Da trekker a pellegrino, sul Cammino dei Protomartiri francescani
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Lo zaino sulle spalle è immagine di ciò a cui spesso non si riesce a rinunciare. Prima della partenza è difficile separarsi dagli oggetti che accompagnano la quotidianità. Tutto sembra indispensabile. In cammino, la prospettiva cambia. Il peso, chilometro dopo chilometro, rallenta il passo e ci si accorge che a volte il superfluo supera di gran lunga il necessario.
È una delle immagini più efficaci con cui Alessandro Corsi, tra gli ideatori del Cammino dei Protomartiri francescani e autore della guida Il Cammino dei Protomartiri francescani (Edizioni Terra Santa), racconta un'esperienza che va ben oltre il trekking. "Lo zaino deve essere la tua casa per quei sei giorni di cammino. E riesci a capire quali sono le cose importanti e quello che è superfluo nella vita".
Sulle orme dei primi martiri francescani
In un tempo segnato dalla fretta, il pellegrinaggio diventa un invito a rallentare, a ritrovare un ritmo più umano e a lasciare spazio all'essenziale. È lo spirito che anima il Cammino, un tragitto ad anello di sei tappe che attraversa l'Umbria meridionale, toccando Terni, Stroncone, Calvi dell'Umbria, Narni e San Gemini
L'itinerario ripercorre le terre natali dei primi cinque martiri dell'Ordine francescano – Berardo da Calvi, Ottone da Stroncone, Pietro da San Gemini, Accursio e Adiuto da Narni – inviati da san Francesco nel 1219 a predicare in Marocco e uccisi l'anno successivo. Il loro martirio ebbe una conseguenza destinata a segnare la storia della Chiesa: la testimonianza dei cinque frati fu talmente eloquente da portare il canonico agostiniano Fernando di Lisbona ad abbracciare il francescanesimo, divenendo il futuro sant'Antonio di Padova.
Un cammino che cambia il passo e lo sguardo
Ideato nel 2010 e inaugurato nel 2015, il Cammino dei Protomartiri francescani è ancora poco conosciuto rispetto ad altri itinerari, ma custodisce un patrimonio naturalistico, artistico e spirituale di straordinaria ricchezza.
Sentieri nei boschi, antiche abbazie, eremi francescani e borghi ricchi di storia accompagnano il pellegrino in un percorso che è anche un esercizio dello spirito.
"Durante il cammino riesci a riscoprire un ritmo lento, che ti permette di fare anche un esame dentro te stesso", racconta Corsi. "Ti accorgi di com'è la vita: c'è il giorno che c'è il sole, c'è il giorno che piove, c'è la salita, c'è la discesa. È quello che avviene nel quotidiano".
Lo zaino e l'essenziale
Per affrontare le sei tappe serve anche una preparazione fisica. Lo zaino diventa la casa del pellegrino per quasi una settimana e, proprio per questo, si trasforma in una piccola scuola esistenziale. Portare sulle spalle tutto ciò che serve per sei giorni costringe infatti a confrontarsi con una domanda semplice ma decisiva: di che cosa ho davvero bisogno?
La contemplazione del creato, tanto cara a san Francesco, si intreccia così con quella dei luoghi attraversati: dalle rovine dell'Abbazia di San Benedetto in Fundis al Sacro Speco di Sant'Urbano, dalla Romita di Cesi ai conventi francescani che accolgono i pellegrini al termine delle tappe. Ogni sosta fornisce occasione di silenzio, incontro e preghiera.
Quando il turista diventa pellegrino
La guida accompagna il camminatore con mappe, indicazioni pratiche, approfondimenti storici, artistici e spirituali. Ma il suo obiettivo è soprattutto quello di aiutare il lettore a vivere il cammino come un'esperienza interiore.
Per questo, conclude Corsi, il percorso è aperto a tutti. "Molte volte si parte da turista e si arriva a pellegrino". È forse questa la sintesi più autentica del Cammino dei Protomartiri francescani: un itinerario che attraversa l'Umbria, e in molti casi il cuore di chi sceglie di mettersi in cammino e aprirsi alla possibilità di una conversione interiore.
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