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Un momento della messa finale dell'assemblea della Fabc svoltasi a Jakarta Un momento della messa finale dell'assemblea della Fabc svoltasi a Jakarta

I vescovi in Asia per una Chiesa sinodale che sia costruttrice di ponti

Nel messaggio finale dell'assemblea plenaria tenutasi a Jakarta, in Indonesia, la Federazione delle conferenze episcopali asiatiche esorta ad abbattere muri e divisioni - Per abbracciare "la ricca diversità delle nostre culture e dei nostri popoli" serve "una continua conversione sinodale"

Giovanni Zavatta - Città del Vaticano

Ponti di fiducia e dialogo «laddove altri erigono muri di sospetto»; ponti di pace «laddove violenza e conflitti dividono le comunità»; ponti di compassione «laddove i poveri, i vulnerabili e gli esclusi anelano alla dignità»; ponti di speranza «per i giovani che cercano un senso in mezzo ai rapidi cambiamenti sociali e tecnologici, alla frammentazione globale e alla crisi ecologica che minaccia la nostra casa comune». Nel messaggio conclusivo dell’assemblea plenaria della Federazione delle conferenze episcopali asiatiche (Fabc), svoltasi a Jakarta, in Indonesia, dal 20 al 26 luglio, i vescovi sottolineano in vari passaggi che la Chiesa in Asia è chiamata a essere «un ponte e a costruire ponti» attraverso «una continua conversione sinodale, abbracciando la ricca diversità delle nostre culture e dei nostri popoli». La preghiera è che Cristo, «il Ponte vivente», possa «renderci strumenti di connessione e riconciliazione affinché tutti i popoli possano scoprire in Lui la pienezza della vita».

Un cammino di conversione orientato alla missione

L’obiettivo è camminare insieme «con la sicura speranza di vedere cose più grandi» (il riferimento è a Giovanni, 1, 50, e alla promessa fatta dal Signore a Natanaele). Lo strumento per raggiungerlo è la sinodalità che, si legge nel messaggio, «non è semplicemente un metodo di collaborazione ma soprattutto un cammino di conversione orientato alla missione: prima di trasformare le nostre strutture, trasforma i nostri cuori; prima di rinnovare le nostre istituzioni, rinnova le nostre relazioni». Tale concetto è stato ripreso dal cardinale presidente della Fabc, Filipe Neri António Sebastião do Rosário Ferrão, nell’omelia della messa celebrata al termine dell’assemblea: «La sinodalità — ha detto — deve condurre la Chiesa più vicina a Gesù Cristo e portare frutto in azioni concrete, non semplicemente in documenti, strutture o programmi pastorali». Il porporato, nella cattedrale di Jakarta, ha esortato vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici a far sì che questa settimana di preghiera, discernimento e dialogo si traduca in un rinnovato impegno missionario in tutta l’Asia. E il cammino sinodale trova il suo vero significato solo quando conduce le persone all’incontro con Cristo e con gli altri, evidenziando il valore dell’ascolto che «va oltre le Scritture e comprende le voci di coloro che spesso vengono trascurati, in particolare i poveri, i giovani, i migranti e quelli che vivono ai margini della società».

Tante sfide nel continente asiatico

Tra le sfide continentali elencate nel documento finale i presuli indicano la polarizzazione, il crollo delle istituzioni globali, la cultura del potere, il rapido cambiamento tecnologico, la migrazione, il degrado ecologico, la riduzione degli spazi democratici e le crescenti disuguaglianze sociali ed economiche. Non solo «ostacoli da superare» ma anche «opportunità per una rinnovata testimonianza missionaria» della Chiesa invitata a incarnare il Vangelo «in modo più autentico» attraverso l’educazione, il dialogo interreligioso, l’ospitalità, la cura della casa comune e un impegno più profondo per la dignità umana e la solidarietà.

Il clericalismo come ostacolo alla comunione

Ma la Federazione delle conferenze episcopali asiatiche segnala un ulteriore problema, tutto interno alla Chiesa, quello del clericalismo: esso «può ostacolare la comunione, la partecipazione e la corresponsabilità tra tutti i battezzati». E questo «ci chiama a una conversione pastorale e sinodale continua, promuovendo una cultura dell’ascolto, del discernimento condiviso e della leadership di servizio». Essere «ponti e costruttori di ponti», appunto, in un continente «benedetto da antiche civiltà, da grandi religioni e popoli giovani». Gesto concreto, «potente simbolo della nostra vocazione» è stato quello di percorrere, durante i lavori della plenaria, il “Tunnel dell’amicizia” che a Jakarta collega la cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione alla moschea Istiqlal. Gesto che ha ricordato «ancora una volta che la nostra fede ci chiama a costruire ponti, non barriere».

Da Leone XIV impulso all'impegno ecumenico

Nel messaggio inviato alla Fabc, Leone XIV ha osservato che una comunione più forte tra le Chiese locali è essenziale affinché la Chiesa in Asia possa adempiere alla sua missione di costruttrice di ponti in società culturalmente e religiosamente diverse. I vescovi lo ribadiscono nel documento finale: «Torniamo a casa ispirati a diventare una Chiesa sinodale missionaria che ascolta profondamente, apre le porte, supera i confini e accompagna tutte le persone con umiltà e speranza». Un impegno a camminare insieme in modo ecumenico, «con le religioni e le culture nostre vicine, riconoscendole come compagni di pellegrinaggio alla ricerca di verità, giustizia, pace e cura della nostra casa comune».

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27 luglio 2026, 11:51