dunque l’ampio ruolo delle Chiese dei due Paesi che si sono attivate per rispondere a ogni sofferenza, per fornire cibo, alloggio, assistenza psicologica e che indicano la necessità di unirsi attorno ai valori dell’ascolto, della solidarietà e della condivisione. La partecipazione, sottolinea padre Le Lay, “è fondamentale. Per molto tempo a venire, avremo bisogno che tutti ricostruiscano i legami, che si riconnettano gli uni con gli altri”.

La vera sfida inizierà una volta terminata l’emergenza, con la ricostruzione che richiederà il sostegno a coloro che hanno perso le case, a chi ha visto svanire i propri mezzi di sussistenza, e con l’affrontare l'impatto economico che costringerà molti residenti ad abbandonare definitivamente i loro luoghi natali.

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29 luglio 2026, 13:58